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Progetto microcredito, i motivi di un «flop»

Un centinaio i finanziamenti erogati per 400 mila euro. Sono i numeri del microcredito sostenuto dalla Regione. Un progetto che doveva essere rivolto soprattutto alle famiglie in un momento di crisi. Soldi che dovevano servire per pagare le bollette e per evitare i pignoramenti. Se andiamo ad analizzare i «numeri» qualcosa non è andato però per il verso giusto. Soprattutto se mettiamo in rapporto i finanziamenti erogati (115) rispetto alle domande approvate (259, più del doppio).
DI SIMONE PITOSSI

Parole chiave: microcredito (15), economia (250), crisi (424), regione toscana (1598), famiglia (461)
Progetto microcredito, i motivi di un «flop»

di Simone Pitossi

Un centinaio i finanziamenti erogati per 400 mila euro. Sono i numeri del microcredito sostenuto dalla Regione. Un progetto che doveva essere rivolto soprattutto alle famiglie in un momento di crisi. Soldi che dovevano servire per pagare le bollette e per evitare i pignoramenti. Se andiamo ad analizzare i «numeri» qualcosa non è andato però per il verso giusto. Soprattutto se mettiamo in rapporto i finanziamenti erogati (115) rispetto alle domande approvate (259, più del doppio).

A far emergere il problema in Consiglio regionale è stato Marco Carraresi. «In un momento di particolare crisi economica – spiega – che colpisce pesantemente famiglie ed imprese, la possibilità di accesso al credito diventa questione urgente e fondamentale. Soprattutto per quelle famiglie che magari avrebbero la necessità di disporre anche solo di poche migliaia di euro per far fronte al pagamento della scadenza di una rata di mutuo per la casa o per il pagamento di qualche bolletta arretrata dell'energia elettrica o del gas per il riscaldamento. Famiglie cosiddette “non bancabili”, che cioè non sono in grado di offrire garanzie alle banche in caso di richiesta anche di prestiti di piccolissima entità, ma che rischiano così di entrare spesso nel giro perverso e terribile dell'usura. Ma che possono però dimostrare di poter assolvere l'impegno di restituzione se aiutate a superare il momento di difficoltà».

Da qui l'idea, un paio di anni fa, della Regione Toscana di istituire un fondo regionale di garanzia finalizzato al microcredito a favore di famiglie in situazioni di momentanea difficoltà. Gli studi a livello regionale avevano infatti dimostrato – prendendo come base l'anno 2009 – che le famiglie toscane non erano riuscite a pagare bollette del gas per 40 milioni di euro, 150 milioni di euro per bollette per lo smaltimento rifiuti o dell'acqua, e i pignoramenti erano saliti in alcune province anche del 15%. La Regione Toscana aveva perciò finanziato il fondo di garanzia con 1.200.000 euro, con la prospettiva dichiarata di attivare «prestiti pari a sette volte la sua entità», cioè crediti potenzialmente concedibili fino a 8 milioni e 400 mila euro.

«Purtroppo però – sottolinea Carraresi – le cose sono andate assai diversamente dalle intenzioni: in quasi due anni di vita del progetto “Microcredito”, su un plafond potenziale di oltre 8 milioni di euro, i contributi alle famiglie sono stati di molto inferiori. E ciò sarebbe tanto più clamoroso in un momento di indubbia difficoltà che avrebbe addirittura dovuto viceversa portare ad un aumento vertiginoso delle richieste da parte di famiglie sempre più in difficoltà. Anzi: sembra che nel corso del 2011 le domande evase non siano state neanche una decina».

