Toscana
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Dal n. 25 del 29 giugno 2003

Scienza e tecnologia, tra speranze e timori

Si è discusso di «Speranze e timori della scienza e della tecnologia», nel seminario ospitato il 21 giugno a Firenze, all'interno del percorso di avvicinamento alla prossima settimana sociale (tema «La democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri»), in programma a Bologna nell'autunno del 2004. Con Paolo Blasi, già rettore dell'Ateneo di Firenze, e relatore al seminario, abbiamo affrontato il tema delle potenzialità, ma anche dei rischi che lo sviluppo della scienza porta con sé.
DI ANDREA FAGIOLI

Scienza e tecnologia, tra speranze e timori

di Andrea Fagioli
«Questo seminario sulla scienza e la tecnologia si colloca bene a Firenze. Firenze infatti non è solo la patria della lingua italiana e dell'arte del rinascimento, ma anche della scienza moderna, che ha le sue radici qui con Leonardo e soprattutto con Galileo, «pisano di Firenze». Ma questa è anche la seconda patria di Nicolò Stenone, che al filosofo Leibniz, che scherzosamente gli aveva chiesto se avesse trovato la verità della religione cattolica nel midollo delle ossa, rispondeva: «Dio le ha fatto rivolgere a me questa domanda, se avevo trovato la verità della religione cattolica nel midollo delle ossa. Ebbene, le scoperte sulla struttura delle ossa sono servite ad aprirmi gli occhi per conoscere Dio e servirlo il meglio possibile. Dio, facendomi rinunziare alla presunzione filosofica attraverso le scoperte anatomiche, mi ha condotto poco a poco ad amare l'umiltà cristiana, l'atteggiamento più degno di un'anima ragionevole».

Con questo richiamo ai gloriosi trascorsi di Firenze e la citazione della lettera del vescovo e scienziato danese, l'arcivescovo Ennio Antonelli ha fatto gli onori di casa al seminario su «Speranze e timori della scienza e della tecnologia», ospitato il 21 giugno a Palazzo Incontri.
Quella dei seminari preparatori alla prossima Settimana sociale dei cattolici italiani (tema «La democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri»), in programma a Bologna nell'autunno del 2004, è una novità assoluta, come hanno spiegato sia il presidente del Comitato organizzatore, monsignor Lorenzo Chiarinelli, che il coordinatore del seminario fiorentino (il secondo della serie), Giuseppe Dalla Torre.

Quello scientifico e tecnologico è un nuovo potere, esteso in tutte le dimensioni della vita individuale e collettiva, un potere forte, in notevole espansione, per sua natura transnazionale, fortemente autoreferenziale, che appare spesso insofferente alle regolamentazioni, sia sul piano etico che su quello giuridico. Un potere che essendo accessibile a pochi, si presenta spesso nelle vesti dell'oracolo anziché in quelle di una componente, tra le altre, della società civile.

Per approfondire il fenomeno sul piano culturale, per comprenderne da un lato le logiche interne di sviluppo e, dall'altro, la possibilità di una regolamentazione, si sono confrontati a Firenze docenti di Filosofia del diritto, di Ingegneria, di Fisica, di Fisiologia e di Teologia dogmatica: Francesco D'Agostino, Gabriele Falciasecca, Paolo Blasi, Flavio Keller e José Maria Galvan ai cui interventi è seguito un ampio dibattito alla presenza anche dei vescovi di Fiesole, Luciano Giovannetti, e di Prato, Gastone Simoni.
Concordi, i relatori, nel ritenere che le speranze e i timori hanno sempre accompagnato gli sviluppi della scienza e della tecnologia, che il prevalere dell'uno o dell'altro sentimento si è alternato nel tempo, facendo apparire alcuni momenti storici come pervasi da sfrenato ottimismo ed altri più attenti ai risvolti negativi. In realtà, la scienza e la tecnologia sono strumenti necessari per governare lo sviluppo dell'umanità e per riequilibrare le diversità economiche e sociali tra Nord e Sud e Ovest ed Est, ma vanno utilizzati con intelligente responsabilità, con la consapevolezza delle loro potenzialità ed anche dei loro limiti. In agguato, com'è stato messo in evidenza, c'è sempre la tentazione di Adamo: quella di utilizzare la scienza e la tecnologia per diventare Dio.

