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Scuola, l'augurio del vescovo Tardelli: «Rientro deve essere carico di belle aspettative»

Il vescovo Tardelli rivolge un messaggio di saluto e augurio al mondo scolastico: «Non è il momento della mediocrità. Ora più che mai occorre credere alla funzione educativa della scuola». Ecco il testo integrale

Tardelli

All’inizio del nuovo anno scolastico vorrei far arrivare a tutte le componenti della scuola il mio saluto e il mio augurio. Prima di tutto a voi ragazzi, dai più piccini ai più grandi: avete tra le vostre mani un tempo prezioso e speciale che non tornerà più. Vorrei che non vi fermaste al “ci devo andare” ma che l’entrare in classe fosse carico di belle aspettative: amici, incontri, saperi, occasioni di futuro. Impegnatevi, datevi da fare, nella convinzione che state costruendo la  vostra vita e che l’esperienza scolastica resterà comunque importante nella vostra vita. Non cercate scorciatoie e scuse. Non perdete le occasioni di crescita. Non schivate l’impegno. Ci si forma anche superando le difficoltà. Si gioisce nel raggiungere i risultati con le proprie forze.

Poi il mio saluto e augurio va a tutti i docenti di ogni ordine e grado e vuole avere le caratteristiche di un incoraggiamento. Non è mai abbastanza il sostegno che tutta la comunità civile dovrebbe assicurarvi sotto tutti gli aspetti e il vostro lavoro dovrebbe avere un riconoscimento speciale perché siete determinanti per la maturazione di giovani uomini. Non è solo un lavoro l’essere insegnanti: in-segnare infatti significa lasciare un segno che possa essere assieme ago di una bussola che orienta, e traccia di bene che resta nell’animo. Ogni giorno, ogni scelta sta assieme nel passato e nel futuro degli alunni. Non può mancare in questo momento un saluto affettuoso e riconoscente a voi, insegnanti di religione cattolica che portate avanti il vostro servizio con dedizione, competenza e responsabilità.

Penso poi ai voi, cari genitori, primi responsabili della educazione dei vostri figli. Nella scuola voi trovate un aiuto al vostro compito, non un ostacolo. Voi portate a scuola i vostri figli per garantirgli un futuro, perché possano ricevere una formazione integrale, solida e approfondita. Vi attendete giustamente una scuola all’altezza della sua missione ma perché questa attesa si compia occorre un’alleanza positiva e costruttiva tra genitori, insegnanti e alunni,  come un’attenzione concreta da parte del parlamento e dei governi.

Voglio salutare in questo momento anche il personale della scuola che ogni mattina dà il proprio contributo ad un futuro migliore: un banco sistemato, un ambiente decoroso, una pratica snellita, un laboratorio attrezzato saranno parte del futuro degli uomini e delle donne di domani. Si fonderanno nei loro ricordi. Orienteranno scelte ed orizzonti. Infine un augurio grande ai dirigenti scolastici: un lavoro difficile che richiede tanta competenza, tanta pazienza e disponibilità al servizio. A voi il compito certamente non facile ma importantissimo di contribuire a costruire un ambiente educativo e formativo, in un clima di gratitudine e di rispetto nei confronti degli sforzi di ciascuno, quando sono orientati al bene. 

Oltre al saluto e ai miei auguri, vorrei invitare tutti quanti a guardare alla scuola come a una grande opportunità per costruire un mondo migliore di quello che, purtroppo, in questo tempo stiamo conoscendo. La situazione generale potrebbe davvero portarci allo scoramento. Ma ora più che mai occorre credere alla funzione educativa della scuola. Direi che, proprio in questo tempo, ci vuole l’impegno generoso di tutti, richiamando dal profondo dell’animo i valori più alti, le motivazioni più nobili, i sogni più arditi. Non è il momento della mediocrità! E un rischio non va trascurato: quello di una scuola che rilascia titoli ma non forma. A pagare per primi il prezzo di una scuola poco o meno capace di attrezzare alle sfide vere del futuro sarebbero coloro per i quali esso non è garantito, cioè i più deboli e i più fragili, esposti così rischi e incertezze crescenti e a volte definitivi. Sarebbe comunque un fallimento per tutti

Credo allora che un modo giusto di iniziare il nuovo anno scolastico – e così termino il mio messaggio - sia quello di farci una domanda solo apparentemente banale: perché si va a scuola? In altri termini, qual è lo scopo che porta studenti e docenti ad entrare in classe ogni mattina e i genitori ad accompagnare i propri figli? Una domanda densa la cui risposta potrebbe ridonarci quello slancio e quell’entusiasmo che è indispensabile per vivere appieno l’avventura bella della scuola.

+ Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia

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