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SOCIAL FORUM, MANIFESTO DI INTELLETTUALI CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA

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Inizia con la frase «Non a nome nostro» il manifesto contro la violenza che personalità della cultura italiana e mondiale vicini ai no global hanno firmato ed inviato in forma di lettera aperta ai cittadini di Firenze.
Il manifesto è indirizzato al presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, attraverso l'assessore alla comunicazione, Chiara Boni. Tra i firmatari europei i portavoce ufficiali sono: Helena Norberg Hodge, Edward Goldsmith, Giannozzo Pucci. Tra quelli extraeuropei il portavoce ufficiale è Vandana Shiva.
Tra le prime adesioni europee quelle di Serge Latouche (Francia), Tiziano Terzani, Simon Retallack (GB), Agnes Bertrand (Francia), Alex Zanotelli, Thierry Jaccaud (Francia), Helena Norberg Hodge (Svezia), Franco Cardini, Wolfgang Sachs (Germania), Gianfranco Zavalloni, don Luigi Ciotti, Fabrizio Vincenti, Marco Tarchi, Alessandro Michelucci, Alessandro Bedini, Massimo Angelini, Francois e Clothilde de Ravignan (Francia), Michele Boato.
Tra le prime adesioni extraeuropee: Bittu Sahgal (India), Ashish Fernandez (India), John Cavanagh (USA), Key Weir (Nuova Zelanda), Rejanae Maria Ludwig (Brasile), Nucleo dos Ecojournalistas do Rio Grande do Sul (Brasile), Roberta Coimbra (Brasile), Lisa Sfei Cordeiro (Brasile), Jaime Carvalho (Brasile), Mark Ritchie (USA), Jiri Tutter (Greenpeace).
«Sappiamo della diffusa preoccupazione che nel Forum Sociale Europeo che si terrà fra il 6 e il 10 novembre prossimi, si possano infiltrare degli specialisti della violenza, come è avvenuto a Genova durante le manifestazioni del luglio 2001 - affermano i firmatari del manifesto -, anche se questo forum non contiene occasioni di scontro perché non sono in programma manifestazioni contro nessuna istituzione ufficiale come i G8, la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale. Ricordiamo che in nessuno dei due Forum di Porto Alegre vi è stata traccia di violenze». «I responsabili principali delle violenze a Genova, i cosiddetti Black Bloks - proseguono i firmatari - non facevano in alcun modo parte del movimento per cui simpatizzano coloro che saranno presenti a Firenze in novembre. Nessuno di noi aveva nemmeno sentito parlare dei Black Bloks prima di Genova e ancora oggi ignoriamo che cosa esattamente volessero ottenere e pensiamo che soprattutto ci fosse l'intento di screditare ciò che, senza di loro, sarebbe stato un grandissimo evento e un messaggio molto forte proprio perché totalmente pacifico».
Coloro che hanno sottoscritto il manifesto contro la violenza sono convinti che atti di violenza a Firenze farebbero «comodo ai grossi interessi economici del mondo, per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dai problemi che sarano discussi dal 6 al 10 novembre da coloro che hanno in comune la certezza che le politiche socio-economiche attuali minacciano seriamente il nostro futuro insieme alla vita stessa su questo pianeta sempre più malmesso, e credono che queste politiche debbano essere profondamente cambiate».
«Perciò - si sottolinea - chi, durante il Forum sociale europeo, facesse atti di violenza a cose o persone sarà oggettivamente un promotore di quei grossi interessi, non dei nostri, e cioè sarà nostro nemico non alleato. Chiunque giustifica in qualsiasi modo la violenza non parla a nostro nome». I firmatari del manifesto puntualizzano che «quanti vogliono veramente combattere e modificare la politica delle banche non vanno a sfasciar vetrine, ma trasferiscono i propri soldi nelle banche etiche».
«Pur nella notevole diversità di posizioni fra coloro che hanno partecipato fin qui ai Social Forum - si spiega nel Manifesto contro la violenza -, il principale comune denominatore è stato e resta quello di convertire la società dal suo attuale cammino suicida per dirigerla verso un'autonomia molto maggiore delle comunità locali, e verso un'economia che, invece di essere governata da imprese multinazionali incontrollabili e irresponsabili, protette da un mercato unico globale, sia nelle mani di attività economiche piccole e medie, le più congeniali con mercati regionali e locali».
«È certo - si conclude - che si può contare su di noi per fare tutto il possibile, in collaborazione con le pubbliche autorità, affinché il Social Forum Europeo sia un evento pacifico e festoso che possa entrare con fierezza fra quelli memorabili che Firenze ha ospitato».

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