Toscana

Sanità: Marroni, «Tagli necessari, ma la qualità sarà migliore»

In tempi di crisi anche la sanità Toscana deve fare i conti la spending review. Tagli ai posti letto, riorganizzazione dei servizi, razionalizzazione delle strutture. Nelle prossime settimane ci saranno sacrifici da fare. Ma non solo. «Da una parte sono impegnato nella tenuta dei conti, dall’altro in un rafforzamento dell’equità e della qualità dei servizi». A parlare è Luigi Marroni, assessore regionale al diritto alla salute, che in pochi mesi si è trovato a dover fronteggiare diversi problemi. L’assessore è venuto a trovarci in redazione. E così abbiamo colto al volo l’occasione per rivolgergli alcune domande – a 360 gradi – proprio a partire dal piano che Marroni ha presentato in Commissione sanità del Consiglio regionale. «Il nostro fondo sanitario – ha spiegato – sarà ridotto nel giro di tre anni di circa 600 milioni, quasi il 10%. La situazione quindi ha accelerato una serie di riforme che comunque pensavamo di mettere in atto nei primi mesi del 2013. Ma non c’è solo questo aspetto. Insieme ai tagli, nel nostro piano di sono elementi importanti di equità e qualità perché il nostro intento è fare una revisione che, nello stesso tempo, porti un risparmio e migliori l’erogazione dei servizi».

Assessore, che tipo di riforma sarà?

«Si tratterà più di una riorganizzazione del sistema produttivo dei servizi. E andremo a rivedere come valorizzare al meglio i nostri 60 mila collaboratori e dipendenti».

Si è parlato di una sensibile riduzione di posti letto. Che cosa significa in pratica?

«Nel nostro piano, il settore più importante è proprio quello che riguarda gli ospedali e il territorio. È previsto un potenziamento del territorio, delle cure intermedie, del medico di famiglia, il miglioramento della vicinanza all’utenza, una rivisitazione complessiva dell’organizzazione. Tutto ciò ci permetterà di servire lo stesso numero di persone meglio di oggi e con minori posti letto. Il taglio dei posti letto sarà solo una conseguenza della migliore organizzazione».

Nei giorni scorsi la Cisl ha lanciato l’allarme su alcune «fughe» in avanti sul fronte dei tagli da parte dei direttori generali delle Asl…

«Nessuna fuga in avanti. In Toscana comandano in primo luogo il presidente e l’assessore. Poi ci sono i direttori generali che hanno grosse responsabilità nel loro territorio. Quello con la Cisl è solo un malinteso. Ci sono due esigenze. Entro fine anno vogliamo passare dalla bozza di riforma ad un documento operativo per il 2013. Nel frattempo dobbiamo salvare anche l’anno in corso nel quale stiamo facendo andare la nostra sanità al livello, più o meno, di sempre ma con 300 milioni in meno. Per questo ci sono delle azioni qualificate che si stanno già operando sul territorio. Quasi ogni settimana vedo tutti i direttori generali per confrontarmi. Ci può anche essere stato qualche disallineamento. Ma posso assicurare che in questo momento ho messo il sistema sotto stress perché voglio salvare la sanità toscana possibilmente migliorandola. I cambiamenti sono dolorosi per tutti ma con i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali ci confrontiamo continuamente perché questa riforma non possiamo farla senza i nostri dipendenti».

La clamorosa protesta dei sindaci dell’Elba: uno si è dimesso, altri sono saliti sul tetto dell’ospedale di Portoferraio per difenderlo dai tagli. Che cosa succederà?

«Ci sono equivoci che stiamo cercando di chiarire anche con il presidente perché la protesta non riguarda solo il settore sanitario. Se ci limitiamo alla sanità, è nostro dovere dare ai cittadini dell’Elba tutta l’assistenza che è possibile offrire sull’isola. Proporremo una sorta di piano sanitario per l’Elba. Poi ci dobbiamo chiedere qual è la missione dell’ospedale elbano: secondo noi è quella di dare tutta l’assistenza fino ad un certo livello di complessità. Oltre non ha senso: per esempio, per realizzare interventi chirurgici sofisticati e complicati, l’Elba non ha i numeri che possono esprimere questo bisogno in loco. Per il resto nessuno ha mai negato che sull’isola sia assicurato tutto ciò che serve».

L’opposizione in Consiglio regionale sottolinea come siano troppi gli enti collegati al sistema socio-sanitario. E c’è anche una proposta: ridurre da 12 a 3 le Asl. È una proposta percorribile?

«Domandarsi ogni tanto come è organizzata la nostra struttura istituzionale è una cosa sensata. Niente è eterno. Però in questo momento in cui usciamo dal dibattito sulle province sommare anche la questione della fusione delle Asl immetterebbe nel nostro sistema una fibrillazione e un’ansia eccessive. Non è il momento adeguato. Tra l’altro le Asl sono aziende molto grandi, con tanti dipendenti e bilanci importanti: quindi anche una “governance” abbastanza capillare non è campata per aria. Non si tratta di una moltiplicazione di enti gratuita».

Ha preso avvio da pochi giorni la conferenza regionale per il trasporto sanitario nella quale il volontariato entra da protagonista. Che novità è per la Toscana?

«In virtù di una sentenza europea che rimetteva in discussione il nostro rapporto con il volontariato nel settore del trasporto socio-sanitario abbiamo riorganizzato il settore. Questa legge dice oggi che il volontariato è parte del sistema e quindi stabilisce uno status paritetico tra l’ente pubblico e le associazioni. Nel contempo sono state messe a fuoco una serie di regole. L’ultimo atto di questo percorso era la Conferenza: è l’organo deputato a governare tutto il settore del trasporto d’urgenza e non, dei servizi socio-sanitari».

Tra le eccellenze toscane ce ne sono due che riguardano il settore pediatrico: l’Ospedale del Cuore di Massa, «perla» a livello europeo nel settore della cardiochirurgia, e il Meyer di Firenze. Le due strutture sono però divise da oltre 100 chilometri. C’è un modo per metterle in rete?

«L’ospedale di Massa ha una sua storia importante e la nostra cardiochirurgia pediatrica è lì. Nel frattempo il Meyer ha acquisito un ruolo di grande livello nelle patologie pediatriche che però non ha la cardiochirurgia, settore del quale è sentito sempre più il bisogno. La soluzione – ed è un progetto al quale stiamo lavorando in questi giorni – sarà quella di avere una “proiezione” stabile della cardiochirurgia dell’ospedale di Massa al Meyer»

L’ultima domanda riguarda l’influenza: a che punto siamo con la campagna di vaccinazione dopo alcuni problemi che hanno riguardato vaccini bloccati?

«Non sono mai andati in distribuzione in Toscana prodotti non sicuri. I vaccini sono stati sbloccati dal Ministero e quindi sono già in distribuzione nel territorio. La campagna, pur con qualche giorno di ritardo, sta iniziando. Ora c’è tutto il tempo per vaccinarsi entro i primi di dicembre per essere coperti nel momento del picco influenzale previsto per inizio gennaio».