Toscana

Povertà in Toscana: Dossier Caritas 2014. Numeri e volti, dati e storie

Sono queste le principali emergenze messe in luce dal Dossier Caritas 2014 sulle povertà in Toscana, presentato stamani a Firenze nella sede della Regione Toscana. Il Dossier raccoglie i dati di 152 centri d’ascolto Caritas sparsi su tutta la Toscana, ai quali nel 2013 si sono rivolte oltre 25 mila persone, la maggior parte donne (il 56%). Gli stranieri sono ancora la maggioranza (il 68,1%) ma è in costante crescita il numero dgli italiani. L’età media è 43 anni. Una persona su cinque è seguita dalla Caritas da almeno sei anni: segno di una preoccupante “cronicizzazione” della povertà.

Alla presentazione hanno partecipato il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro Riccardo Fontana, che è anche delegato della Conferenza episcopale toscana per il servizio della carità, e l’assessore regionale ai servizi sociali Stefania Saccardi. Insieme a loro il Delegato regionale Caritas alessandro Martini e i curatori del Dossier, Massimiliano Lotti e Francesco Paletti.

Le persone che nel 2013 si sono rivolte a uno dei 152 Centri Caritas sparsi in Toscana sono state 25.353: il 6,4% in meno rispetto ai 27.095 registrati nel 2012. Dal 2007 è il primo anno che si assiste a un calo: ma “guai a trarre la conseguenza – scrive il Dossier 2014 – che tale diminuzione derivi da un miglioramento socio-economico delle condizioni di vita delle categorie più vulnerabili e che quindi possa essere considerato una sorta di lumino in fondo al tunnel della crisi”.

La spiegazione fornita da Caritas per questa diminuzione di incontri è duplice: l’aumento di complessità dei problemi, con la conseguente difficoltà ad accogliere nuove situazioni, e una sorta di razionalizzazione avvenuta nella raccolta dei dati.

Ciascuna persona che si è rivolta a un Centro Caritas ha avuto più di 4 incontri (4,16 in media. Il dato sale a 5,2 se si considerano le persone “conosciute”, ossi coloro che sono seguiti da più di un anno) mentre per quanto riguarda la provenienza crescono gli italiani sugli stranieri (ogni italiano effettua 4,72 visite contro le 3,90 degli stranieri).

In merito alla distribuzione territoriale, le Caritas che nel 2013 hanno incontrato il maggior numero di persone sono quelle di Firenze (6.464 pari al 25,5% del totale regionale), seguite da Prato (3.248; 12,8%) e Livorno (9%). Oltre la metà (55,2%) delle persone in complesso seguite sono state incontrate dai Centri dell’area Firenze-Prato-Pistoia; oltre un quarto (28,5%) dai Centri della Toscana costiera centro-settentrionale e circa un sesto (16,3%) dai Centri della Toscana meridionale.

E’ di genere femminile il 56% degli utenti che nel 2013 hanno bussato alle porte di Caritas (14.194 persone): un dato in linea con quello 2012 ma che è lievemente superiore all’incidenza media nazionale (54,4%).

In merito alla provenienza, sono straniere 17.250 persone che hanno chiesto il sostegno delle Caritas nel 2013 (il 68,1% del totale, mentre il dato nazionale si ferma al 61,8%). Ma questa caratteristica – sottolinea il Dossier – è andata (“lentamente ma costantemente”) attenuandosi negli ultimi anni visto che ancora nel 2007 era straniero l’80,1 delle persone chiedenti aiuto. “Questo restringimento della forbice tra italiani e stranieri è verosimilmente da ricollegarsi alla crisi economica degli ultimi sei-sette anni e al lento ma costante scivolamento verso la povertà di fasce crescenti di popolazione italiana, fino a poco tempo fa escluse da questo pericolo”.

