Toscana
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Dal n. 4 del 26 gennaio 2003

Statuto regionale, dibattito aperto su prefernza e consiglieri

I lavori sullo Statuto procedono in maniera spedita. «Entro luglio il testo sarà definitivo». A confermare i tempi di approvazione è Piero Pizzi, presidente della Commissione che lavora all'elaborazione della nuova carta costituzionale regionale. I problemi sul tappeto sono vari. Su gran parte c'è accordo tra maggioranza e minoranza, tra centronistra e Polo. Ma su alcuni temi le divisioni sono forti, non solo tra schieramenti, ma anche all'interno delle forze di governo e opposizione. A dividere è soprattutto la questione della legge elettorale e in particolare il meccanismo delle preferenze.
DI SIMONE PITOSSI

Statuto regionale, dibattito aperto su prefernza e consiglieri

di Simone Pitossi
I lavori sullo Statuto procedono in maniera spedita. «Entro luglio il testo sarà definitivo». A confermare i tempi di approvazione è Piero Pizzi, presidente della Commissione che lavora all'elaborazione della nuova carta costituzionale regionale. I problemi sul tappeto sono vari. Su gran parte c'è accordo tra maggioranza e minoranza, tra centronistra e Polo. Ma su alcuni temi le divisioni sono forti, non solo tra schieramenti, ma anche all'interno delle forze di governo e opposizione. A dividere è soprattutto la questione della legge elettorale e in particolare il meccanismo delle preferenze.

«La Commissione – spiega Pizzi – non ha ancora esaminato la legge elettorale. In particolare, la sottocommissione presieduta da Maurizio Bianconi che si occupa di questo, sta lavorando su vari ipotesi. Ma si tratta di questioni del tutto aperte, non discusse». Sulla legge elettorale ci sono le proposte e le ipotesi più varie. Si va dal proporzionale puro, ai collegi elettorali, dall'elezione del presidente e del vice all'aumento del numero dei consiglieri per arrivare fino all'abolizione del voto di preferenza.

Tra i maggiori sostenitori di quest'ultima proposta ci sono i Ds, che hanno già depositato un documento. «Bisogna togliere il meccanismo delle preferenze – spiega il capogruppo Paolo Cocchi – perché è controproducente una competizione fra candidati dello stesso partito. Tutto ciò non fa altro che favorire comportamenti degenerativi e un'eccessiva lievitazione dei costi della politica». Ma tutto ciò dovrebbe andare di pari passo «con le elezioni primarie – conclude Cocchi – per non lasciare ai vertici dei partiti il compito della selezione delle candidature». Dello stesso tenore la posizione dei Comunisti italiani.

«La corsa sfrenata alle preferenze – commenta il capogruppo Luciano Ghelli – provoca guasti». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Fabio Roggiolani, capogruppo dei Verdi: «Le preferenze alimentano la competizione che rende necessaria una gran quantità di investimenti elettorali. Tutto ciò è sbagliato». Ma la posizione dei Verdi non è unitaria: infatti l'assessore Tommaso Franci si è dichiarato contrario all'abolizione delle preferenze.

Divisa è anche la Margherita con la componente «popolare» che difende il meccanismo delle preferenze. «La preferenza – osserva Gianluca Parrini – costituisce l'ultimo baluardo delle democrazia in un sistema ove quasi tutte le modalità elettive stanno degenerando verso forme di maggioritario spinto. L'abolizione delinea un meccanismo di decisione tutto interno e tutto riverso dentro le logiche partitocratiche». Parrini – che in questa posizione è d'accordo con il capogruppo Monaci – nota poi che il comportamento della sinistra e soprattutto dei Ds, in questo caso, sia schizofrenico. «Da un lato si stanno forzando le regole fondamentali della democrazia rappresentativa per coinvolgere movimenti e girotondi. Dall'altro – conclude il consigliere della Margherita – si vorrrebbe riaffidare il potere decisionale elettivo del Parlamento regionale unicamente alle segreterie dei partiti».

Possibilisti si dichiarano in casa di Alleanza nazionale. Il capogruppo Maurizio Bianconi dice che è necessario esaminare la riforma nel suo complesso però «è certo che la preferenza aumenta la conflittualità interna alle liste». Nettamente contrario all'abolizione è Lorenzo Zirri, capogruppo di Forza Italia: «Non è giusto togliere la scelta al cittadino elettore. Sarebbe intollerabile un sistema dove i segretari dei partiti avessero la capacità di decidere tutto».

