Toscana
stampa

Dal n. 18 dell'8 maggio 2005

Referendum, i cattolici puntano all'astensione «partecipata»

Si può chiamare «astensione partecipata». È quella che propongono varie realtà del mondo cattolico, al di là dei consueti schieramenti destra-sinistra, per la tornata referendaria del 12 e 13 giugno. Nel comitato «Scienza e vita», che si è costituito a livello nazionale e poi anche in molte province, proprio per sostenere l'astensione e rispondere alla campagna di menzogne lanciate contro la legge 40 dai referendari, ci sono proprio tutti.
DI CLAUDIO TURRINI

SESTINI (Forza Italia): Senza quorum è più facile migliorare la legge

PISTELLI (Margherita): Non andare a votare è una precisa scelta politica

Referendum, i cattolici puntano all'astensione «partecipata»

di Claudio Turrini
Si può chiamare «astensione partecipata». È quella che propongono varie realtà del mondo cattolico, al di là dei consueti schieramenti destra-sinistra, per la tornata referendaria del 12 e 13 giugno. Nel comitato «Scienza e vita», che si è costituito a livello nazionale e poi anche in molte province, proprio per sostenere l'astensione e rispondere alla campagna di menzogne lanciate contro la legge 40 dai referendari, ci sono proprio tutti. Accanto a scienziati come Paola Binetti (presidente della Società italiana di pedagogia Medica) e Bruno Dalla Piccola (ordinario di genetica alla Sapienza di Roma), i responsabili dell'associazionismo cattolico, dall'Azione Cattolica alle Acli, da Cl alle Misericordie, dal Centro sportivo italiano all'Unione giuristi cattolici. Il loro non è un «tutti al mare» di craxiana memoria, ma l'invito ad usare fino in fondo le armi della democrazia in difesa di una legge, la 40 del 2004, che non è certo perfetta, che non è sicuramente «cattolica», ma che in questo momento rappresenta il punto più alto di mediazione ottenibile in questa materia (la procreazione artificiale) in difesa della vita umana. Consapevoli che ogni modifica nel senso proposto dai quesiti referendari sarebbe certamente peggiorativa rispetto alla tutela dei diritti dell'embrione.

Nonostante quello che affermano i fautori del «sì», la scelta di non andare a votare per un referendum è perfettamente legittima. Tanto è vero che una legge del 1999 (la n. 157) che stabilisce i rimborsi ai partiti in base ai voti ottenuti ed estende questo beneficio anche ai promotori dei referendum, solo per questi ultimi pone come condizione il raggiungimento del quorum. Non importa se poi gli italiani diranno «sì» o «no» al quesito proposto. I soldi pubblici arriveranno solo se la metà più uno degli italiani avranno ritenuto opportuno quel referendum, andando a votare (anche scheda bianca). Ed è un discorso logico. Il voto alle politiche o alle amministrative è un dovere civico, come lo è più in generale la partecipazione alla vita del Paese, ma perché mai 500 mila persone dovrebbero costringere tutti gli italiani a pronunciarsi sui loro quesiti?

Di questa campagna referendaria e delle possibilità di spiegare bene agli italiani l'importanza della posta in palio si è parlato nei giorni scorsi a Firenze, presso la sede di Toscanaoggi, in un incontro della Fisc, la Federazione italiana settimanali cattolici. A rispondere alle domande di direttori e giornalisti Carlo Casini, presidente del movimento per la vita e membro del comitato esecutivo di «Scienza e vita». In tutti c'è la consapevolezza che la «battaglia» sarà molto dura, perché accanto a motivazioni per così dire «ideologiche» (del tipo «l'embrione non è vita», «la legge non deve limitare le scelte individuali», ecc.) sono scesi in campo gli «interessi forti», quelli – ad esempio – legati alle cliniche che operano nel settore della fecondazione medicalmente assistita. Perché molti non sanno che proprio grazie alla mancanza di regole che c'era fino allo scorso anno nel nostro paese questi centri sono proliferati a livelli record: ben 6,74 ogni milione di abitanti, quando in paesi come l'Inghilterra o gli Usa il rapporto è rispettivamente di 1,75 e 1,45.

La scheda
Il lungo iter
Nella XIII legislatura un progetto «Bolognesi» (dal nome della relatrice) ebbe un iter travagliato. Approvata al Senato fu modificata in senso più restrittivo alla Camera il 26 maggio 1999 e poi si arenò. In questa legislatura la legge è stata approvata dalla Camera il 18 giugno 2002 con 268 sì, 144 no e 10 astenuti. Il 24 settembre 2003 arriva in aula al Senato accolta da circa 500 emendamenti, tutti bocciati. Viene approvata l'11 dicembre 2003 con 169 sì, 92 no e 5 astenuti e torna alla Camera solo per lo spostamento di alcuni capitoli di spesa dal 2002 al 2003. Finalmente, il 10 febbraio 2004 la legge viene approvata definitivamente.

Prima della legge
• La donna veniva sottoposta a un bombardamento ormonale per produrre una grande quantità di ovuli che venivano tutti fecondati.

• Gli embrioni così ottenuti venivano congelati e impiantati nella donna a più riprese.

• Gli embrioni avanzati venivano utilizzati per la sperimentazione o addirittura eliminati.

• Potevano accedere alle tecniche di procreazione artificiale anche donne anziane (le mamme-nonne), ed era possibile condurre gravidanze per conto di altri (uteri in affitto).

• Era possibile produrre embrioni utilizzando ovuli e spermatozoi provenienti da persone estranee alla coppia e che rimanevano anonime.

Oggi con la legge 40
• È possibile realizzare al massimo tre embrioni, da impiantare subito nella donna, evitando così il congelamento e la produzione di embrioni in soprannumero.

• Tutti e tre hanno diritto alla vita e che nessuno di essi può essere eliminato.

• Anche la salute della donna è maggiormente rispettata, perché la legge impone ai medici di intervenire con gradualità e in modo meno aggressivo.

• La procreazione artificiale è consentita solo a coppie di adulti sposati o conviventi, di sesso diverso, entrambi viventi, in età potenzialmente fertile.

• Si possono produrre embrioni esclusivamente con gameti appartenenti alla coppia degli aspiranti genitori, garantendo al bambino genitori certi e conosciuti.

SESTINI (Forza Italia): Senza quorum è più facile migliorare la legge

PISTELLI (Margherita): Non andare a votare è una precisa scelta politica

Referendum, i cattolici puntano all'astensione «partecipata»
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento