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Rifiuti, agli arresti dg Ato Toscana Sud per appalto da 3,5 miliardi

È agli arresti domiciliari Andrea Corti, 50 anni, direttore generale dell'Ato Toscana Sud con accuse pesanti: corruzione e turbativa d'asta per l'appalto per la gestione ventennale del ciclo completo dei rifiuti nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto, assegnato nel 2013 al consorzio Sei Toscana. Un affare da 3,5 miliardi di euro.

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Raccolta differenziata

L'appalto, sostiene la Gdf, fu regolato in modo da estromettere qualsiasi concorrente e far prevalere il consorzio capeggiato dalla mandataria Siena Ambiente e partecipato da spa e cooperative. Colossi come Hera e Iren rinunciarono, scoraggiati da clausole vessatorie tipo avere da 3 anni minimo 80 milioni di fatturato, gestire bacini di 600 mila abitanti, avere a disposizione sul territorio impianti (discariche e termovalorizzatori), garantire il versamento di crediti Tia per 10,5 mln euro (posta che sale a 35 mln nel bando definitivo).

Dopo due anni di indagini della procura di Firenze, condotte dalla Guardia di Finanza, il gip, Matteo Zanobini, oltre a porre agli arresti domiciliari il direttore dell'Ato Toscana Sud, principale indagato dell'inchiesta «Clean city», ha interdetto, da professioni e imprese, i manager Eros Organni, 51 anni, Ad del consorzio Sei Toscana, ritenuto il «cervello» della parte privata, e Marco Buzzichelli, 54, Ad di Siena Ambiente spa. Interdetto l'avvocato fiorentino Valerio Menaldi, 51 anni per una consulenza sul bando. Tra gli indagati vi sono anche l'ex onorevole Ds Fabrizio Vigni, 60 anni, che dopo una perquisizione si è dimesso da presidente di Siena Ambiente, a marzo 2016, e un altro avvocato di Firenze, Tommaso D'Onza, 43. Anche per loro cinque il pm aveva chiesto l'arresto, ma attualmente, per il gip, possono rimanere liberi.

Per i pm, il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e l'aggiunto Rodrigo Merlo, ci sono «sconcertanti», «impressionanti» conflitti di interessi tra dirigenti pubblici e manager privati, c'è «mercimonio». Di Corti il gip scrive che vendeva la sua funzione pubblica e che la sua «spregiudicatezza nella gestione della cosa pubblica e la sua “fame” di denaro appare, per certi aspetti, imbarazzante». Accuse ancora tutte da dimostrare, ma che arrivano nello stesso giorno in cui il Tar della Toscana ha stoppato la realizzazione del termovalorizzatore di Case Passerini (Sesto Fiorentino), mettendo in crisi l'intero piano di smaltimento rifiuti della Regione.

  

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