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Ru486, Pontedera forza i tempi

Un aborto già avvenuto e quattro che potrebbero avvenire prossimamente. Questa l'escalation della RU486 all'ospedale Lotti di Pontedera, che per primo in Italia ha usato la pillola abortiva. Ma l'iniziativa non è piaciuta al ministro della sanità Francesco Storace che ha invitato tutti a "darsi una calmata" ed ha dichiarato di voler attivare i suoi ispettori. Polemiche anche in Consiglio regionale, dove mercoledì 9 novembre si era discusso per tre ore della possibile introduzione in Toscana della RU486, ma l'assessore Rossi non aveva detto niente di quanto già avvenuto a Pontedera.

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Un aborto già avvenuto e quattro che potrebbero avvenire prossimamente. Questa l'escalation della RU486 all'ospedale Lotti di Pontedera, che per primo in Italia ha usato la pillola abortiva. "Solo una scelta medica, in linea con la mia storia professionale, da convinto sostenitore della legge 194", ha dichiarato il dottor Massimo Srebot, il primario del reparto di ostetricia e ginecologia, che già da tempo aveva richiesto di poter utilizzare il farmaco abortivo.

Ma l'iniziativa non è piaciuta al ministro della sanità Francesco Storace che ha invitato tutti a "darsi una calmata" ed ha dichiarato di voler attivare i suoi ispettori. La pillola abortiva, infatti, non è registrata in Italia e per ora è stata autorizzata solo una sperimentazione al Sant'Anna di Torino. Per il ministro sia la sperimentazione della Regione Piemonte, sia quanto sta avvenendo a Pontedera rappresentano "un incentivo all'aborto, in palese contrasto con lo spirito della 194, che ha come obiettivo la prevenzione dell'aborto. La cosa più importante – afferma Storace - è il rispetto delle donne e l'attenzione massima ai loro problemi: servono equilibrio e prudenza. E' bene che tutti si diano una calmata".

Netta la replica dell'assessore alla Sanità della Regione Toscana, Enrico Rossi. "Fino a che esisterà la 194 nessuno potrà impedire a una donna o ad un medico di scegliere la metodica migliore per abortire, medica o chirurgica che sia. Ma non ci sono ragioni per impedire ad una donna l'accedere all'uso della pillola RU486, un farmaco in uso da molti anni in tutta Europa. Naturalmente nel rispetto delle leggi e delle pratiche mediche che in Toscana abbiamo raccomandato di seguire. E su questa linea assicuriamo piena collaborazione alla verifica delle norme che il ministro ha annunciato".

Rocco Damone, il direttore sanitario della Usl 5 sotto la cui giurisdizione rientra l' ospedale pontederese, difende l'operato del dottor Srebot: "Nessuno scontro con il ministro, ma non dicano che non sapevano che stavamo portando avanti le pratiche per avere il farmaco dalla Francia. L'iter burocratico prevede che siano tre le richieste da avanzare: una alla ditta produttrice del farmaco, una al servizio farmacologico della Usl 5, una all'ufficio periferico del ministero della Salute. Quindi non potevano non sapere. Abbiamo fatto tutto questo il 27 ottobre, quando abbiamo inoltrato la richiesta nominale del farmaco per due pazienti: una lo ha usato ed ha abortito, l'altra no perché aveva passato il limite massimo per l'assunzione della pillola fissato in cinque settimane di gestazione ed ha abortito chirurgicamente".

