Toscana
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Dal n. 32 del 15 settembre 2002

Sanatoria, per la Caritas la legge parte in salita

È scettica Anna Zucconi, molto scettica. Dal suo ufficio al Centro d'ascolto immigrati, la responsabile del settore stranieri della Caritas fiorentina scuota la testa: «Mi chiedete come sta andando? Purtroppo, sta andando in maniera confusa. E non è certo incoraggiante sentir dire che si potranno fare modifiche in corso d'opera».
Il riferimento, ovviamente, è ai primi giorni della «Bossi-Fini», entrata in vigore martedì scorso. «Sono in tanti a venire qui di persona o a telefonare. Il lavoro è aumentato in queste ore in maniera impressionante – spiega Anna Zucconi –. Non riusciamo a soddisfare le richieste».

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Sanatoria, per la Caritas la legge parte in salita

È scettica Anna Zucconi, molto scettica. Dal suo ufficio al Centro d'ascolto immigrati, la responsabile del settore stranieri della Caritas fiorentina scuota la testa: «Mi chiedete come sta andando? Purtroppo, sta andando in maniera confusa. E non è certo incoraggiante sentir dire che si potranno fare modifiche in corso d'opera».
Il riferimento, ovviamente, è ai primi giorni della «Bossi-Fini», entrata in vigore martedì scorso. «Sono in tanti a venire qui di persona o a telefonare. Il lavoro è aumentato in queste ore in maniera impressionante – spiega Anna Zucconi –. Non riusciamo a soddisfare le richieste. Cerchiamo di dare le informazioni più precise possibile, ma non è facile nemmeno per noi. Alcune cose, come la richiesta del contratto a tempo indeterminato o almeno da un anno, sono state aggiunte all'ultimo minuto. E poi, l'alloggio: il datore di lavoro che deve garantire un alloggio secondo requisiti ben precisi. Com'è pensabile che una ditta che voglia regolizzare cinque o sei dipendenti stranieri riesca a garantire anche gli alloggi?».

In molti casi c'è anche il problema della lingua. Per gli operatori è a volte difficile anche farsi capire: «Tanta gente presenterà moduli imprecisi che finiranno per diventare una sorta di autodenuncia. I tempi sono troppo stretti. Ma non solo: molti ci raccontano addirittura di essere stati “licenziati”. Dopo due o tre anni di lavoro a nero si sono sentiti dire: “arrivederci e grazie”. I datori di lavoro hanno preferito chiudere ogni rapporto pur di non impelagarsi nelle “maglie” della legge. In questo caso, tanti stranieri che finora hanno lavorato, e in tanti casi lavorato sodo risolvendo tanti problemi a tante famiglie italiane, finiranno per trovarsi nella condizione di clandestini pronti ad essere espulsi».

In altri casi, tra i datori di lavoro si sta diffondendo la tendenza a far pagare tutto il costo della regolarizzazione al lavoratore. E c'è chi accetta di fare il contratto regolare a patto che i versamenti Inps, anche quelli a carico del datore di lavoro, vengano fuori dallo stipendio del lavoratore. Insomma, la tendenza all'evasione dei contribuiti, che il Dossier Caritas sull'immigrazione definisce «tutta italiana», sta cercando nuove forme confermando, però, l'intenzione di essere praticata con particolare disinvoltura nei confronti degli immigrati.
Eppure, le code agli uffici postali, le tante telefonate alla Caritas, stanno ad indicare, a giudizio di Anna Zucconi, la «gran voglia che gli stranieri hanno di emergere dalla clandestinità, di diventare regolari, di avviare una vita che possa garantire un futuro per sé e per i propri figli. Vivere da clandestini è allucinante. La paura, che a volte diventa terrore, non ti abbandona mai».
A.F.

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Siti utili:

Caritas Italiana

Dossier nuova legge Croce blu di Lucera

Ministero dell'Interno

Servizio immigrati del Progetto Arcobaleno

Sportello giuridico immigrazione della Caritas Italiana

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