Toscana

Più di una speranza per Piombino. Rossi incontra Jindal: «Disponibili riapertura area a caldo»

Ed è l’impegno a studiare la riapertura dell’area a caldo di Piombino per tornare in un paio di anni a produrre acciaio. Piano industriale a gennaio, ma intanto disponibilità a riapertura entro Natale del laminatoio con acciaio in arrivo dall’India. Il che potrebbe permettere di riassorbire, opinione dei tecnici, dai 600 ai 700 operai dei duemila che lavoravano all’interno della Lucchini e a cui se ne aggiungevano un migliaio dell’indotto.

Il presidente della Toscana Enrico Rossi ha incontrato stamani a Firenze, nel suo studio a Palazzo Strozzi Sacrati, il presidente di JSW Steel, il gigante indiano dell’acciaio interessato allo stabilimento siderurgico di Piombino. Un incontro lungo quasi un’ora, dalle 10.30 in poi: un incontro riservato, Rossi con due collaboratori e l’imprenditore indiano, che sempre stamani ha incontrato il premier Renzi in prefettura, accompagnato da altri due assistenti. Un incontro positivo, che il presidente della Toscana sintetizza con tre parole: “speranza, impegno e competitività”. “La speranza per Piombino che si riaccende – spiega -, l’impegno e la disponibilità dell’imprenditore ma anche delle istituzioni, disposte a fare la loro parte e offrire l’aiuto chiesto, onorando l’accordo di programma per Piombino firmato ad aprile su cui solo la Regione ha messo da sola 70 milioni, 60 per l’area a caldo. E competitività certo, su cui conveniamo: perché a Piombino deve ripartire la produzione di acciaio ma lo si deve fare anche in condizioni competitive, per farne un centro di riferimento siderurgico europeo. E su questo siamo tutti d’accordo”.

Rossi ammette che non mancheranno discussioni, questioni complesse da affrontare e possibili inciampi. Cita un vecchio proverbio: “non si dice gatto se non ce l’hai nel sacco”. “Siamo solo all’inizio, il lavoro da fare non mancherà – spiega – Ma dalle fase di studio siamo passati a quella dell’impegno e ce n’è abbastanza per farne un sabato felice”. L’altoforno di Piombino era stato infatti spento perché non più produttivo e finora, nel corso della trattativa con il commissario liquidatore, di continuare a produrre acciaio a Piombino gli indiani non avevano parlato. Qualcosa è cambiato. “E il merito, lasciatemelo dire, penso che sia anche di istituzioni che si fanno portavoce di politiche keynesiane, quelle dove lo Stato è un po’ imprenditore” chiosa Rossi al termine dell’incontro con i giornalisti, ringraziando il premier Renzi e il governo per il loro impegno.

Tra le prime domande di Jindal a Rossi una ha riguardato i lavori al porto. “Gli ho confermato, non senza sua meraviglia, che entro ottobre le grandi navi potranno entrare all’interno” racconta il presidente. “L’altra questione su cui si gioca la competitività del sito riguarda l’approvvigionamento energetico: anche a questa chiaramente l’imprenditore era molto interessato”. “Jindal – aggiunge Rossi – si è dichiarato disponibile a studiare l’impiego di parte delle maestranze della ex Lucchini per la ‘ripulitura’ del sito, come già avevano chiesto i sindacati. Gli ho proposto di incontrare i lavoratori e, una volta concluso l’accordo, anche su questo si è dichiarato disponibile”.