Cosa è avvenuto? Perché un progetto che sulla carta sembrava straordinario si è viceversa dimostrato un autentico flop? Non è stato pubblicizzato in maniera corretta perché come sottolineato le domande finanziate sono state solo un paio di centinaia? Oppure i meccanismi burocratici e le procedure di valutazione dei singoli casi – l'istruttoria vien in pratica ripetuta più volte – si sono dimostrati così complessi e ingestibili da rendere di fatto irricevibili la maggior parte delle richieste? «Non è – si chiede Carraresi – che la scelta di depositare il fondo di garanzia presso Fidi Toscana, che è banca di medio termine, anziché un altro organismo, e comunque senza stabilire rapporti più diretti con le singole banche (ben 16, probabilmente troppe) abbia compromesso l'intera operazione? Non è che le banche coinvolte, nonostante gli impegni presi con la Regione Toscana, abbiano poi alla fine preferito indirizzare la loro attenzione verso forme più remunerative di finanziamento?». Tutte domande «alle quali la Giunta regionale – conclude Carraresi – dovrà fornire quanto prima adeguate risposte e giustificazioni, apportando anche tutti i necessari correttivi ad un progetto che, nonostante le buone intenzioni, è ad oggi clamorosamente fallito».

Le risposte dell'assessore Salvatore Allocca sono arrivate. Sul banco degli imputati le lentezze delle banche. «Il progetto – spiega l'assessore regionale alle politiche sociali – risulta completo in quanto intervengono vari attori fra cui il sistema bancario. Questo può comportare dei tempi di attesa maggiori a quelli previsti e la non erogazione del prestito». Per quanto riguarda la valutazione da parte dei centri di ascolto territoriali, secondo Allocca, questa è «fondamentale» in quanto il progetto risponde ai bisogni di persone che «si trovano in momentanea difficoltà economica ma non per questo non sono in grado di restituire piccole cifre mensili». Sul ruolo di Fidi Toscana l'assessore sottolinea come agisca solo come «soggetto gestore del fondo regionale con la funzione principale di emettere polizze di garanzia a corredo delle domande prese in carico dai centri di ascolto e valutate positivamente dai comitati provinciali». E allora che fare per snellire il procedimento e far sì che il finanziamento arrivi a chi ha bisogno? Allocca punta il dito sul sistema bancario «che rappresenta una criticità per l'erogazione dei finanziamenti». Per questo l'assessorato – insieme alla Presidenza – sta «contattando» le banche e ha previsto la «convocazione della cabina di regia regionale in tempi brevi per implementare il progetto».

Carraresi sottolinea infine come in Toscana esistano «esperienze assai più “virtuose”» del progetto in questione, probabilmente da imitare. «Quella ad esempio – spiega – della Fondazione Toscana Prevenzione Usura, una Onlus che collabora con la Regione Toscana, che, in un breve periodo di attività ha consentito a 1650 famiglie toscane di ottenere, in forza delle garanzie dalla stessa prestate, finanziamenti bancari per oltre 67 milioni di euro. Un esempio virtuoso – conclude il consigliere Carraresi – che forse andrebbe quanto prima imitato, anche chiedendone la collaborazione».

La scheda
Il progetto del microcredito è stato realizzato con la collaborazione dell'ANPAS (l'associazione regionale delle Pubbliche assistenze), dell'ARCI, della Caritas e delle Misericordie, e che si poneva l'obiettivo di raccogliere, attraverso una rete diffusa su tutto il territorio regionale di oltre un centinaio di Centri di ascolto, le esigenze delle famiglie in difficoltà economiche e, attraverso un'istruttoria preliminare effettuata da volontari, attivare poi la richiesta di finanziamento alle banche aderenti al progetto (16 in totale) e che avevano sottoscritto con la Regione Toscana uno specifico accordo sui tassi da applicare ai prestiti (nell'ordine del 4/5% annui). Prestiti che potevano al massimo arrivare a 4.000 euro, da rimborsare in 60 rate mensili da 70/80 euro ciascuna. Una cifra minima, ma in grado di rappresentare una miracolosa boccata d'ossigeno per qualche migliaio di famiglie sull'orlo del tracollo economico.

