Toscana
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Dal n. 6 del 10 febbraio 2002

Sanità/4: «118», l'emergenza passa dal cavo

C'è un numero che è diventato sempre più prezioso in caso di bisogno. Si tratta del «118», il numero telefonico gratuito di accesso breve e universale che collega alle centrali operative del sistema di allarme sanitario. Se un cittadino si trova in emergenza chiama questo numero e immediatamente la centrale operativa locale – attiva 24 ore su 24 – accoglie la richiesta di intervento per emergenza sanitaria e coordina tutti gli interventi nell'ambito territoriale di riferimento.
DI SIMONE PITOSSI

DI SIMONE PITOSSI

C'è un numero che è diventato sempre più prezioso in caso di bisogno. Si tratta del «118», il numero telefonico gratuito di accesso breve e universale che collega alle centrali operative del sistema di allarme sanitario. Se un cittadino si trova in emergenza chiama questo numero e immediatamente la centrale operativa locale – attiva 24 ore su 24 – accoglie la richiesta di intervento per emergenza sanitaria e coordina tutti gli interventi nell'ambito territoriale di riferimento.

In pratica ecco come funziona. In Toscana ci sono dodici centrali operative: di fatto, una per ogni provincia con Firenze che ne ha due (una ad Empoli) e Lucca che ne ha un'altra decentrata in Versilia. Ad accogliere le richieste nella centrale operativa c'è un sanitario, in grado di filtrarle attribuendo ad ognuna un codice di gravità che si articolo su quattro colori: rosso, giallo, verde e bianco. Dopo di che viene deciso il tipo di intervento: l'elisoccorso, l'ambulanza medicalizzata (con medico a bordo e due volontari specializzati), l'ambulanza ordinaria (autista e due volontari specializzati). In alcuni casi può essere chiamata l'automedica (medico e infermiere) a sostegno di un'ambulanza ordinaria.

Il sistema toscano dell'emergenza sanitaria territoriale è gestito totalmente dalle tre associazioni di volontariato più significative: Misericordie, Pubbliche assistenze e Croce rossa. C'è un solo caso di un privato e si trova in provincia di Grosseto. «Nel prossimo novembre – osserva Alberto Corsinovi, responsabile nazionale sanità delle Misericordie – scade l'accordo–quadro firmato con la Regione. Stiamo già avviando delle trattative per il rinnovo di questo accordo che ha bisogno solo di alcuni ritocchi. Il sistema del 118 sta andando a regime: c'è una solo grossa difficoltà di tipo organizzativo e riguarda Livorno. Anche lì si sta cercando di risolvere questo contenzioso nato con la Asl».

Anche il livello di qualità dei servizi è buono. «Per quanto riguarda il funzionamento sul territorio – continua – si può dire che è buono al di là di fisiologici episodi di disservizio che non dovrebbero avvenire. Ma il singolo episodio non mette in discussione tutto il sistema». Non solo. «Questo nostro sistema è così ben organizzato – conclude Corsinovi – che vorremmo esportare il “modello Toscana” dell'emergenza anche nelle altre regioni italiane».

E allora proviamo a sentire cosa ne pensa un associazione di volontariato che ogni giorno esce per i servizi di emergenza con le proprie ambulanze. Secondo Raul Caneschi, governatore della Misericordia di Rifredi a Firenze, la «situazione è buona». Non ci sono più difficoltà di collaborazione? «Nella quotidinità – risponde Caneschi – il rapporto tra associazioni di volontariato e 118 è notevolmente migliorato». Ma ai volontari è richiesta sempre maggiore professionalità.... «L'esigenza di professionalità – continua – è indispensabile per tutelare la salute del cittadino. Così al volontario si chiede un impegno sempre più gravoso: tutto ciò sta creando alcuni problemi alle associazioni. Le difficoltà però non ci scoraggiano: la Misericordia di Rifredi, come credo anche le altre, continueranno a fare questo servizio che abbiamo voluto fin dall'inizio e abbiamo contribuito a mantenere a livelli di alta qualità. Importante è che le leggi emanate dalla Regione tengano conto del nostro “status” di volontari. Altrimenti il pericolo di snaturare le nostre radici è sempre dietro l'angolo».

Su questo, più di una volta, è intervenuto in Consiglio regionale Marco Carraresi, capogruppo Ccd. «Non c'è dubbio – attacca Carraresi – che in Toscana l'emergenza sanitaria possa essere gestita solo con la collaborazione fra strutture pubbliche e associazioni di volontariato. Ogni ipotesi in cui il mondo del volontariato sia messo ai margini non è percorribile: per motivi di costi, di assenza di alternative, di tradizione ormai da decenni consolidata».
Ma un po' di confusione, soprattutto sui rispettivi ruoli, è stata fatta. «Il volontariato – si domanda il capogruppo Ccd – continuerà ad avere una condizione di primo piano e di insostituibilità nella gestione dell'emergenza sanitaria, oppure sarà destinato progressivamente a un ruolo marginale e di supplenza nei confronti del pubblico?». Su questo punto, secondo Carraresi, i segnali sono contraddittori: «Né la Regione Toscana né le Aziende sanitarie stanno facendo sufficiente chiarezza. E le recenti disposizioni in materia di trasporto sanitario, emanate dalla Regione, hanno pesantemente penalizzato Misericordie e pubbliche assistenze, costringendo le associazioni a dotarsi di strumentazioni estremamente costose, e i volontari a frequentare corsi di aggiornamento talvolta incompatibili con le loro disponibilità di tempo».
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