All'ospedale di Pontedera una decina di donne, oltre a quella che ha già abortito, ha fatto richiesta di essere ammessa all'uso del farmaco abortivo. Alcune non sono toscane. "Frutto del can can che si è creato intorno a questa vicenda", spiega Srebot. Per quattro di loro è già partita la procedura di richiesta di acquisizione del farmaco. "Costa solo dieci euro - dice Damone - e lo paghiamo con i soldi del Servizio Sanitario Nazionale". Il direttore sanitario spiega che una donna è allergica al lattice: "Un motivo in più per non praticare l'aborto chirurgico visto che i guanti del medico sono in lattice, un motivo in più per andare verso l'uso della pillola". Stamani (sabato ndr), rivela Srebot, in reparto sono arrivate decine di telefonate di donne che chiedevano informazioni. Le luci della ribalta lo mettono a disagio, ma non indietreggia di un millimetro dalla sua scelta: "L'uso della pillola abortiva è sicuro come un'auto con sei airbag - spiega - mentre l'aborto chirurgico è un veicolo con due airbag. Non dico che il secondo non possa viaggiare, ma il primo è più sicuro, anche se nella mia storia professionale sono stati rarissimi con inconvenienti riscontrati con l'intervento per interrompere la gravidanza". Srebot e Damone rivelano che a breve Pontedera non sarà più l'unica ad usare la pillola abortiva, "che successivamente sarà distribuita anche nei consultori". Ma, sottolinea il ginecologo, questa pratica non farà aumentare le interruzioni di gravidanza. Ci sarà una trasmigrazione dall'aborto chirurgico a questo. Le donne vanno aiutate e questo è un sostegno che le diamo". Per Srebot, "questo è progresso medico". Il braccio di ferro tra politici va avanti, mentre le donne chiedono a Srebot di poter abortire con la pillola.

Del possibile utilizzo della pillola abortiva in Toscana si era discusso mercoledì scorso in Consiglio regionale, ma l'assessore Rossi non aveva fatto cenno all'intervento già svolto a Pontedera. Da qui l'irritazione del capogruppo Udc in Consiglio regionale Marco Carraresi, del vicepresidente dell'Assemblea Paolo Bartolozzi (FI) e del consigliere regionale Achille Totaro (An): "O l'assessore alla salute Rossi é distratto, oppure non conta nulla”, scrivono in un comunicato. “Su una questione di così grande rilievo nazionale, la Regione Toscana è stata la prima regione nella quale si è consentito ed effettuato un aborto chimico al di fuori della sperimentazione, l'assessore Rossi viene a raccontarci che non ne sapeva niente. Per tre ore il Consiglio Regionale discuteva della questione e lui, o non era stato messo a conoscenza che nel frattempo l'Ospedale di Pontedera aveva già somministrato la pillola abortiva a una paziente, o si è guardato bene dal comunicarlo al Consiglio che si apprestava a votare documenti di indirizzo su quella materia", ricordano i tre esponenti della Cdl. "Il caso è grave comunque lo si ponga: se Rossi ha taciuto, ha presentato davanti al Consiglio una rappresentazione dei fatti parziale e dunque non veritiera. Se non era stato informato, significa che è considerato ben poco dai vertici delle aziende sanitarie - dicono ancora Carraresi, Bartolozzi e Totaro - e dovrebbe trarne qualche conclusione. Ci attiveremo pertanto al fine di chiarire quello che è veramente accaduto, non escludendo neanche la costituzione di un'apposita commissione d'inchiesta".

Anche a Grosseto si pensa alla pillola
Sono allo studio anche nella Asl 9 di Grosseto le procedure per la somministrazione della pillola abortiva RU486. Lo rende noto la direttrice sanitaria della Asl Cristina Buriani. "Ce ne stiamo occupando e c'é attenzione al problema - spiega la dottoressa Buriani - il percorso va meglio condiviso, ma stiamo lavorando per uniformarci alle indicazioni ministeriali e regionali, in sinergia con le Aziende sanitarie e ospedaliere dell'area vasta". "Non è la Asl che deve decidere se aderire oppure no - precisa il direttore sanitario -, nella realtà chi dovrà scegliere e decidere è la donna, attraverso lo strumento del consenso informato e la consapevolezza di ciò che desidera fare, con l'assistenza del personale sanitario a ciò deputato. Il compito dell'Azienda è di offrire le risposte tecnico-sanitarie più adeguate e confacenti ai bisogni di salute della popolazione".
I cattolici di Forza Italia: «Da Regione azione di morte»
"L'azione della Regione Toscana é un'azione di morte, contraria alla cultura ed alla civiltà di questa regione, i cui governanti meglio farebbero a impiegare risorse umane e finanziarie per abbattere le cause dell'aborto e non per comprare all'estero farmaci di cui non si conoscono neanche gli effetti". E' la "Posizione dei cattolici di Forza Italia" a livello regionale, così recita un comunicato, relativa all'utilizzo della pillola abortiva RU 486. Tra i firmatari il sottosegretario al welfare Grazia Sestini e il vicepresidente del consiglio regionale Paolo Bartolozzi. "La ASL di Pontedera - afferma la nota - ha fatto ricorso ad un escamotage legale, ma rivolto all'importazione diretta di farmaci salvavita per patologie generalmente gravi e rare, per iniziare in Toscana l'uso della pillola abortiva RU 486, senza effettuare il percorso della sperimentazione del farmaco. E' grave che si faccia passare questo - che di fatto equivale all'introduzione dell'aborto facile - come una pratica volta a diminuire il dolore delle donne. In realtà siamo nella logica della riduzione del danno. E' grave l'ipocrisia dell'Asl di Pontedera che, di fatto fa passare questo come un farmaco 'salvavita', ed è grave che il Presidente Martini abbia confermato in una intervista ad un noto quotidiano nazionale che questo atto è una sfida al Ministero della salute".