Progetto microcredito, i motivi di un «flop»
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Roberto Poledrini 13/02/2012 00:00
01/02/2012 - 11:35 - Progetto microcredito, i motivi di un «flop»
DI SIMONE PITOSSI
Un centinaio i finanziamenti erogati per 400 mila euro. Sono i numeri del microcredito sostenuto dalla Regione. Un progetto che doveva essere rivolto soprattutto alle famiglie in un momento di crisi. Soldi che dovevano servire per pagare le bollette e per evitare i pignoramenti. Se andiamo ad analizzare i «numeri» qualcosa non è andato però per il verso giusto. Soprattutto se mettiamo in rapporto i finanziamenti erogati (115) rispetto alle domande approvate (259, più del doppio).
A far emergere il problema in Consiglio regionale è stato Marco Carraresi. «In un momento di particolare crisi economica – spiega – che colpisce pesantemente famiglie ed imprese, la possibilità di accesso al credito diventa questione urgente e fondamentale. Soprattutto per quelle famiglie che magari avrebbero la necessità di disporre anche solo di poche migliaia di euro per far fronte al pagamento della scadenza di una rata di mutuo per la casa o per il pagamento di qualche bolletta arretrata dell’energia elettrica o del gas per il riscaldamento. Famiglie cosiddette “non bancabili”, che cioè non sono in grado di offrire garanzie alle banche in caso di richiesta anche di prestiti di piccolissima entità, ma che rischiano così di entrare spesso nel giro perverso e terribile dell’usura. Ma che possono però dimostrare di poter assolvere l’impegno di restituzione se aiutate a superare il momento di difficoltà».
Da qui l’idea, un paio di anni fa, della Regione Toscana di istituire un fondo regionale di garanzia finalizzato al microcredito a favore di famiglie in situazioni di momentanea difficoltà. Gli studi a livello regionale avevano infatti dimostrato – prendendo come base l’anno 2009 – che le famiglie toscane non erano riuscite a pagare bollette del gas per 40 milioni di euro, 150 milioni di euro per bollette per lo smaltimento rifiuti o dell’acqua, e i pignoramenti erano saliti in alcune province anche del 15%. La Regione Toscana aveva perciò finanziato il fondo di garanzia con 1.200.000 euro, con la prospettiva dichiarata di attivare «prestiti pari a sette volte la sua entità», cioè crediti potenzialmente concedibili fino a 8 milioni e 400 mila euro.
«Purtroppo però – sottolinea Carraresi – le cose sono andate assai diversamente dalle intenzioni: in quasi due anni di vita del progetto “Microcredito”, su un plafond potenziale di oltre 8 milioni di euro, i contributi alle famiglie sono stati di molto inferiori. E ciò sarebbe tanto più clamoroso in un momento di indubbia difficoltà che avrebbe addirittura dovuto viceversa portare ad un aumento vertiginoso delle richieste da parte di famiglie sempre più in difficoltà. Anzi: sembra che nel corso del 2011 le domande evase non siano state neanche una decina».
Cosa è avvenuto? Perché un progetto che sulla carta sembrava straordinario si è viceversa dimostrato un autentico flop? Non è stato pubblicizzato in maniera corretta perché come sottolineato le domande finanziate sono state solo un paio di centinaia? Oppure i meccanismi burocratici e le procedure di valutazione dei singoli casi – l’istruttoria vien in pratica ripetuta più volte – si sono dimostrati così complessi e ingestibili da rendere di fatto irricevibili la maggior parte delle richieste? «Non è – si chiede Carraresi – che la scelta di depositare il fondo di garanzia presso Fidi Toscana, che è banca di medio termine, anziché un altro organismo, e comunque senza stabilire rapporti più diretti con le singole banche (ben 16, probabilmente troppe) abbia compromesso l’intera operazione? Non è che le banche coinvolte, nonostante gli impegni presi con la Regione Toscana, abbiano poi alla fine preferito indirizzare la loro attenzione verso forme più remunerative di finanziamento?». Tutte domande «alle quali la Giunta regionale – conclude Carraresi – dovrà fornire quanto prima adeguate risposte e giustificazioni, apportando anche tutti i necessari correttivi ad un progetto che, nonostante le buone intenzioni, è ad oggi clamorosamente fallito».
Le risposte dell’assessore Salvatore Allocca sono arrivate. Sul banco degli imputati le lentezze delle banche. «Il progetto – spiega l’assessore regionale alle politiche sociali – risulta completo in quanto intervengono vari attori fra cui il sistema bancario. Questo può comportare dei tempi di attesa maggiori a quelli previsti e la non erogazione del prestito». Per quanto riguarda la valutazione da parte dei centri di ascolto territoriali, secondo Allocca, questa è «fondamentale» in quanto il progetto risponde ai bisogni di persone che «si trovano in momentanea difficoltà economica ma non per questo non sono in grado di restituire piccole cifre mensili». Sul ruolo di Fidi Toscana l’assessore sottolinea come agisca solo come «soggetto gestore del fondo regionale con la funzione principale di emettere polizze di garanzia a corredo delle domande prese in carico dai centri di ascolto e valutate positivamente dai comitati provinciali». E allora che fare per snellire il procedimento e far sì che il finanziamento arrivi a chi ha bisogno? Allocca punta il dito sul sistema bancario «che rappresenta una criticità per l’erogazione dei finanziamenti». Per questo l’assessorato – insieme alla Presidenza – sta «contattando» le banche e ha previsto la «convocazione della cabina di regia regionale in tempi brevi per implementare il progetto».
Carraresi sottolinea infine come in Toscana esistano «esperienze assai più “virtuose”» del progetto in questione, probabilmente da imitare. «Quella ad esempio – spiega – della Fondazione Toscana Prevenzione Usura, una Onlus che collabora con la Regione Toscana, che, in un breve periodo di attività ha consentito a 1650 famiglie toscane di ottenere, in forza delle garanzie dalla stessa prestate, finanziamenti bancari per oltre 67 milioni di euro. Un esempio virtuoso – conclude il consigliere Carraresi – che forse andrebbe quanto prima imitato, anche chiedendone la collaborazione».
La scheda
Il progetto del microcredito è stato realizzato con la collaborazione dell’ANPAS (l’associazione regionale delle Pubbliche assistenze), dell’ARCI, della Caritas e delle Misericordie, e che si poneva l’obiettivo di raccogliere, attraverso una rete diffusa su tutto il territorio regionale di oltre un centinaio di Centri di ascolto, le esigenze delle famiglie in difficoltà economiche e, attraverso un’istruttoria preliminare effettuata da volontari, attivare poi la richiesta di finanziamento alle banche aderenti al progetto (16 in totale) e che avevano sottoscritto con la Regione Toscana uno specifico accordo sui tassi da applicare ai prestiti (nell’ordine del 4/5% annui). Prestiti che potevano al massimo arrivare a 4.000 euro, da rimborsare in 60 rate mensili da 70/80 euro ciascuna. Una cifra minima, ma in grado di rappresentare una miracolosa boccata d’ossigeno per qualche migliaio di famiglie sull’orlo del tracollo economico.



