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Sinodo: vescovo Pistoia, <<Unità e ascolto>>

Mons. Tardelli spiega i tratti fondamentali del sinodo diocesano, il primo dal 1937. Un momento fondamentale del cammino sarà la veglia di Pentecoste

Sinodo: vescovo Pistoia, <<Unità e ascolto>>

«È ora davvero il momento in cui i laici, donne e uomini, assumano con gioia il dono e la responsabilità di essere parte viva della Chiesa». Il 2022 sarà l’anno del Sinodo. Un’opportunità straordinaria per tutta la Chiesa di Pistoia. «È venuto il tempo ormai, dopo tante tergiversazioni, — ha affermato il Vescovo Tardelli in una lunga intervista rilasciata al settimanale diocesano “La Vita” — che la grazia del Battesimo si esprima nella partecipazione plurale e gioiosa di tutto il popolo di Dio alla vita e alla missione della Chiesa. Non si tratta di protagonismo: si tratta di essere in Cristo a servizio gli uni degli altri e, insieme, degli uomini e delle donne del nostro tempo».

La sinodalità è all’ordine del giorno nella Chiesa universale. Ne parla costantemente papa Francesco, che ha chiesto di dedicare proprio a questo tema il prossimo Sinodo dei Vescovi, né discuterà la Chiesa italiana nei prossimi anni. Un momento storico per tutta la Chiesa dunque, che vuole cercare davvero di uscire e ripensare la propria presenza nel mondo. Un momento storico per la Chiesa di Pistoia, che celebrerà il suo primo sinodo dopo il Concilio Vaticano II. L’ultimo risale infatti al 1937. Di tempo, da allora, ne è passato davvero molto: la Chiesa e il mondo sono profondamente cambiati. «Mi è sembrato necessario, perciò, — spiega il vescovo — convocare tutte le varie componenti della Chiesa diocesana, perché ci si sentisse quello che in realtà siamo, per la potenza dello Spirito: cioè un corpo organico e vitale». 

Il sinodo diocesano è soprattutto l’occasione per avviare un “processo”, maturare uno stile di ascolto e arricchimento reciproco. Un cammino unitario fatto di comunione e preghiera che impegnerà tutto il territorio diocesano, dall’Abetone a Limite sull’Arno, da Vinci a Montemurlo. «Il coinvolgimento — spiega Tardelli — non è facile. La stessa variegata configurazione geografica e culturale della Diocesi lo rende problematico. Dobbiamo poi vincere resistenze e abitudini isolazionistiche che si sono consolidate in decenni». «La recente riforma dei vicariati che, aumentandone il numero, ha reso inoltre più concreta e fattibile la collaborazione tra parrocchie vicine, è sicuramente un modo efficace di coinvolgimento. Molto importante — continua Tardelli — sarà poi la realizzazione dei “gruppi sinodali” in ciascuna parrocchia o realtà ecclesiale per la consultazione del popolo di Dio e anche oltre. Non dimentichiamo infine che stiamo vivendo l’anno santo iacobeo: un’occasione davvero significativa per coinvolgere l’intera diocesi in un cammino comune che sia pellegrinaggio di fede, di speranza e di carità». 

Il Sinodo, tuttavia, non è un piccolo parlamento, né assomiglia ad un referendum, non può in definitiva, essere ridotto all’esercizio o all’acquisizione di formule democratiche. Il Sinodo è molto di più. «Il processo sinodale — spiega Mons. Tardelli — non si identifica infatti con un qualsiasi procedimento di tipo assembleare dove si conteggiano le varie opinioni. È invece ascolto dello Spirito, per capire, insieme, dove Egli vuole condurci. È evento dello Spirito e quindi ha bisogno di preghiera, di invocazione, di disponibilità alla sua azione. Guai a pensare che siamo noi a guidare la chiesa!».

La celebrazione del sinodo prevede diversi momenti significativi e un lungo tempo di ascolto e condivisione. «Un momento importantissimo di coinvolgimento corale, sarà la Pentecoste di questo anno, il 4 e il 5 di giugno. Lì, tutta intera la chiesa diocesana, a partire dalle parrocchie, fino ad arrivare ad ogni altra realtà, si metterà come gli apostoli nel cenacolo, ad invocare lo Spirito Santo».

Fonte: Comunicato stampa
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