Toscana

Tagli pesanti per i treni: a rischio 20 Intercity

di Ennio Cicali

Siamo alle solite, sono appena trascorsi un paio di mesi dalla mobilitazione per scongiurare la soppressione di sei treni Intercity, poi solo rinviata, che il problema si ripresenta, ancora più grave. Sono 20 stavolta i treni Intercity che dovrebbero scomparire, penalizzando i viaggiatori di Prato, Firenze, Arezzo e Chiusi. Non va meglio per la costa. L’elenco è lungo e comprende alcuni collegamenti tra i più importanti per la nostra regione. Prato è la città più penalizzata. Previsto anche il taglio della biglietteria di Massa.

Mancano i soldiI motivi della stretta sono i soliti: mancano i soldi. Infatti, il motivo della ristrutturazione degli Intercity, che porterà alla soppressione di alcuni di essi («ancora non siamo in grado di dire quali e quanti taglieremo con l’avvento del nuovo orario», hanno avvertito dal gruppo Ferrovie dello Stato) sta proprio nel fatto che si tratta di treni che non rendono, che perdono: «Ci sono anche treni che perdono più di un milione d’euro l’anno».L’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti sottolinea quindi la necessità di maggiori investimenti da parte di Stato e Regioni, altrimenti si taglia. Affermazione che trova la pronta risposta dell’assessore regionale ai trasporti Riccardo Conti. «L’impegno della Regione – spiega – ha già raggiunto i 30 milioni l’anno e si appresta, per il 2009, a salire a quaranta». Altri 4 milioni saranno destinati alla riorganizzazione della Pisa-La Spezia- Pontremoli. Rincara la dose Claudio Martini, presidente della giunta: «La Regione – dice – ha investito per l’acquisto di treni e per i servizi 180 milioni di euro in dieci anni».

I soldi ballano, ma non bastano, Trenitalia ha fretta di tagliare i rami secchi considerati troppo poco redditizi, in modo da avere più fondi da investire nei treni veloci e presentarsi competitiva alla gara per privati che dal 2009 scatterà per l’alta velocità.

«Noi non viaggiamo gratis» dicono la loro anche i pendolari, il «popolo» variegato che viaggia sui treni regionali e intercity: lavoratori, studenti, persone che hanno scelto il treno, lasciando a casa l’auto, spesso a causa degli aumentati costi di benzina e parcheggi. Ognuno dei 250 mila pendolari paga, mediamente, 50 euro al mese. Pochi, molti? Molti per chi frequenta ogni giorno treni non sempre puntuali, con la pulizia così e così, carrozze spesso chiuse nelle ore di punta per mancanza di personale, porte che non si aprono, scarsi controlli nei vagoni. Troppi per chi è alle prese con buste paga da mille euro poco più. Noi abbiamo già dato, spiega dal canto suo Stefano Boni, segretario regionale della Fit-Cisl, a proposito del personale, in pochi anni i ferrovieri in Toscana sono diminuiti di 3 mila 500 unità con l’aumento della produttività a seguito dell’introduzione del «Memorario». Siamo la seconda regione in Italia per chilometri percorsi, aggiunge. Il piano 2008-2011Il taglio dei treni ha mobilitato il mondo politico, innumerevoli le prese di posizione, le interrogazioni, i colloqui tra responsabili dei vari enti: Regione, Comuni, Province e Ferrovie. Come finirà? In questi giorni qualcosa si dovrebbe sapere. È dubbioso Boni, che così dipinge il quadro della situazione: «Tutto nasce dal piano d’impresa 2008/2011, predisposto dall’amministratore. delegato del Gruppo F.S. che ridisegna una ferrovia “piccola”, tagliando tutti i treni che finanziariamente non si mantengono da soli, in base alla teoria che il servizio non è dovuto, vista la carenza di risorse versate dal proprietario (lo Stato) e dagli Enti locali. Si mira esclusivamente a produrre treni di alta qualità, (Eurostar) nelle fasce orarie di punta (6,30/9,00 e 17,30/22,30) nelle direttrici Torino-Milano-Verona e Milano-Roma-Napoli, dove forse saranno previste, su quest’ultima direttrice, anche alcune fermate a Firenze. Naturalmente, senza prevedere né altri Eurostar né altri Intercity fuori da queste fasce, a meno che, qualcuno non voglia finanziare il servizio. Così ci si prepara alla liberalizzazione definitiva, e da gennaio 2009 arriveranno anche i privati con la nuova società N.T.V., della quale fanno parte un gruppo di industriali del nord, operatori ferroviari francesi e in generale un po’ da tutta Europa; resta comunque fermo che, l’offerta di servizi sarà sempre nelle fasce orarie di cui sopra e, beffa del destino, senza che noi, ferrovie italiane, possiamo provare a offrire servizi all’estero in quanto proibito da leggi europee». Sciopero il 16 giugnoI sindacati non ci stanno, per questo hanno dichiarato una prima azione di sciopero per il prossimo 16 giugno, dalle 8,59 alle 16,59 per salvaguardare il servizio ferroviario come bisogno sociale.