L’età media di chi si rivolge a Caritas è 43 anni. Il 47,8% non è coniugato. Chi si dichiara disoccupato è passato dal 74% del 2012 al 76,4 del 2013: l’incremento più significativo – nota il Dossier – dall’inizio della crisi a oggi. A proposito di abitazione, il 63,7% degli utenti ha una casa stabile, ossia vive in un alloggio ERP o in affitto o con genitori o anche in una casa di proprietà: la stabilità abitativa – nota il Dossier – resta certo un argine al diffondersi e acuirsi delle povertà, ma un argine “tutt’alttro che invalicabile”.

Con il termine di “nuovi poveri” il Dossier si riferisce a chi si è rivolto per la prima volta, nel 2013, a un centro Caritas: 10.225 utenti (il 40,3% del totale delle persone incontrate) con una incidenza inferiore all’anno precedente (-6,3%) alla quale fa però da contrappeso l’aumento percentuale delle persone seguite da oltre un anno. Fra i “nuovi poveri” gli italiani sono il 32,1% e gli stranieri il 67,9%. Le comunità straniere più numerose fra i “nuovi poveri” sono Romania (25,3%), Marocco (14%) e Albania (10,8%). La percentuale complessiva di disoccupati sale, fra i “nuovi poveri”, all’80,5%.

Nei cinque capitoli del Dossier 2014 ancora due aspetti: la cronicizzazione della povertà (circa una persona su cinque è seguita in un Centro Caritas da almeno sei anni: “una quota significativa di persone che non riesce a liberarsi dalla trappola dellapovertà”); la marginalità abitativa (il 9,9% di chi ha chiesto aiuto alla Caritas – 1.951 persone – vive in vecchi ruderi e case abbandonate ma anche in auto, treni, roulotte, sale d’attesa, panchine. Il 29,1% di essi è seguito da almeno sei anni e vive dunque in povertà “cronica” mentre il 36,5% ha bussato alle porte Caritas per la prima volta nel 2013).

Il Dossier 2014 sulle povertà (intitolato “Quando disoccupazione e precarietà abitativa spingono ai margini”) si apre con una serie di “fotografie” sui dati nazionali di una Italia sempre più disuguale (nel 2012 un milione e 700 mila famiglie al di sotto della soglia di povertà relativa per un totale di 4,8 milioni di persone cui però si devono sommare coloro che si trovano in povertàassoluta: 1,3 milioni di famiglie per 3,4 milioni di persone). In Toscana (dati 2009) le famiglie in povertà relativa erano 90 mila (il 5,5%): in una ipotetica graduatoria nazionale eravamo quint’ultimi, ma in crescita costante.

“Dietro ai numeri – conclude il Dossier – ci sono volti, persone, incontri e relazioni che diventano un interrogativo pressante per ciascuno di noi: dove sono io per queste persone?”. Citate poi le parole di papa Francesco a Lampedusa nel luglio 2013 sulla “globalizzazione dell’indifferenza”, il rapporto Caritas si dice convinto che il volontariato “abbia veramente un grande contributo da offrire agli enti locali, soprattutto nella individuazione delle emergenze e nella progettazione delle azioni più idonee per la prevenzione e la soluzione dei disagi, scongiurando lo spreco e favorendo la crescita di una cultura che adotti sempre più stili di vita sobri”.

“Fondamentale – scrive in premessa Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione Toscana con delega al Sociale – il ruolo della politica: deve tornare innanzitutto a proporre una sua preminenza nell’azione di lotta al bisogno materiale e alle nuove disuguaglianze sociali partendo dalla centralità della persona”.

Mons. Riccardo Fontana, arcivescovo di Arezzo e delegato fra i vescovi toscani per la Caritas, ricorda come la povertà possa essere “occasione di scelta radicale che rimette al centro chi sta portando le ferite di una crisi sempre più tagliente”.

Massimiliano Lotti, coordinatore progetto MIROD, evidenzia “l’impegno e la dedizione di volontari e operatori Caritas presenti nelle 17 diocesi toscane: è grazie a loro che tante persone e famiglie riescono a trovare un luogo e un tempo dove l’accoglienza e l’ascolto si fanno concreti”.