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Niente piogge, Toscana senz'acqua

E' vero allarme. Le piogge autunnali e invernali sono sparite. Il gelo non ha migliorato la situazione. I report, gli appelli, gli allarmi si rincorrono. Negli ultimi 30 giorni, nell'anno in corso, è piovuto il 25% in meno di quello che è successo un anno fa e il 20% di quello che è successo due anni fa. Se poi si prende come riferimento gli ultimi 90 giorni è piovuto il 50% in meno del 2011 e il 34% in meno del 2010. Il Lamma – il Laboratorio che in toscana tiene sotto controllo le precipitazioni – dice che anche il mese di gennaio è stato «decisamente secco» in tutta la regione.
DI SIMONE PITOSSI

Parole chiave: siccità (11), agricoltura (138), maltempo (267)
Niente piogge, Toscana senz'acqua

di Simone Pitossi

E' vero allarme. Le piogge autunnali e invernali sono sparite. Il gelo non ha migliorato la situazione. I report, gli appelli, gli allarmi si rincorrono. Negli ultimi 30 giorni, nell'anno in corso, è piovuto il 25% in meno di quello che è successo un anno fa e il 20% di quello che è successo due anni fa. Se poi si prende come riferimento gli ultimi 90 giorni è piovuto il 50% in meno del 2011 e il 34% in meno del 2010. Il Lamma – il Laboratorio che in toscana tiene sotto controllo le precipitazioni – dice che anche il mese di gennaio è stato «decisamente secco» in tutta la regione. I «cumulati mensili» di tutte le province sono stati «tra i 10 e 30 millimetri a fronte di una media di circa 60-100». I dati peggiori dicono -90 millimetri a Pistoia, -84 a Massa e -82 a Lucca.

L'Autorità di Bacino dell'Arno sostiene che questa situazione è a «un livello preoccupante» che diventa di estrama gravità nelle Province di Pistoia e di Prato «dove l'indice tocca il livello massimo di “eccezionalmente secco”». Come detto anche le recenti e pur abbondanti nevicate non hanno modificato sostanzialmente il quadro di siccità, considerando che di norma ad ogni 10 cm di neve corrisponde un apporto di pioggia pari a circa 1 cm, e dunque anche i 100 cm di neve registrati come punta massima in zone localizzate del territorio regionale, hanno contribuito abbastanza poco al raggiungimento del valore atteso di piovosità media.

Per questo la situazione degli invasi toscani è drammatica. L'invaso di Bilancino (nella foto), che ha un volume massimo di 69 milioni di metri cubi di acqua, si trova al momento a 36 milioni, l'invaso di Montedoglio, da un massimo di 72 milioni, al momento è a quota 29 milioni con soli 19 milioni utilizzabili; l'invaso di Cerventosa (Cortona) è esaurito da dicembre, all'invaso di Astrone (Chianciano) rimane acqua per soli 3 mesi e l'Arno ha un deflusso sostenuto quasi esclusivamente dai rilasci da Bilancino Levane e La Penna.

Andando ad analizzare la situazione di Bilancino si vede che oggi l'invaso è al livello di 244,69 metri sul livello del mare: in questo periodo nel 2009 e 2010 Bilancino era al livello 250 equivalente a 60 milioni di metri cubi invasati e di norma il suo livello dovrebbe essere 69 milioni di metri cubi. Tradotto: Bilancino è dimezzato. E peggio di Bilancino stanno tutte le risorse locali, dalle falde ai pozzi ai fiumi e ai torrenti, che sono secchi, praticamente azzerati. A questo punto servirebbe una primavera molto piovosa – ma le previsioni non sono confortanti – per evitare una siccità straordinaria in vista dell'estate e del post-estate (fine settembre-ottobre). Per molto piovosa gli esperti intendono che deve piovere regolarmente e a lungo. Insomma, una volta tanto, sarebbe bene che piovesse sul bagnato.

Le azioni della Regione: Un piano di coordinamento e di ottimizzazione
La tabellina di marcia della Regione prevede un nuovo impulso alle opere già finanziate per ridurre i rischi di carenza idrica, un regolamento regionale che ottimizzi l'uso dell'acqua, azioni urgenti per avere una gestione ottimale delle risorse di Montedoglio e un coordinamento delle autorità di bacino, delle Province e dei gestori del servizio idrico integrato per monitorare la situazione. È stata insediata una commissione composta da Regione, Province, Ato, Arpat, Autorità di bacino e gestori che avrà il compito di varare una serie di iniziative per ottimizzare l'uso delle risorse disponibili e monitorare l'evoluzione della situazione. La Regione ha richiesto alle Province di fornire il quadro delle principali concessioni che riguardano gli usi plurimi della risorsa idrica (agricoltura, industria) e ha chiesto ai gestori di aggiornare i piani per l'emergenza idrica (piani che, per quanto riguarda l'ex Ato 4 che comprende Arezzo e parte della provincia di Siena, sono già in atto).