Risposta
Per quanto a mia conoscenza la Fondazione Toscana Prevenzione Usura dovrebbe essere fra i consulenti della Regione Toscana e dovrebbe aver partecipato (forse in conflitto di interessi?) ai tavoli di regia per mettere a punto il prodotto della Regione. La circostanza credo che sia facilmente appurabile chiedendo alla Regione stessa.
Circa le difficoltà del prodotto a decollare, ritengo che:
a) ci sia stata una carenza complessiva di formazione degli operatori sociali i quali, ancorché scelti fra bancari in pensione, debbono approcciare i richiedenti un prestito in ottica di superamento della difficoltà tramite il finanziamento richiesto, quindi non assistenziale;
b) le banche non sempre hanno diffuso in periferia le specifiche dell'accordo al quale hanno aderito o hanno predisposto tempestivamente le relative procedure. Inoltre, anche per i Titolari delle filiali avrebbe dovuto essere erogata una specifica formazione finalizzata ad esaminare le richieste non in ottica commerciale, quindi con regole strettamente utilitaristiche (importi, tempo impiegato, volume dei dati, guadagno, ....) ma di funzione sociale, senza ovviamente perdere di vista la capacità di rimborso.
I Centro di Ascolto inoltre non hanno una reportistica di ritorno istituzionalizzata circa l'esito delle domande inoltrate e non dispongono di una procedura di office automation per facilitare la compilazione, oggi manuale, degli allegati (n. 8).
Indubbiamente, l'aspetto che più ha scoraggiato i Centri di Ascolto è l'alta percentuale di pratiche non accolte da parte delle Banche, circostanza che ha "frenato" anche il "Prestito della Speranza" di Caritas Italiana.
Quanto sopra non ha favorito la diffusione del prodotto che resta un ottima opportunità di sostegno alle famiglie in tempo di crisi.

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