Fiducioso, invece l’assessore Conti che ha scritto una lettera al ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, con un richiamo alla «toscanità». Basterà per convincere Trenitalia a recedere? Chissà. Una cosa è certa: la Toscana corre il rischio di rimanere isolata. Un’isola neanche più tanto felice.

Hanno le idee chiare i sindacati: «Non è nostra intenzione fermarci – spiega Boni – abbiamo intenzione di coinvolgere le segreterie nazionali, le associazioni dei consumatori, i pendolari e se necessario tirare in ballo anche il governo che, una volta per tutte, deve decidere se dobbiamo dare a tutti la possibilità di prendere il treno oppure se lo devono prendere solo i benestanti e solo in alcune città, sapendo però che come Cisl ci opporremo con tutte le nostre forze».

Treni e fermate soppresse

Prato è la città toscana più penalizzata dal taglio dei convogli previsto dal prossimo orario estivo: perderà quattordici treni,  Livorno e Pisa quattro, Grosseto, Massa, Follonica, Campiglia, Cecina e Viareggio due.Questo l’elenco delle soppressioni:Roma – Udine: salta la fermata delle 9,41 per Padova, Udine e alle 20,19 dal nord per Firenze Rifredi, Arezzo e Roma.Milano – Firenze: saltano le fermate di  Prato alle 11,14, 17,14 e alle 23,18 verso sud, delle 6,47, 12,39 e 18,40. nella direzione oppostaVerona – Roma: fermata soppressa da Prato alle 8,13 per la capitale e alle 21,51, per Bologna e Verona.Roma – Udine: non fermerà a Prato alle 9,41 (direzione nord) e alle 20,06 (verso la capitale).Milano – Livorno: salta il treno che arriva a Livorno alle 10,38, dopo le fermate a Massa, Viareggio e Pisa. Il treno che attualmente parte da Livorno alle  13,26, partirà invece da Pisa.Milano – Grosseto: soppresso il treno ora in arrivo alle 14,33 a Grosseto. Terminerà la corsa a Pisa alle 12,45, con la conseguente soppressione delle fermate a Livorno, Campiglia, Cecina. Tagliato anche il treno ora in partenza da Grosseto alle 16,30, con la soppressione delle fermate a Follonica, Campiglia, Cecina, Livorno, Pisa, Viareggio e Massa.Roma – Monaco: salta la fermata di Prato in direzione, Verona, Trento, Bolzano alle 10,12 e alle 17,24 in direzione opposta.Roma-Nizza: salta la fermata a Pisa alle 5,25 (verso Firenze e Roma) e alle 0,35 in direzione Ventimiglia. Novità anche per gli Eurostar: salteranno Firenze i convogli per Roma delle 9,44 e 17,44 e quelli per Milano delle 10,06 e 16,06. Parte da Prato la rivolta contro le FsParte da Prato la mobilitazione contro l’annunciata soppressione di dodici fra Intercity ed Eurocity e la mancata fermata a Prato di altri due intercity, a partire da metà giugno. Gli assessori ai trasporti di Comune e Provincia, Enrico Giardi e Roberto Rosati, hanno scritto una lettera chiedendo il sostegno del ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Poi hanno interessato i deputati pratesi Antonello Giacomelli, Andrea Lulli e Riccardo Mazzoni, per mettere a punto una strategia di «pressione» sulle Ferrovie anche a livello parlamentare. Rosati e Giardi esprimono la loro «forte contrarietà ai tagli, che riguardano treni sempre molto usati e frequentati». Oltre a coinvolgere i parlamentari, gli assessori pensano, infatti, di mobilitare contro Trenitalia anche le categorie economiche e i sindacati: «È inaccettabile che una città di 200mila abitanti sia penalizzata in questo modo». I tagli non riguardano solo Prato, ma anche la Toscana. Per questo Rosati e Giardi organizzeranno incontri con gli altri amministratori di Province e Comuni penalizzati dalla cancellazione dei treni per creare un fronte comune e aprire una trattativa con Trenitalia. La Provincia e il Comune di Prato hanno intanto interessato anche la Regione ed una riunione per affrontare la questione si è già svolta a Firenze con l’assessore ai trasporti Riccardo Conti. Chiesti interventi per la Siena – ChiusiIl consiglio provinciale di Siena ha detto no all’unanimità alla soppressione degli intercity annunciata da Trenitalia. La mozione chiede interventi e investimenti sulla linea Empoli – Siena – Chiusi,  con priorità sulla tratta Siena – Chiusi e il rafforzamento della stazione di Chiusi. Infine chiede il mantenimento dei collegamenti ferroviari che fermano a Chiusi, fondamentali per la mobilità verso Firenze e Roma e al coinvolgimento di tutti gli attori del territorio per realizzare un moderno ed efficiente sistema integrato della mobilità. «Trenitalia non fa altro che una politica di bilancio – ha detto Giorgio De Ciondolo, assessore ai trasporti della provincia di Siena – lo scorso 22 maggio insieme a tutte le province e i comuni capoluogo abbiamo dato mandato alla Regione per aprire un tavolo di concertazione con il Governo per risolvere questi problemi. Questo non vuol dire che la soppressione dei treni sarà sospesa. La provincia di Siena, del resto, è l’unica che in Toscana ha presentato un progetto di riordino integrato tra ferro e gomma e se da una parte cercheremo di mantenere viva l’attenzione su questi problemi dall’altra chiederemo un incontro nel mese di giugno che possa dare il via libera al progetto di riordino del trasporto pubblico ferro-gomma». Preoccupazione per il riassetto dei trasporti, è stata espressa da Marco Nasorri capogruppo del Partito democratico, Loretana Battistini (FI verso il Popolo delle Libertà), Roberto Renai (Prc), Angela Ciarrocchi (An).

