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Manovra Monti, il giudizio delle associazioni cattoliche

Preoccupazione per la ricaduta sulle famiglie, richieste di modifica per una maggiore equità. Il mondo cattolico toscano aveva guardato all'esecutivo Monti con fiducia. Consapevole che il momento era drammatico, non solo per l'Italia, ma per l'intera Europa e che misure urgenti, anche dolorose erano necessarie. Ma da quella squadra di «tecnici» si aspettavano di più.Ecco il giudizio sulla manovra dei responsabili toscani di Mcl, Acli, Forum delle famiglie e Compagnia delle Opere.

Parole chiave: regioni (5), province (59), comuni (152), governo (250), associazioni (260), cattolici (279)
Manovra Monti, il giudizio delle associazioni cattoliche

di Claudio Turrini

Preoccupazione per la ricaduta sulle famiglie, richieste di modifica per una maggiore equità. Il mondo cattolico toscano aveva guardato all'esecutivo Monti con fiducia. Consapevole che il momento era drammatico, non solo per l'Italia, ma per l'intera Europa e che misure urgenti, anche dolorose erano necessarie. Ma da quella squadra di «tecnici» si aspettavano di più. «Abbiamo colto l'alta qualità delle persone chiamate a ricoprire la carica di ministro tra i quali Lorenzo Ornaghi, Corrado Passera e Andrea Riccardi, tutti e tre intervenuti al Seminario di Todi – osserva Diva Gonfiantini, presidente regionale Mcl –. Ci aspettavamo però più coraggio con azioni rivolte a scardinare il sistema delle corporazioni e a ridurre drasticamente gli sprechi della politica». Delusa la presidente Mcl si dice anche «dalle scelte operate sulla previdenza; non avere avviato da subito un confronto a tutto campo con le organizzazioni sindacali è nello specifico una scelta politica gravissima. Nella manovra mancano, inoltre, riforme strutturali per ridurre una struttura pubblica esorbitante e costosa, e soprattutto nel campo delle liberazioni, delle professioni tutte e anche dei servizi pubblici locali. Insomma sarebbe stata auspicabile una manovra severa nei confronti di lobby e corporazioni e non punitiva per lavoratori dipendenti e pensionati».

Cambiamenti urgenti che «pur mantenendo invariato il saldo finale, introducano elementi di maggiore equità» li chiede anche Federico Barni, presidente regionale delle Acli, che pure riconosce che «quella varata dal Governo è una manovra molto dura ma necessaria e indifferibile». Adesso tocca al Parlamento: «poiché i sacrifici più forti riguardano le pensioni e le famiglie, si chiede che siano rimodulati tenendo maggiormente conto delle capacità contributiva, che abbiano maggiore progressività, una maggiore incidenza sui redditi più alti e che, a questo fine, venga introdotta una patrimoniale che potrebbe riequilibrare il peso della manovra». Tra gli altri provvedimenti necessari per rendere la manovra più equa, Barni chiede di «rivedere la nuova tassa sulla prima casa considerando il reddito familiare ed il numero dei figli. Le Acli propongono anche di inserire una norma che consenta lo sgravio fino a 5.000 euro l'anno per le spese sostenute dalle famiglie per la manutenzione dell'immobile di proprietà abitato dal contribuente, in modo da attivare un circuito virtuoso, aumentando le attività produttive». La manovra è però carente anche sul fronte della crescita. Servono per le Acli «misure per gli investimenti che ridiano “speranza” e che si inseriscano in un progetto di sviluppo sostenibile a cominciare dagli investimenti per il trasporto pubblico e per le energie rinnovabili». Risorse per finanziare questi provvedimenti potrebbero venire da «misure drastiche per una lotta “seria” all'evasione fiscale».

Anche Barni sottolinea l'importanza di tagliare i costi della politica, cosa «che il precedente Governo aveva più volte promesso, ma attuato col contagocce. Bisogna dunque dare subito attuazione allo “snellimento” delle province, preannunciato dal Presidente Monti cui dovrebbe aggiungersi una sostanziale riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti, il divieto di cumulo di incarichi e un tetto rigoroso  di compensi dei dirigenti pubblici». Questo sarebbe «un segnale forte di coinvolgimento di tutti i cittadini» e favorirebbe «una maggiore coesione nazionale».