«Qualora perduri l'attuale situazione di scarsissima piovosità – commenta l'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini – oltre che gestire e coordinare gli interventi, dovremmo assumere decisioni per razionalizzare le residue risorse idriche in tempi congrui. Dato poi che la riduzione della piovosità è l'effetto dei cambiamenti climatici, stiamo comunque sviluppando politiche di adattamento oltre che di contrasto».

I geologi: Il problema? La Toscana non conosce di quanta acqua dispone
Occorre una gestione più oculata della risorsa idrica e una conoscenza della quantità di acqua che la Toscana dispone, occorre una gestione razionale delle acque, occorrono investimenti di conoscenza prima ancora di infrastrutture. Maria Teresa Fagioli, presidente dell'Ordine dei Geologi della Toscana, attacca: «Buon senso vorrebbe che ogni volta che si parla di limitazione dell'uso dell'acqua, come nelle emergenze idriche, si sapesse bene dove e quanta acqua abbiamo nelle falde, e magari anche di che qualità. Purtroppo però, le acque sotterranee hanno il brutto difetto di non essere visibili. Per il loro studio, anche solo qualitativo, sono necessari strumenti tecnico scientifici raffinati e un impegno conoscitivo approfondito e continuativo per ottenere stime attendibili. E troppo spesso purtroppo gli enti pubblici toscani si sono arresi davanti a tali complessità, di qui la mancanza per la nostra Regione di un modello idrogeologico quantitativo, di dettaglio, di tutti gli acquiferi significativi e conseguentemente di un bilancio realistico per le acque sotterranee».

In Toscana non è disponibile una valutazione attendibile e costantemente aggiornata sulla risorsa idrica sotterranea, mentre altre Regioni come l'Emilia-Romagna «sono riuscite ad avere una conoscenza idrogeologica del loro territorio dettagliata e costantemente aggiornata», continua la presidente Fagioli. «C'è da domandarsi come mai le tecniche di quantificazione e studio della risorsa idrica sotterranea non siano applicate dalla stragrande maggioranza dei nostri enti di controllo e di gestione, che preferiscono ancora applicare il solo“principio geometrico”, ovvero usare il solo compasso per tracciare le aree di salvaguardia per i pozzi ad uso idropotabile». Potrebbero essere realizzati nuovi invasi, anche più piccoli di Bilancino, ma soprattutto «non si può che auspicare che, insieme agli improcrastinabili interventi di monitoraggio, riparazione e manutenzione di quel colabrodo che è la rete di distribuzione acqua potabile, si ponga mano ad un affinamento sistematico di conoscimento e programmazione dell'uso, su oggettive basi scientifiche, della risorsa idrica»

I gestori: Appello contro gli sprechi
A febbraio, in piena emergenza gelo, la produzione d'acqua dell'impianto dell'Anconella a Firenze è cresciuta del 14% rispetto allo stesso periodo del 2010 e del 13% rispetto al 2011. Numeri mai visti. Se la situazione è questa e non ci saranno piogge consistenti si prevedono grossi problemi non solo nelle zone collinari e in quelle zone staccate dal sistema Bilancino-Anconella (che già normalmente soffrono di più in estate) ma anche nelle grandi città con rischio di autobotti e razionamenti. L'allarme arriva da Publiacqua, uno dei gestori del servizio idrico più grandi della Toscana: il territorio di competenza interessa 4 Province (Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo) e 49 Comuni dove abita un terzo della popolazione regionale (circa 1.277.000 abitanti).

«Sparite le piogge autunnali e invernali, speriamo in quelle primaverili – dice il presidente Erasmo D'Angelis –. Ma ormai bisogna sempre più adattarsi al clima che cambia e mettere in campo investimenti in nuove infrastrutture e invasi e campagne per consumi responsabili. Non possiamo più solo dipendere dall'invaso di Bilancino anche in questo inverno, per la prima volta, è pieno a metà». E molto ridotte sono le portate delle risorse locali, pozzi, falde e torrenti. «Anche la neve caduta – continua – soprattutto nell'Alto Mugello non ha portato benefici perché si è sciolta soprattutto sul versante emiliano. L'emergenza ci costringe ad una sovrapproduzione dei nostri grandi impianti, dall'Anconella a Mantignano a Figline e Pontassieve, con erogazione di una quantità d'acqua del 13% in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Dobbiamo far fronte alle tantissime rotture, circa 300 in dieci giorni, e conseguenti perdite d'acqua causate dal gelo su tutto il territorio.

In vista dell'estate con la Regione stiamo predisponendo piani di gestione in emergenza per ridurre i problemi anche nelle grandi città. Con l'Autorità di Bacino dell'Arno monitoriamo costantemente la situazione. Ripeto l'appello ad evitare sprechi e usi irresponsabili dell'acqua potabile – conclude D'Angelis –, bastano piccole accortezze, usiamola per esigenze strettamente potabili, alimentari e igieniche”.

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