Ferrovie, situazione drammatica in Maremma

E’ un quadro desolante quello descritto dall’assessore ai trasporti della provincia di Grosseto, Sergio Bovicelli, in una lettera indirizzata al ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli, con il quadro della situazione relativa ai collegamenti ferroviari della Maremma.

«Negli ultimi anni sono stati progressivamente eliminati o deviati numerosi treni a lunga percorrenza, – scrive Bovicelli – che collegavano direttamente con Parigi, Port-Bou, Lourdes, Irun, Nizza. E nessuna delle relazioni internazionali esiste più».

Situazione critica anche per i collegamenti nazionali: parte dei servizi Roma-Torino e viceversa sono stati deviati su Firenze. L’unico collegamento diretto con Milano, tanto richiesto, arriva a Grosseto alle 14,33 (14,00 di sabato e festivi) e riparte alle 16,10. Doveva essere tagliato il 7 aprile, è rimandato al 15 giugno. Per raggiungere Milano da Grosseto al mattino occorre cambiare a Genova (tempo di scambio: 11 minuti). Il capoluogo ligure non può essere raggiunto direttamente prima delle 13.

L’unico Intercity diurno che consentiva di raggiungere la Calabria è stato eliminato. Al momento, con collegamento diretto diurno, si può arrivare a Salerno,  salvo un treno che si effettua solo per 12 giorni l’anno. Un Intercity notte  è rimasto solo in direzione sud (ferma alle 2,15). Il corrispondente (intorno alle 4) non ferma più a Grosseto.

I collegamenti diretti notturni con la Sicilia esistono solo in direzione sud con il Treno del Sole, che ferma alle 22,10,  è l’unico utilizzabile, ma non ferma al ritorno Il collegamento di Grosseto con Napoli, fino al dicembre 2003. era assicurato da 6 intercity diurni cadenzati ogni due ore, dalle 8.29 alle 18.29, che portavano un consistente traffico alla stazione di Grosseto. Di questi, uno proseguiva per Reggio Calabria con sezione ionica e tirrenica, uno raggiungeva Cosenza e un altro terminava la corsa a Salerno. Dal dicembre 2003 sono stati limitati a Roma due Intercity consecutivi (12.28 e 14.28),  con un vuoto orario di 6 ore per Napoli.

Non va meglio per il trasporto regionale: l’applicazione del Memorario  sulla linea tirrenica è stata più volte rimandata: alla fine del 2008 la Tirrenica sarà l’unica direttrice importante in Toscana priva del servizio cadenzato e potenziato.

Collegamenti del tutto inadeguati con Firenze, sia via Pisa sia via Siena. Mancano i collegamenti diretti con Piombino Marittima e viceversa. Manca un collegamento veloce con Roma nella prima mattinata. Da Follonica le partenze in direzione sud iniziano alle 7,04, è impossibile raggiungere Roma prima delle 9.50. Solo nei giorni festivi un Intercity passa da Follonica alle 6.28, da Grosseto alle 6.55 e da Orbetello alle 7.13 per arrivare a Roma alle 8,44.

Situazione assurda anche  verso nord: il  regionale per Pisa parte da Grosseto alle  7.55 e non consente alle persone dirette per motivi di lavoro a Follonica, Campiglia o Piombino, di raggiungere la meta in tempo utile. Il treno precedente parte alle 6.28 da Orbetello con un vuoto di un’ora e mezzo che non esiste per altri  capoluoghi della Toscana.Vuoto macroscopico nella tratta tirrenica della provincia di Grosseto: i treni regionali mancano per ben quattro ore al mattino, sia in direzione nord (a Grosseto dalle 8,28 alle 12,28) che sud (dalle 9,32 alle 13,32). Infine, nota Bovicelli, due soppressioni senza preavviso: il regionale Livorno – Orbetello (partiva da Livorno alle 18,30 per arrivare a Orbetello alle 20,45) con fermate in tutte le stazioni. Stesso trattamento per il treno che partiva da Orbetello alle 21,27 e arrivava a Pisa alle 23,57.

Ennio Cicali