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Operazione anticamorra in Toscana, infiltrazioni nell'edilizia e negli appalti. Soddisfazione del Prefetto

Soddisfazione del Prefetto di Firenze per l'Operazione Minerva che ha colpito le attività della camorra in Toscana, ma non solo. In particolare sotto la lente il clan dei Casalesi e le sue diramazioni nelle città di Firenze, Lucca, Pistoia, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna, Roma, Isernia e Caserta.  34 persone indagate, 10 arresti, 8 milioni sequestrati. Attraverso un sistema di fatture false la camorra  riciclava denaro sporco in investimenti nel settore degli immobili e dell'edilizia.

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Il Prefetto di Firenze Alessandra Guidi esprime plauso e soddisfazione per l’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza e dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (Scico), che ha portato all’esecuzione di 34 misure cautelari nei confronti di persone accusate di essere legate al clan camorristico campano dei “Casalesi”.

L’operazione, che ha interessato anche altre province del territorio toscano e nazionale, si inserisce nell’ambito di un’articolata attività di cooperazione tra istituzioni, strumento essenziale per contrastare gli interessi della criminalità organizzata di tipo mafioso che tenta di insinuarsi nell’economia legale e in settori nevralgici del tessuto produttivo.  

“La capacità investigativa e l’impegno della Guardia di Finanza”, ha detto il Prefetto Guidi, “hanno garantito il raggiungimento di importanti risultati in chiave di prevenzione e intervento a tutela della legalità”.

Le indagini  sono partite dagli investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 nella provincia di Siena da persone ritenute vicine alla fazione del boss Michele Zagaria del clan camorristico dei ‘Casalesi’. Secondo quanto emerso dalle indagini, “gli imprenditori edili vincevano la concorrenza per l’appalto dei lavori in modo sleale, perché avevano il vantaggio di non pagare tasse e contributi oltre a pagare in nero i lavoratori”. La Guardia di Finanza, ha scoperto un sistema di false fatturazioni che servivano a coprire cospicui e continui bonifici in uscita dalle aziende di costruzione. I conti corrente di queste venivano poi svuotate da “bancomattisti prelevatori”, persone prossime alla soglia di povertà, alcune dei quali beneficiarie del reddito di cittadinanza, che venivano pagate con una quota del 2-3% sui prelievi effettuati.

Le società indagate erano riuscite a lavorare anche nell’ambito di appalti pubblici. Nessun coinvolgimento da parte delle stazioni appaltanti, risultate tutte estranee ai fatti. Tra i cantieri citati nell’ordinanza,  figurano, tra gli altri, quello per la ristrutturazione del Museo degli Innocenti di Firenze e quello per la realizzazione di un polo didattico universitario a Pisa.

Operazione anticamorra in Toscana, infiltrazioni nell'edilizia e negli appalti. Soddisfazione del Prefetto
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