Tra i più critici verso il decreto «Salva Italia», il Forum delle associazioni familiari. Il presidente regionale, Gianni Fini, si dice innanzitutto «sorpreso» per «l'assenza di una delega per la Famiglia, pur presente, anche se non proprio efficace, nei due precedenti Ministeri». Ma ancora di più dalla mancanza di «un qualche segnale in favore della famiglia». «Purtroppo sulla famiglia questa manovra non dice una parola, mentre l'equità nei sacrifici non è arrivata, e chi ha figli e carichi di cura vede accrescersi ulteriormente i conti della spesa». In particolare il presidente del Forum sottolinea «l'aumento dell'Iva per l'aliquota del 10%, che peserà sulle voci di spesa irrinunciabili e quindi non riducibili» e l'incremento dell'età pensionabile che «non pone alcuna attenzione alle donne che per mettere al mondo figli e crescerli hanno perduto anni di contributi». A questo proposito il Forum chiede di «riconoscere uno o due anni di contributi per ogni figlio». Infine dito puntato anche sul ritorno dell'Ici sulla prima casa, calcolata rivalutando le rendite catastali dal 105 al 160%. Secondo il Forum è ingiusto perché «non tiene in alcun conto del numero delle persone che vivono nella propria casa». Più in generale il Forum chiede che «il Governo ponga mano alla prevista revisione della normativa fiscale sulla famiglia, assumendo il “Fattore Famiglia” come scala di equivalenza per la determinazione dell'Irpef e procedendo con sollecitudine alla revisione dell'Isee standard in Conferenza Stato-Regioni. Tale indicatore infatti è da tempo considerato superato e penalizzante per le famiglie con figli, e la sua revisione s'impone per una più equa valutazione delle condizioni che consentono l'accesso alle tariffe agevolate dei servizi prestati dagli Enti locali».

Parte da più lontano il giudizio sulla manovra di Francesco Neri, da poco presidente toscano della Compagnia delle Opere. Il decreto predisposto da Monti risponde infatti «ad una crisi che non è solo finanziaria, ma antropologica» e che trae «origine in gran parte da quell'emergenza educativa di cui si parla da anni, che ha espropriato l'uomo a se stesso riducendo – tra le altre cose – lo scopo del lavoro al profitto e l'economia a finanza». Ma può «una manovra economica rispondere da sola ad una crisi antropologica?», si chiede Neri. Entrando nel merito, per la Cdo «mancano ancora misure sul lavoro – rinviate ad una successiva concertazione con le parti sociali – e si è ancora lontani dal rigore nella spesa: la riduzione dei numeri dei componenti delle giunte provinciali e delle authority non sembra eliminare gli sprechi e le inefficienze di una Pubblica amministrazione per molti versi elefantiaca anche a livello periferico». Manca anche un «qualsiasi accenno ad un nuovo welfare sociale che aiuti la flessibilità del lavoro unitamente ai contratti di precariato e all'introduzione dell'apprendistato in vista dei contratti a tempo indeterminato».
«Le misure che detassano l'Irap e il sostegno che con la reintroduzione dell'Ice si vuole dare alle esportazioni – prosegue Neri – debbono essere accompagnate da misure che favoriscano l'internazionalizzazione delle imprese, la loro reale possibilità di accesso al credito, a strumenti che favoriscano la rete tra imprese. Ma se vogliamo accogliere la crisi come provocazione positiva occorre che la responsabilità di ognuno si mobiliti, senza ritenere che una risposta sufficiente possa arrivare solo da chi ha l'onere di guidare il paese. Occorre ritrovare quella fiducia che si fonda sull'esigenza di bene per sé e per tutti proprio del cuore di ogni uomo. Così può nascere una rinnovata fiducia anche nell'imprenditorialità italiana che si è vista infatti nella settima edizione di “Matching”, svoltasi dal 21 al 23 novembre nei padiglioni di Fieramilano», il grande evento per il business di Compagnia delle Opere che ha visto la partecipazione di oltre 2.400 aziende. «La difficile situazione economica e finanziaria che stiamo vivendo – conclude Neri – non deve offuscare le possibilità che il mercato continua ad offrire. Per coglierle, però, è indispensabile poter contare su un sostegno reciproco volto a far compiere all'azienda i cambiamenti di cui ha bisogno. Il clima positivo e di fiducia che si è respirato a “Matching” è stato un aiuto concreto per i molti imprenditori che sono incontrati per impostare il lavoro nel prossimo futuro.

