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SUDAN, CRISI NEL DARFUR: CARITAS, «TIMIDI SPIRAGLI, MA SI DEVE FARE DI PIÙ»

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“Si deve fare di più. La situazione è insostenibile”: è il monito lanciato da Caritas, Oxfam e Care riguardo alla crisi umanitaria nel Darfur. L'ultima risoluzione delle Nazioni Unite – che minaccia sanzioni nei confronti del Governo del Sudan – apre, secondo la Caritas, “timidi spiragli” e chiede, tra l'altro, al Segretario Generale una commissione di inchiesta sulle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Agli Stati membri la risoluzione Onu chiede inoltre di aumentare il contributo finanziario per sostenere una più allargata presenza di una forza di pace dell'Unione africana a protezione della popolazione civile. Anche di questo e della partenza di un primo contingente di interposizione si parlerà nell'incontro in corso in questi giorni a Tripoli tra i Presidenti di Sudan, Ciad, Egitto, Libia, Niger.

“Intanto – denuncia la Caritas - gli sfollati continuano a morire: l'Oms denuncia da marzo una media di 10.000 morti al mese. Nelle settimane scorse nuovi, violenti attacchi hanno costretto altre 5.000 persone a fuggire dai loro villaggi”. L'intervento di emergenza Caritas - in collaborazione con Action by Churches Together, network delle chiese ortodossa e protestante - prevede un impegno di 14 milioni di euro a vantaggio di 500.000 persone e si sta concentrando in tre specifiche aree geografiche, con interventi nel settore igienico-sanitario, aiuti alimentari e non alimentari. Vi sono poi circa 190.000 sudanesi che dal Darfur si sono rifugiati in Ciad, per lo più accolti in 10 campi profughi. Alla Caritas diocesana di N'djamena è affidata la gestione di tre campi: Farchana, Kounougou e Touloum per un totale di 38.865 rifugiati.
Sir

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