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Sorrisi d'Africa: Silvia, giovane toscana volontaria in Tanzania

Silvia De Lucia è una ragazza di Certaldo che ama i viaggi e il volontariato, ed è particolarmente felice quando può unire queste due passioni. In questi giorni è in Africa per fare servizio alla Scuola Alfa fondata da un frate farncescano in Tanzania. Le abbiamo chiesto di raccontare la sua esperienza.

Percorsi: Africa - Volontariato
Sorrisi d'Africa: Silvia, giovane toscana volontaria in Tanzania

Terra Africana.
Scendo dall’aereo.
Un cartello con la scritta «Karibu Tanzania».
Subito mi freme il cuore.
Visto, ultimi controlli, vado verso l’uscita.
Si aprono le porte ed ecco che realizzo di essere arrivata nel posto che tanto desideravo.
Un taxi, l’attesa del primo bus per arrivare a destinazione. Parte: Cinque ore e sono a Morogoro.
Pochi giorni qui e subito un’aria di amore e semplicità mi inebria l’anima.
«Mambo» «Poa», uno dei tanti saluti che esistono qua, a volte durano anche interi minuti.
Si saluta tutti, si accoglie tutti e soprattutto si condivide tutto.
L’aiuto nella realtà della «Alfa School», migliaia di ragazzi e ragazze.
Io che le insegno qualcosa in Italiano e loro che provano a farmi entrare in testa qualche parola in Swaili. I loro sogni, l’aspetto del loro futuro marito, la squadra del cuore: Simba e Younger, sono le principali.
L’orfanatrofio, una struttura grande, sessanta quattro pargoli abbandonati. Alla vista dei biscotti impazziscono, giocano, si rincorrono, e basta un semplice solletico per farsi chiamare «Mama».
E poi la Casa Famiglia dove alloggio la notte.
Sei pargoli, una «Mama» che li accudisce ed una «Sister» che le da una mano. Quando torno a casa sono lì pronti ad aspettarmi per giocare, per parlare o anche solo per due coccole.
Giro in bici in assoluta libertà. Le persone che mi salutano curiosi nel vedere un colore diverso. Sono felici.
I bambini che mi rincorrono, che mi osservano, che vorrebbero buttarsi tra le mie braccia.
Gli svariati mezzi che offrono trasporto in cambio di pochi scellini: Il «piki piki» (una moto), il «Bajaji» (un’Ape rivestita, ma aperta sui lati) ed il «Dailala», un mini bus, che accoglie dentro molteplici persone.
Il cibo: Chapati, pilau, samosa, frutta tropicale.
Le scarpe tolte prima di entrare in casa al suono di «Odi» (permesso).
Il minimalismo, la cordialità. Tutti elementi che noi occidentali abbiamo dimenticato.
Camminare, godersi ogni odore ed ogni dettaglio.
La pace, la serenità, la freschezza, tutte cose che temevo di aver perso negli ultimi mesi si sono riappropriate di me.
Si da una mano in tutto quello che c’è da fare, si torna a casa stanchi ma con una potenza dentro non quantificabile.
Ai miei amici e parenti che chiedono so rispondere solo: «Non so come fare a tornare, sto da Dio».
Qui una magia strana ha deciso di farmi un incantesimo.
E non voglio che finisca.
Hakuna Matata!

Sorrisi d'Africa: Silvia, giovane toscana volontaria in Tanzania
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