Toscana
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Dal n. 14 del 6 aprile 2003

Regione, battaglia sulla preferenza

Tra poco tempo la Toscana avrà il nuovo Statuto. Ma la scrittura della Carta fondamentale se è stata spedita per quanto riguarda i principi, l'organizzazione, le funzioni del consiglio e della giunta, trova alcune grosse difficoltà su un punto preciso: la legge elettorale. Il dibattito, trasversale tra gli schieramenti politici, si sta animando su alcune opzioni. Preferenze sì, preferenze no. Primarie sì, primarie no. Nettamente contrari all'abolizione del voto di preferenza sono Udc e Margherita (politicamente su fronti contrapposti). Mentre a favore delle primarie e quindi all'abolizione delle preferenze si sono pronunciati Alleanza nazionale e, soprattutto, i Ds.
DI SIMONE PITOSSI

Regione, battaglia sulla preferenza

di Simone Pitossi
Tra poco tempo la Toscana avrà il nuovo Statuto. Ma la scrittura della Carta fondamentale se è stata spedita per quanto riguarda i principi, l'organizzazione, le funzioni del consiglio e della giunta, trova alcune grosse difficoltà su un punto preciso: la legge elettorale. Il dibattito, trasversale tra gli schieramenti politici, si sta animando su alcune opzioni. Preferenze sì, preferenze no. Primarie sì, primarie no. Nettamente contrari all'abolizione del voto di preferenza sono Udc e Margherita (politicamente su fronti contrapposti). Mentre a favore delle primarie e quindi all'abolizione delle preferenze si sono pronunciati Alleanza nazionale e, soprattutto, i Ds.

«Le primarie – osserva il capogruppo Ds in Consiglio regionale Paolo Cocchi – potrebbero essere lo strumento giusto ma, pur lasciando ai partiti ed alle coalizioni la libertà di farvi ricorsi o meno, per garantirne la funzionalità democratica dovranno essere regolamentate per legge». «I Ds – aggiunge – sono critici nei confronti del voto di preferenza perché innesca elementi distorcenti, come l'elevato costo della campagna elettorale e, comunque, gli elettori sarebbero chiamati a scegliere tra due candidati scelti dalle segreterie dei partiti». «Tuttavia – spiega – vediamo nel voto di preferenza anche alcuni aspetti positivi in quanto è comunque un meccanismo che dà una maggiore possibilità di rinnovo della rappresentanza politica». «Noi – conclude – vogliamo andare oltre e studiare un meccanismo che consenta una maggiore partecipazione democratica nella scelta delle candidature».

Nella legge di regolamentazione delle primarie molti sono gli aspetti che, secondo Cocchi, dovrebbero essere puntualizzati, come chi partecipa alle votazioni, se delegare alle primarie la scelta di tutti i candidati o solo di una quota, a chi affidare la gestione di questa fase elettorale e quanto tempo prima delle elezioni vere e proprie dovrebbero tenersi le consultazioni primarie.
Di tutt'altro avviso è Marco Carraresi, consigliere regionale Udc. «La prossima “riforma” sarà forse farla finita con le elezioni? Perché chiamare la gente al voto? – inizia con due provocazioni – Troppi costi, troppo dispendio di energie, troppa competizione. Non è forse meglio far decidere le sempre più ristrette segreterie dei partiti? Chiedo scusa per l'amaro sarcasmo dei miei interrogativi, ma davvero non riesco a giustificare la proposta di abolire anche il voto di preferenza, di ridurre ancora lo spazio per la libera scelta degli elettori». E qui inizia un analisi del sistema elettorale maggioritario. «Troppo spesso, negli ultimi anni, – spiega Carrarresi – si sono mascherati con grandi, buoni propositi gli interventi sui meccanismi elettorali, che hanno prodotto in realtà effetti del tutto negativi, ovvero un restringimento degli spazi di democrazia e di partecipazione. Si è parlato e si parla di moralizzazione, di governabilità, ma alla fine il vero risultato è che il cittadino conta sempre meno, e così si allontana dalla politica. Il maggioritario costringe sempre più a votare tappandosi il naso, favorendo la formazione di cartelli elettorali eterogenei e contraddittori. Col risultato di accrescere il disagio nella gente, almeno in coloro che votano con la testa, e non per cieca fiducia nel partito. E di non assicurare neppure una vera governabilità, capace di scelte chiare». E poi arriviamo all'oggetto del contendere. «La riduzione del numero di preferenze, che ora si vorrebbe perfino cancellare, – sottolinea l'esponente dell'Udc – ha poi aumentato a dismisura il potere delle oligarchie dei partiti. Quelle segreterie che, in tempi di Prima Repubblica, erano contestate, anche a ragione, ma almeno allora i partiti esistevano, con i loro iscritti, con le sezioni. Ora chi deciderà la composizione dei “listini”? A chi devono rendere conto?». Ecco quindi la critica alle scelte dei Ds. «I Ds adesso – conclude Carraresi – si sono innamorati dell'idea delle primarie. Ma è un'idea che non pare ancora messa bene a fuoco, sul piano dei meccanismi e delle garanzie. Una cosa è certa: si rischia di moltiplicare i costi, e non di eliminare, ma soltanto di spostare, di anticipare la competizione dalla battaglia delle preferenze nelle liste elettorali, al momento delle primarie. Forse negli USA le primarie non costano, o non vedono battaglie all'ultimo sangue tra candidati dello stesso partito?».

Ma non c'è solo l'Udc a criticare la scelta dell'abolizione delle preferenze. Come detto c'è anche la Magherita che è al governo in Toscana insieme ai Ds. «L'eliminazione delle preferenze dalla nuova legge elettorale regionale – osserva il consigliere regionale Gianluca Parrini – sarebbe un duro colpo per la democrazia e per i cittadini, che vedrebbero fortemente limitata la loro libertà di scelta». Per Parrini il mantenimento delle preferenze rappresenta «una questione fondamentale di democrazia: altre soluzioni, infatti, pur corredate dal palliativo delle primarie, ridurrebbero fortemente la possibilità degli elettori ad esercitare il loro sacrosanto diritto di scelta degli amministratori, obbligandoli a ratificare soluzioni precostituite come al solito all'interno dei palazzi della politica». Se il Consiglio regionale dovesse davvero approvare una legge «riduttiva delle prerogative del corpo elettorale», secondo l'esponente della Margherita «diventerebbe automatico, in nome della democrazia, promuovere la raccolta di firme per l'indizione di un referendum popolare abrogativo delle nuove norme, consentendo ai cittadini finalmente di esprimersi». Per Parrini «al referendum non ci sarebbero infatti alternative». Sullo strumento referendario Parrini aggiunge anche altro. «Sarebbe opportuno – afferma – che a presiederne il comitato promotore fossero chiamati i professori fiorentini e i rappresentanti di quei movimenti e di quei comitati che da tempo stanno movimentando la politica, fiorentina e non, che su questo tema della legge elettorale, fondamentale per la democrazia, in tutta franchezza appaiono distratti e disattenti». «Se legge truffa sarà – conclude il consigliere regionale – sappiano i colleghi di destra e di sinistra che la sua attuazione dovrà passare dal vaglio democratico dei cittadini».

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