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Periferie. Grido d'allarme dei sindaci toscani: mancano 206 mln

Dalla riunione convocata stamani a Firenze dal presidente di Anci Toscana con i colleghi sindaci emergono una serie di richieste al governo per la modifica del decreto milleproroghe che ha congelato i fondi per le periferie, in gran parte già impegnati dai Comuni.

L'incontro dell'Anci Toscana sui tagli al fondo periferie (Foto Dire)

«Quello che sta succedendo sul piano periferie è inaccettabile». Matteo Biffoni, presidente di Anci Toscana e primo cittadino di Prato, lo ripete come un mantra prima e durante la riunione convocata a Firenze con i colleghi sindaci per fare il punto sullo stop al bando voluto dal governo Renzi e confermato da quello Gentiloni. Con il congelamento dei circa 1,6 miliardi di euro della seconda tranche del fondo, infatti, in Toscana restano fermi al palo oltre 207 milioni spalmati su tutti i capoluoghi.

«Rompere il rapporto di fiducia tra il governo, le città e i sindaci è inaccettabile». Questa scelta, formalizzata nel via libera al Senato del decreto Milleproroghe, «è assolutamente inconcepibile». Per questo tra i sindaci, toscani e non, «aumentano l'agitazione e la rabbia». Tanto che potrebbe sfociare «in una manifestazione a Roma e c'è chi propone anche di riportare le fasce», rivela Biffoni, rimandando però alle scelte che deciderà di intraprendere Anci nazionale. Così, in vista dell'incontro di questa sera a palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e il presidente di Anci Antonio Decaro, «mi aspetto che cambino idea e che venga confermato il finanziamento di tutti i fondi. Non un pezzo, una parte o una restituzione dello speso, ma tutti. Bisogna che il governo aderisca a questo percorso».

La questione, spiega al tavolo il sindaco di Livorno e fresco vicepresidente nazionale di Anci, Filippo Nogarin, «è politica, ma allo stesso tempo riguarda la tecnica ammnistrativa. Bisogna però trovare una via d'uscita, perché così siamo palesemente in difficoltà. Penso a gare, progetti e programmazione triennale che non possono essere cancellate con un colpo di spugna dall'oggi al domani». L'esponente dei 5 stelle, che preferirebbe scartare la via della battaglia politica per privilegiare il lavoro «del sindacato dei sindaci», si concentra, poi, sull'ammanco su Livorno: 17,8 milioni, praticamente tutti impegnati. In ballo ci sono una decina di progetti, tra cui la riqualificazione del mercato ortofrutticolo, della piazza della Stazione, le terme del Corallo ed edifici di edilizia popolare. Stesse difficoltà ad Arezzo, dove il bando ha dirottato 17,1 milioni. «Otto sono già impegnati, 1,3 già spesi. I progetti esecutivi sono tutti consegnati e siamo pronti a completare le opere nell'arco del prossimo anno», spiega il sindaco Alessandro Ghinelli. Per questo «il governo deve ripensarci. Se poi ci deve essere un punto di caduta che in qualche maniera fa contezza di una parte delle risorse, noi diciamo di privilegiare chi ha già cominciato a lavorare, come noi». Se però il ripensamento non dovesse arrivare, Arezzo, rivela Ghinelli, potrebbe rivolgersi ad un istituto di credito o alla Cassa depositi e prestiti per «chiedere un finanziamento su un credito che abbiamo, visto che si tratta di una posposizione al 2020. Un anticipo rispetto ad una data che comunque ci garantisce il governo». Se tuttavia «non fosse possibile, dovremmo allora rimettere mano al piano delle opere pubbliche, il triennale, e al Dup».

Al coro si unisce anche Firenze, che con il congelamento del piano periferie si vedrebbe stornare 17,8 milioni di euro. Oltre al venir meno dei progetti, spiega alla «Dire» l'assessore al Bilancio Lorenzo Perra, «il Comune ha un secondo problema, forse ancor più grave». Non si tratta solo di rimandare gli interventi al 2020 o al 2021, ma di risolvere anche i problemi di cassa: «Gran parte delle opere, infatti, sono state aggiudicate», e in alcuni casi «la loro realizzazione è già corso». Palazzo Vecchio, in sostanza, ha già impegnato 17,6 milioni dei 17,8 assegnati, «praticamente tutti». Perra, quindi, segnala due problemi: quello «per i privati, le aziende aggiudicatarie dei bandi e che stanno predisponendo i lavori», e quello sui conti. Non avere 17,6 milioni di lavori in corso d'opera «significa trovarli da un'altra parte, cosa abbastanza complicata visto che siamo alla fine dell'anno». Politicamente, conclude Perra, «diciamo che è inusuale così, ad un certo punto, far venir meno impegni presi dallo Stato così e su interventi sacrosanti».

Dall'incontro di stamani è scaturita una proposta di Anci Toscana da presentare al governo, per sbloccare i finanziamenti del bando periferie:  sblocco immediato dei finanziamenti per tutti i Comuni che hanno approvato i progetti esecutivi entro il 15 settembre 2018; certezza delle risorse per i restanti progetti in graduatoria, con l'istituzione di un apposito fondo di rotazione. In particolare, il ricorso al fondo di rotazione permetterà ai Comuni, pur imputando la spesa al 2020, di contare su un'anticipazione dalla Cassa depositi e prestiti, senza ulteriori oneri finanziari.

La proposta, condivisa all'unanimità, è stata trasmessa al presidente di Anci nazionale Antonio Decaro, che questa sera, insieme ad una delegazione di sindaci cui farà parte anche il vicepresidente e primo cittadino pentastellato di Livorno Filippo Nogarin, incontrerà il premier Giuseppe Conte. Obiettivo comune, quello di modificare il testo della norma che blocca i finanziamenti del bando, inserita nel decreto milleproroghe, prima che il provvedimento sia approvato in via definitiva. La norma in questione prevede attualmente il differimento al 2020 dell'efficacia delle convenzioni già sottoscritte da 96 comuni capoluogo, su quanto già disposto dai governi Renzi e Gentiloni e dalle successive delibere del Cipe.

Fonte: Agenzia Dire
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