Non sono mancati nel corso del seminario, costanti riferimenti ad internet e più in generale ai mass media, la cui sempre maggiore diffusione e la tendenza a stimolare l'emotività più che la razionalità favorisce un esteso e forte condizionamento dell'opinione pubblica, al punto da non distinguere più tra le scelte libere e quelle imposte.
Ma al di là di ogni antica diffidenza, decisamente incompatibile con gli insegnamenti di una Chiesa che nel Concilio Vaticano II ha parlato di legittima autonomia delle scienze e della necessità di riconoscere le esigenze del loro metodo, l'interesse dei cattolici italiani è ora quello di contribuire alla comprensione di un fenomeno epocale e progettare nuove forme del vivere sociale.

Chi ha combattuto contro la tecnologia ha perso, nonostante ci siano ancora delle scaramucce. La tecnologia ha vinto dal di dentro. Se poco a poco il motore, l'elettricità, il telefono si sono introdotti nella vita dell'uomo fino a diventare elementi che quasi non si sentono se non quando mancano, si può dire che negli ultimi anni il processo si è accelerato, tutto è stato invaso dalla tecnologia: persino i meccanismi più basilari della produzione della vita sono caduti sotto il suo dominio. Ecco allora che non è sembrato inopportuno, ai partecipanti al seminario di Firenze, un salto nel passato, all'11 marzo 1937, per concludere con le parole di Guglielmo Marconi dal radiomessaggio al Chigago Tribune Forum e sentirsi «desiderosi di utilizzare le conquiste della scienza e dell'ingegno umano», ma solo «per il bene comune».

Gli appuntamenti in vista di Bologna
La 44^ Settimana sociale dei cattolici italiani si terrà a Bologna nell'autunno del prossimo anno ed avrà per tema «La democrazia: nuovi scenari e nuovi poteri».

A Roma, nel maggio scorso, c'è stata la prima significativa tappa del cammino: il seminario «Dove vanno le istituzioni?». Dopo di che, il 21 giugno, Firenze ha ospitato il secondo seminario: «Speranze e timori della scienza e della tecnologia», ovvero «un ulteriore passo verso la Settimana sociale che ha rappresentato – come spiega il vescovo presidente del Comitato, Lorenzo Chiarinelli, che è anche titolare di Viterbo – uno snodo essenziale per tematica e per autorevolezza di interventi».

Ad ottobre, il 18, nel cammino di avvicinamento a Bologna, sarà Milano ad ospitare il terzo seminario su «Come stanno cambiando l'economia e la finanza?». Dopo di che sarà la volta di Napoli, il 31 gennaio 2004, ad accogliere i partecipanti al quarto ed ultimo seminario preparatorio su «La “governance” globale: regole e procedure nel governo delle entità istituzionali».

Ogni seminario ha avuto ed avrà un coordinatore: Cesare Mirabelli e Giuseppe Dalla Torre hanno seguito i primi due, mentre a Stefano Zamagni spetta quello di Milano e a padre Michele Simone quello di Napoli.

«Sia la distribuzione geografica che quella temporale e, soprattutto, la puntuale identificazione dei temi dei Seminari intendono – spiega Chiarinelli – da un lato sollecitare a favorire partecipazione e spazi di elaborazione culturale e di confronto; dall'altro esplorare il tema generale della settimana e maturare convergenze e consensi in vista di possibile e coerente progettualità».

A Roma e Firenze le cose sono andate bene e «se il coinvolgimento continuerà, come speriamo, avremmo creato – dice ancora Chiarinelli – occasioni felici per raccogliere e suscitare energie intellettuali in sintonia col già collaudato progetto culturale, per sollecitare confronti e valorizzare specifiche competenze. Soprattutto per favorire il raccordo tra le esperienze associative e aprire a protagonismo le molteplici presenze dei contesti locali, individuali e collettive. La Settimana sarà così un punto d'arrivo di itinerari articolati, luogo di sintesi e di auspicata propositività. Ma più puntuali passaggi saranno comunicati in itinere. Evidentemente si tratta di un impegno non presuntuoso, ma esigente; qualificato, ma non elitario; dialogico, ma non apologetico. Un modo, riteniamo – conclude il vescovo di Viterbo – di stare dentro la storia e di farsi carico, da credenti, della storia».

