Toscana

Mediterraneo: 49 rifugiati incontrano Papa Francesco. Le testimonianze di Anosh, Azreakhsh e Joseph

I rifugiati, donne e uomini nati in vari Paesi tra cui Afghanistan, Etiopia, Siria, Somalia, Costa d’Avorio, Eritrea e Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Gana e Mali, hanno alle spalle storie molto particolari e una ‘nuova’ vita a Firenze, città che li ha accolti e inseriti nei percorsi di accoglienza e integrazione.

I rifugiati presenti all’incontro con il Santo Padre sono inseriti nei percorsi di accoglienza e integrazione con la Fondazione Solidarietà Caritas, dalla Diaconia Valdese, dall’associazione Cinque pani e due pesci e dalla cooperativa sociale Il Girasole. Le 49 persone sono state ‘scelte’ per la loro diversa esperienza di accoglienza in città.

«Incontrare papa Francesco è una bellissima opportunità. – dice Sara Funaro, assessora all’educazione e welfare del comune di Firenze – Noi lo viviamo come un momento unico ma anche come momento per far vedere quello che è il percorso delle accoglienze che avviene nella nostra città. Per questo insieme alla Caritas abbiamo scelto delle famiglie che potessero essere rappresentative delle realtà che operano quotidianamente per l’accoglienza».

Joseph ha 28 anni e viene dalla Nigeria. Dopo aver trascorso sei mesi in carcere in Libia è arrivato in Italia e qui è rinato. Oggi sa bene l’italiano, lavora per Caritas e nonostante sia rimasto orfano, non si sente affatto solo. Anosh e Mohammad Azreakhsh sono arrivati a settembre dall’Afghanistan. Mohammad Azreakhsh è qua con la moglie e due figli di 1 e 5 anni, regolarmente iscritti a scuola. In Afghanistan Mohammad Azreakhsh era un tecnico informatico, mentre la moglie lavorava come attivista per i diritti umani e si occupava soprattutto di attività volte a favorire la costruzione della pace. Per adesso Amazar sta svolgendo volontariato all’università europea come tecnico informatico e insieme alla moglie segue corsi di italiano per riuscire ad imparare bene la lingua e poter un giorno ritornare a fare il lavoro che facevano prima. Anosh invece è arrivato in Italia con la moglie Rea, incinta, le loro due bambine e il cognato.

«Io sono, anzi ero un medico specialista in chirurgia pediatrica – dice Anosh – mentre mia moglie era un attivista per i diritti umani. Quando c’è stata la presa dell’Afghanistan da parte dei talebani mia moglie è stata sottoposta a varie minacce e quindi siamo dovuti scappare. Ci troviamo bene qua in Italia, le bambine vanno a scuola e ora stiamo aspettando il terzo figlio che nascerà a marzo. Devo ringraziare Caritas che ci sta dando una grandissima mano e ci sta aiutando in tutto quello di cui abbiamo bisogno». «A papa Francesco vorrei chiedere di fare in modo che mai nessun governo riconosca quello talebano, perché i talebani sono solo un gruppo terroristico e violento. Il mio sogno invece è quello di poter tornare a fare il medico. Nella mia vita ho studiato per questo lavoro 23 anni e per me sarebbe difficile imparare a fare altro. Anche se ci sarà bisogno di studiare di più o di fare dei corsi di aggiornamento spero nel mio futuro di poter tornare ad essere un medico. È quello che io ho promesso a me stesso: un giorno, non importa dove, io continuerò a fare il dottore».

“Le quarantanove persone che incontreranno Papa Francesco domenica – ha spiegato il direttore di Caritas diocesana Riccardo Bonechi – sono famiglie e singoli che conosciamo da diversi anni, sia come Caritas, ma anche assistite dalle altre realtà del territorio fiorentino che fanno parte della Consulta delle attività caritative. Sono profughi e migranti che hanno già fatto un percorso di inserimento nella realtà cittadina e provengono da vari Paesi, soprattutto dalle coste del Mediterraneo”. “Le loro sono testimonianze significative di inclusione e accompagnamento all’interno della nostra città – ha continuato -. Qui queste persone hanno trovato una casa, un lavoro seppure con le difficoltà che purtroppo rimangono per la loro storia di migranti. Sono soprattutto nuclei familiari quelli che il Papa incontrerà, abbiamo voluto dare una rappresentanza geografica, ma anche spirituale, sono persone di diverse religioni”.