Pontedera, mancata consegna del farmaco; cambierà procedura
Serve una messa a punto del sistema di trasporto e consegna dalla Francia della pillola abortiva, la Ru486, all'ospedale di Pontedera dove, dall'11 novembre scorso si è iniziato a praticare aborti 'chimici' ordinando, su richiesta per singoli casi, il farmaco direttamente alla casa produttrice francese, la Excelgyn. La necessità è emersa dopo che questa settimana il farmaco non è arrivato a destinazione nei tempi previsti, cioé entro venerdì sera, visto che il sabato e la domenica i corrieri si fermano e la consegna slitta automaticamente al lunedì, come ha spiegato il direttore sanitario della Asl 5 Rocco Damone. "Il ritardo nella consegna - ha detto - ha comportato, come ha riferito il dottor Massimo Srebot, primario del reparto di ginecologia e ostetricia dell'ospedale Lotti di Pontedera, l'impossibilità per alcune pazienti, ormai vicine alla scadenza dei tempi massimi previsti per l'aborto, di ricorrere alla Ru486: un ritardo che le obbligherà quindi a ricorrere alla pratica tradizionale di interruzione della gravidanza". L' ipotesi che viene fatta dal direttore sanitario della Asl é quella di stipulare con il corriere un contratto di consegna sette giorni su sette, uguale a quello che viene fatto nel caso di farmaci salvavita non disponibili in Italia. Questo comporterà una maggiorazione del costo - il cui ammontare non é stato precisato - del servizio di consegna che attualmente è di 55 euro, sia che si tratti di una o più confezioni, un prezzo superiore al costo del farmaco che è di 30 euro.

Natalità e IVG in Toscana
Ecco alcuni dati sulla natalità e l'aborto in Toscana. Nel 2004 sono nati 30.373 bambini nelle strutture pubbliche. Nel 2003 erano stati 29.041, nel 2002 27.793 e nel 2001 27.640. L'andamento delle interruzioni di gravidanza nell'arco degli anni in Toscana ha avuto questo sviluppo: nel 1980 degli aborti erano stati 17.471, nel 2004 sono stati 8763, il 50% in meno. Nel dettaglio, gli aborti sono stati 8184 nel 2001, 8162 nel 2002, 8107 nel 2003 e appunto 8763 nel 2004. Sono circa 2800 le straniere che hanno fatto ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza nel 2004, cioé il 31,9% del totale (era il 21,27% nel 2001), mentre la quota delle donne italiane è pari al 68,4% (era il 78,20% nel 2001).

Le nazionalità straniere prevalenti per l'Ivg sono la Romania (27,22%), l'Albania (11,62%), il Perù (8,57%), la Cina (9,23%) e a seguire Marocco, Ucraina, Nigeria, Russia, Filippine. Il rapporto di abortività (numero di Ivg rapportato a ogni mille parti) è 235 per le donne italiane e 608 per quelle straniere. Le interruzioni di gravidanza ripetute (successive a una prima) sono state il 25,70% nel 2004, il 40,33% delle quali effettuate da donne straniere provenienti dai paesi a più forte migrazione. Il 40% delle donne italiane e il 60% delle straniere ottengono il certificato per l'Ivg in un consultorio familiare pubblico. Al medico di fiducia si rivolgono circa il 40% delle italiane e il 25% delle straniere.

I consultori familiari pubblici in Toscana sono 225, distribuiti su tutto il territorio toscano. Le èquipes sono formate da ostetrico, ginecologo, psicologo e assistente sociale in ogni zona. Di questi 38 sono consultori per adolescenti che svolgono funzioni di informazione, educazione e prevenzione.

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