Paolo Blasi: non bisogna aver paura del nuovo
«Gli ultimi tre secoli ed in particolare l'ultimo secolo del passato millennio hanno visto uno sviluppo delle conoscenze scientifiche senza uguali nella storia dell'uomo. La comprensione del mondo che ci circonda è sempre più vasta e se da una parte suscita crescente e sempre nuovo stupore per l'armonia e la complessità del creato dall'altra ha permesso e permette lo sviluppo di sempre nuove tecnologie al servizio dell'uomo. Ma le scoperte scientifiche – avverte Paolo Blasi – hanno anche permesso all'uomo di costruire armi sempre più sofisticate e distruttive che politici e militari hanno sperimentato e utilizzato nelle numerose guerre che hanno insanguinato il secolo scorso».
Blasi, docente di Fisica generale ed ex rettore dell'Università di Firenze, è uno degli esperti coinvolti nel cammino verso la Settimana sociale. A lui è toccata una delle relazioni fondamentali al seminario di Firenze su «Speranze e timori della scienza e della tecnologia».

«Le tecnologie sempre nuove che si sono potute sviluppare grazie al grande incremento delle conoscenze scientifiche hanno sì migliorato la vita di milioni di persone – spiega Blasi –, ma hanno inciso e incidono sulle risorse non rinnovabili del pianeta e sull'ambiente. Sono nati problemi etici nuovi che necessitano una discussione e un inquadramento filosfico, giuridico, pratico e che chiamano anche le religioni a definire i rapporti tra tali nuovi problemi e i principi morali di cui ogni religione è gelosa custode. La velocità con la quale si sviluppano le conoscenze e le tecnologie produce cambiamenti continui e rapidi negli assetti sociali, nell'organizzazione del lavoro, nella vita della famiglia».

L'evoluzione della società non è più un processo lento rispetto alla durata di una vita umana, anzi: «è oggi così rapida che nel tempo di una vita – dice il docente fiorentino – si attuano cambiamenti così profondi da rendere difficile se non impossibile per dei genitori o per degli insegnanti prefigurare le caratteristiche della società futura e su queste modellare e incentrare la loro funzione formativa ed educativa». Vi sono quindi problemi per le famiglie, per la scuola, per l'organizzazione sociale. «Personalmente ritengo – dice ancora Blasi – che l'uomo, di fronte alle enormi possibilità che la scienza e la tecnologia gli offrono, si trovi oggi come mai nel passato davanti ad una grande responsabilità quella cioè di crescere moralmente in modo da essere capace di governare le nuove possibilità a vantaggio dell'uomo e non contro di esso».

Lo sviluppo della ricerca scientifica pone e porrà anche in futuro problemi etici e giuridici, «ma non dovrebbe suscitare paura – avverte l'ex rettore – perché la conoscenza è ricchezza umana ed anche se non è automaticamente saggezza dovrebbe comunque ispirarla. La paura della scienza, facendo crescere l'ansia per ciò che non si conosce personalmente, non solo abbassa la qualità della vita, ma provoca anche un rallentamento dello sviluppo delle conoscenze e quindi della crescita umana e sociale».
In materia scientifica ci sarebbe troppa ignoranza, al punto che Blasi, a questo proposito, se la prende con gli allarmismi televisivi, ma anche, ad esempio, con la Regione Toscana che, «per apparire più attenta delle altre alla salute dei cittadini, si è posta come obiettivo un limite per l'intensità del campo elettrico venti volte inferiore a quello nazionale. Tutto ciò – a giudizio del docente di Fisica generale – sta comportando investimenti di ingenti somme senza alcun vantaggio per i cittadini per monitorare il livello del campo elettromagnetico in tutto il territorio e non solo dove questo è irradiato e quindi maggiore. Tali somme sono così sottratte a impieghi certamente più necessari ed urgenti come quelli nella sanità o nei trasporti».

I problemi legati allo sviluppo scientifico e tecnologico sono dunque complessi e Blasi si «augura che il secolo appena iniziato rivaluti la persona umana anche nella sua dimensione religiosa e quindi in tutta la sua dignità e sappia così come nel passato umanesimo creare una nuova stagione di promozione di tutta l'umanità per diminuirne le sofferenze, le guerre, la povertà e per dare a tutti una vita dignitosa degna della natura umana che, come cristiani non possiamo dimenticare, è stata elevata e salvata con l'incarnazione di Cristo».

I degni eredi di Leonardo. La Toscana tecnologica

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