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Mps: l'Arcivescovo di Siena, «l'idolo finanziario ha fatto perdere il senso del limite»

La finanza ha «drogato» la vita «politica e sociale» di Siena che è stata esposta al «ludibrio» anche internazionale. Lo ha detto l'arcivescovo monsignor Antonio Buoncristiani partecipando alla Festa della Polizia Municipale. «Dobbiamo riscoprire - ha detto - un protagonismo sociale e politico capace di servire autenticamente il bene comune di questo nostro territorio»

Parole chiave: mps (40), monte dei paschi (51)

Il 12 febbraio, celebrando l’Eucaristia nella Cappella del Palazzo Comunale, in occasione della Festa della Polizia Municipale, l'arcivescovo di Siena Antonio Buoncristiani in un tempo di crisi particolarmente duro per la Città di Siena, non potendo mancare di sentire il collegamento storico con i momenti più difficili della storia ha invitato a nutrirsi di speranza, sentendosi tutti responsabili nella necessità di «ricostruire» la nostra vita su valori più stabili di quelli che ci hanno deluso.

Riferendosi a quanto sta avvenendo a Siena ha sottolineato come «l’attuale crisi economica - specie nella nostra Città per i brutti fatti che ci hanno esposto al ludibrio addirittura internazionale - si presenta ormai come un baratro in cui sta precipitando l’intera struttura sociale che ci siamo costruita in questi ultimi 30-40 anni. Assieme ad un evidente malessere e alle dure critiche rivolte alle responsabilità del passato, emerge il pesante disagio di chi fa fatica ad individuarne le vie d’uscita per non restarne schiacciati. Le notevoli disponibilità finanziarie, specie in questo ultimo decennio, hanno come "drogato" quasi per intero (senza troppe distinzioni), la nostra vita politica e sociale, alimentando l’illusione dell’idolo finanziario, facendoci perdere il senso del limite e l’importanza fondamentale di investire soprattutto per il futuro nella prospettiva dell’occupazione lavorativa e in quei beni storico-artistici che sono la nostra risorsa più significativa, e ciò con la partecipazione attiva di tutte le componenti sociali, al di là di ogni possibile arbitrio in mano a chi ne poteva disporre. Ne sono stati penalizzati i più rilevanti aspetti sociali e politici con il risultato di esserci caricati di un pesante debito che - purtroppo anche in prospettiva futura - ha paralizzato ogni possibile investimento per tempi che oramai intravediamo in tutta la loro cruda realtà».

«Dobbiamo riscoprire - ha aggiunto l'arcivescovo - un protagonismo sociale e politico capace di servire autenticamente il bene comune di questo nostro territorio che continua a possedere risorse più significative e stabili di quelle solo finanziarie. Dobbiamo saper investire in "beni relazionali" che sono la prima possibile risorsa per uscire più forti da un sistema economico che ha pensato che tutto possa essere comprato e venduto con il denaro. Ne potremo ricavare anzitutto un aumento di fiducia, nel vedere aumentare in qualità i rapporti sociali di mutua collaborazione, creando un clima meno conflittuale ma piuttosto di sobrietà e di reciproca solidarietà, rendendoci conto che è proprio questo scambio di relazioni a rendere più umana e soddisfacente la vita sociale».

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