In pieno accordo con gli «azzurri» anche l'Udc rappresentata in Consiglio da Franco Banchi e Marco Carraresi. «La preferenza – annunciano in coro – non si può togliere. Per questo siamo pronti a dare battaglia». E così anche Giovanni Barbagli di Rifondazione comunista si trova, questa volta, in sintonia con il centrodestra: «È necessaro mantenere il voto di preferenza per evitare che l'accentramento sulle logiche partitiche abbia effetti negativi sulla volontà dei cittadini».

Anche Pieraldo Ciucchi (Sdi) chiede che il voto di preferenza rimanga per «non fare trionfare le burocrazie dei partiti».

Un altro dei problemi sul tappeto è quello dell'aumento dei consiglieri regionali, attualmente 50. Una proposta vuole portare il numero a 60. Anche su questo – come ci spiega Pizzi – la sottocommissione non ha posto mano. La Commissione sta invece esaminando vari argomenti che troveranno posto all'interno dello Statuto. Questa settimana c'è stata la seduta sul Consiglio regionale, i compiti delle commissioni, le commissioni di vigilanza, i poteri di controllo delle commissioni. «La questione politica più importante che è emersa – spiega il presidente Pizzi – è che alle commissioni potrebbe essere dato il compito di verificare l'impatto delle leggi. Tutto ciò pressuppone che il Consiglio regionale si doti di una struttura tecnica di supporto ai consiglieri. Questo cosa significa: fino ad ora i consiglieri devono fidarsi della Giunta, con questo strumento il Consiglio potrà fare verifiche autonome».

Nelle prossime settimane verranno affrontati altri argomento quali la sussidiarietà, i referendum e la partecipazione, la forma di governo, i principi e i diritti. «Una seduta tutte le settimane: si procede con molta determinazione. Così – conclude Pizzi – entro la fine di aprile ci sarà l'articolato completo e quindi il periodo di maggio e giugno sarà dedicato alle consultazioni con la società». Così entro luglio il Consiglio regionale dovrebbe approvare la prima lettura dello nuovo Statuto. E sessanta giorni dopo ci sarà la seconda lettura: se non ci saranno modifiche la riforma sarà varata.

Le tappe
Le sedute
La Commissione speciale Statuto, presieduta da Piero Pizzi, ha ripreso il lavoro in questo gennaio esaminando gli argomenti che faranno parte dello Statuto. La Commissione si riunisce ogni settimana.

Gli argomenti
Questa settimana c'è stata la seduta sul Consiglio regionale, i compiti delle commissioni, le commissioni di vigilanza, i poteri di controllo delle commissioni. Nelle prossime settimane verranno affrontati altri argomenti quali la sussidiarietà, i referendum e la partecipazione, la forma di governo, i principi e i diritti.

Le consultazioni
Entro la fine di aprile ci sarà l'articolato completo e quindi il periodo di maggio e giugno sarà dedicato alle consultazioni con la società.

In consiglio regionale
Così entro luglio il Consiglio regionale dovrebbe approvare la prima lettura dello nuovo Statuto. E sessanta giorni dopo ci sarà la seconda lettura: se non ci saranno modifiche la riforma sarà varata.

Il sistema elettorale
Una sottocommissione, presieduta da Maurizio Bianconi, si occupa della legge elettorale. La riforma del sistema elettorale non fa parte dello Statuto, ma dovrebbe andare avanti di pari passo, attraverso una legge parallela.

L'attuale legge elettorale prevede l'elezione diretta del presidente al quale è collegato un listino di 10 consiglieri. Gli altri 40 consiglieri vengono eletti col sistema proporzionale e col voto di preferenza su collegi provinciali.

Una delle ipotesi presentate prevede l'abolizione del voto di preferenza. Così l'elezione del presidente col suo listino resterebbe diretta, mentre gli altri consiglieri sarebbero eletti secondo l'ordine di lista scelto dai partiti. C'è anche la proposta di inserire una quota di seggi da assegnare con l'uninominale (come per il Senato)

Un'altra proposta prevede l'aumento del numero dei consiglieri (da 50 a 60) per affrontare le nuove competenze.

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