Dall'Impero a oggi la storia infinita delle tasse sui carburanti
di Ennio Cicali

E' un record storico quello degli interventi sui carburanti che nell'ultimo anno hanno registrato cinque aumenti. Ha cominciato il governo Berlusconi con un'accisa per aiutare il cinema (+0,7 centesimi di euro), seguita da un'altra per l'emergenza immigrazione dalla Libia (+ 4 centesimi) e poi per gli aiuti alle popolazioni danneggiate dalle alluvioni in Toscana e Liguria (+1 centesimo). Ultima la cosiddetta salva - Italia  - 9,9 centesimi per la benzina e 13,6 per il gasolio - per la manovra economica del governo Monti. Totale 0,35 euro. Cioè un terzo di euro per sopperire alle emergenze, molte delle quali sono terminate da tempo anche se,  come è ormai noto, in Italia non finiscono mai.

La prima accisa sui carburanti fu introdotta da Mussolini nel 1935 per finanziare la guerra in Abissinia. L'impero finì dopo 5 anni, resiste ancora l'accisa «imperialista».Nel 1956 fu la volta della crisi di Suez (14 lire), poi nel 1963 quella per gli aiuti alle popolazioni del Vajont (10 lire). Altre catastrofi ambientali hanno pesato  sul prezzo della benzina: dall'alluvione di Firenze del 1966 (10 lire), seguita dai terremoti del Belice del 1968 (10 lire), del Friuli del 1976 (99 lire), dell'Irpinia del 1980 (75 lire). Seguirono le missioni in Libano del 1983 (205 lire) e in Bosnia del 1996 (22 lire). Nel 2004 fu necessario reperire fondi per il rinnovo del contratto degli autoferrotranviari (2 centesimi di euro)del 2004. Dal 1° gennaio 2012 in Toscana ci sarà un ulteriore aumento, a seguito della decisione della Regione di imporre un'accisa di 5 centesimi  per trovare i fondi necessari alla ricostruzione dei paesi distrutti dalle alluvioni dei mesi scorsi.

L'aumento è stato fulmineo con l'aggravio delle accise sui carburanti: circa 10 centesimi al litro in più sulla benzina, 13,6 sul gasolio e 2,6 sul Gpl. Ma non finisce qui. L'aumento dei carburanti è destinato a gravare su tutti i prezzi dei prodotti trasportati in un paese come l'Italia, dove l'86% dei trasporti commerciali avviene su gomma. L'aumento dei carburanti, avverte la Coldiretti, rischia di avere un effetto valanga sul prezzo finale dei prodotti. Quanto alla Cia, Confederazione italiana agricoltori, ha calcolato in oltre 3 mila euro il costo in più per ogni impresa agricola per il caro - carburanti. C'è da aspettarsi il rincaro delle merci di largo consumo, alimentari in testa, «mascherato» con gli aumenti dei carburanti. A proposito del prezzo dei carburanti, l'Aduc (l'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) osserva che nel luglio 2008 il prezzo del petrolio era di 147 dollari (93 e al cambio di allora) al barile e il prezzo della benzina di 1,56 e al litro. In questi giorni il prezzo del petrolio è di 99 dollari al barile (più o meno 74 e), quello della benzina di 1,70 e al litro. Considerando il cambio dollaro/euro, rispetto al 2008, il prezzo del petrolio al barile è diminuito di 48 dollari, cioè 19 e. Come mai, si chiede l'Aduc, il prezzo della benzina nel frattempo non è calato? Domanda  che gira ai petrolieri e in particolare all'Eni che è una società a forte capitale pubblico, che estrae, trasporta, raffina e distribuisce benzina.

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