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OSTAGGI LIBERATI: SCELLI (CRI), IRACHENI IN FESTA CON NOI

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«Finalmente è finito un incubo. Ad essere felici non siamo solo noi della Croce rossa oggi qui a Baghdad ma anche gli iracheni che vengono appositamente nel nostro ospedale a festeggiare la liberazione dei tre italiani». Così Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, dalla capitale irachena esprime all'Ansa la grande soddisfazione per la libertà ritrovata dei tre ostaggi italiani. Molto presto, già forse domani, rientrerà in Italia. Quasi due mesi in Iraq (dal giorno successivo al rapimento di Agliana, Cupertino, Stefio) e con uno stato d'animo sollevato, Scelli ricorda il ruolo della Cri nella vicenda («sapevamo che potevamo favorire il rilascio attraverso il consenso e l'opinione pubblica e i contatti con esponenti religiosi»), non esprime alcuna amarezza per la consegna mancata («l'importante è il risultato») ma ci tiene a sottolineare: «la grande soddisfazione per avere recuperato il corpo di Fabrizio Quattrocchi. Non ci può essere - ha precisato Scelli - maggiore soddisfazione nell'aver restituito il corpo alla famiglia, quella sì è stata una impresa titanica, direi impossibile. Questa ha dato il grado di consenso sorto intorno alla nostra organizzazione».

«Il silenzio - ha osservato Scelli - ha pagato ed ha permesso a chi doveva lavorare di lavorare». Appena 2 giorni fa, lo stesso commissario straordinario della CRI, in merito alle indiscrezioni su una possibile imminente liberazione degli italiani, aveva infatti rivolto un appello per il massimo riserbo. Dopo la notizia della liberazione, Scelli ha detto di aver parlato telefonicamente con Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, al quale - ha precisato - «ho fatto i complimenti perché è stato un regista straordinario, con umiltà ha gestito una situazione non facile». «Non è importante chi ha portato a casa i ragazzi - ha proseguito Maurizio Scelli - perché è il risultato che conta. La CRI non poteva occuparsi degli ostaggi, non era nostro compito. E le modalità con cui è venuta la deliberazione sgombra ogni campo dai dubbi». Scelli ha ribadito che la CRI «non ha mai trattato con gli ostaggi. Noi potevamo solo favorire il rilascio» ma attraverso il consenso dell'opinione pubblica. «Abbiamo veramente rischiato la pelle. Dove c'era bisogno di noi ceravamo. Sicuramente questo ha contribuito a favorire un clima positivo”.

Il commissario straordinario a capo della CRI ha detto inoltre di non essere stato a conoscenza degli sviluppi della vicenda negli ultimi giorni, ne di avere avuto contatti con la coalizione o con altre forze sul territorio: «avevamo però il sentore, come già detto, che le cose erano positive. Qui in ospedale arrivano 300 persone al giorno, da tutti veniva un dato comune: gli ostaggi stanno bene». Finalmente - ha concluso Scelli - è finito un periodo drammatico, condizionato da una situazione difficile e complicata. Siamo tutti felici, non solo noi ma i tanti iracheni che vengono nel nostro ospedale e festeggiano con noi». (Ansa)

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