Toscana
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Dal n. 38 del 27 ottobre 2002

Toscana e Europa contro le povertà

Per due giorni una Firenze in attesa del Social Forum diventa capitale europea delle politiche sociali ospitando (giovedì 24 e venerdì 25 ottobre) un convegno internazionale su «Luoghi e voci delle povertà» organizzato dalla Regione Toscana. Studiosi, politici e operatori del volontariato, ma anche persone che l'emarginazione la vivono sulla propria pelle (come suor Irene Devos della comunità francese di Magdala), a confronto per individuare forme di lotta contro un fenomeno preoccupante e privo di frontiere.

Toscana e Europa contro le povertà

Per due giorni una Firenze in attesa del Social Forum diventa capitale europea delle politiche sociali ospitando (giovedì 24 e venerdì 25 ottobre) un convegno internazionale su «Luoghi e voci delle povertà» organizzato dalla Regione Toscana.

Studiosi, politici e operatori del volontariato, ma anche persone che l'emarginazione la vivono sulla propria pelle (come suor Irene Devos della comunità francese di Magdala), a confronto per individuare forme di lotta contro un fenomeno preoccupante e privo di frontiere. Accanto all'esperienza italiana, francese, inglese, belga anche la povertà in Irlanda, Spagna, Kosovo, Polonia, Grecia: realtà molto diverse fra loro, ma con un gruppo di regioni e città metropolitane che si riunirono, in Belgio, un anno fa per porre le prime basi di un'azione comune. L'incontro fiorentino segue infatti di un anno il primo «Colloquio sulla povertà», che si svolse in Belgio su proposta del Parlamento di Bruxelles Capitale, e si inserisce nel contesto della Giornata mondiale contro la povertà, che dal 1992 l'Onu ha voluto si svolgesse ogni 17 ottobre.

A organizzare il colloquio internazionale in prima persona è stato il vicepresidente della Regione Toscana, nonché assessore alle politiche sociali, Angelo Passaleva, che ha voluto aprire l'incontro con il ricordo dei due clochard (Marco e Jonata) uccisi a Prato in una notte dello scorso settembre: un duplice omicidio, rimasto per ora senza spiegazioni e senza autori. «Trovo giusto – spiega Passaleva – che un convegno dedicato ai poveri, parta proprio con il ricordo di due persone così ultime e così capaci, nella loro tragica storia, di rappresentare voci e volti di tanti altri esseri umani che, come loro, a un certo punto hanno cessato di correre sui binari di una esistenza cosiddetta normale, hanno abbandonato la famiglia, rifiutato le comodità, sono finiti sulla strada».

Fra le regioni italiane la Toscana non è certo quella con la maggiore presenza di persone povere. Ma se ha deciso di ospitare un incontro come questo «il motivo sta in un disagio comunque netto a prescindere dai dati numerici: davanti ai drammi delle povertà, politica e istituzioni non possono girarsi dall'altra parte. In Europa assistiamo ad un preoccupante aumento delle povertà e su questa tema – spiega il vicepresidente della Regione – spesso ci si confronta assai malvolentieri, forse perché c'è un certo imbarazzo ad ammettere che nel luccicante Occidente le ingiustizie sociali crescono. Penso che la reciproca conoscenza delle buone pratiche che hanno funzionato possa consentire, anche in vista dell'ormai prossimo allargamento ad Est, di migliorare le azioni di contrasto su un fenomeno che deve interpellarci anche a proposito del modello di sviluppo nel quale siamo tutti immersi».

Fra le relazioni necessarie a inquadrare il problema, centrale quella di Roberto Rambaldi, membro del Consiglio di presidenza di Caritas Europa, che presenta la fotografia delle povertà nel vecchio continente secondo i dati raccolti da Caritas Europa nel suo primo rapporto sulla povertà in Europa. Il fenomeno viene considerato secondo una prospettiva multidimensionale: non solo assenza di risorse finanziarie, ma anche una più generale propensione verso la «vulnerabilità»: mancanza di accesso a una alimentazione adeguata, all'istruzione e al sistema sanitario, alle risorse naturali e all'acqua potabile, all'informazione e alle infrastrutture. «I bisogni sociali – spiega Rambaldi a Toscanaoggi – sono quelli di sempre (anziani in difficoltà, minori abbandonati...) ai quali si affiancano i nuovi come l'immigrazione, ma anche la diffusione dell'Aids». E alla domanda che fa da sfondo al suo intervento, «I poveri, li avremo sempre tra noi?», il rappresentante di Caritas Europa risponde: «Probabilmente sì, ma bisogna fare di tutto perché non accada, anche se gli interventi sociali a livello europeo, che riguardano decine di milioni di persone, avranno tempi lunghissimi».

Tra le tante idee arriva dall'Inghilterra quella del «rilancio del buon vicinato». La ricorda David Kirk, del Consiglio della Contea Hampshire. Si tratta di un sostegno economico a chi assiste un vicino di casa. In poche parole un rilancio della rete tradizionale del vicinato che ha funzionato per secoli.

Al convegno di Firenze ha inviato un messaggio il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, rallegrandosi soprattutto per la costituzione di «Retis» (di cui si parla accanto) e assicurando «tutto il dovuto sostegno da parte della Commissione all'azione che sarà determinata dal convegno».

I poveri, chi sono e dove sono
La Toscana, come l'Italia e l'Europa, non è una regione povera, almeno nel suo quadro d'insieme. Al suo interno sopravvivono però isole di povertà e sacche di marginalità. In Italia le famiglie povere in senso relativo sono per lo più quelle numerose: spiccano in particolare le famiglie da tre figli in su. Anche laddove ci sono anziani con più di 64 anni aumenta l'incidenza di povertà. In Toscana le famiglie che si sentono povere sono invece quelle dove ci sono disoccupati e i nuclei familiari con a capo operai agricoli, casalinghe o pensionati. Le famiglie più numerose al contrario si salvano e sono in genere meno povere. Gli artigiani e i piccoli commercianti si considerano inoltre più a rischio degli impiegati: più spesso in affitto, possiedono meno di frequente la lavastoviglie e l'automobile, hanno meno tempo libero e fanno meno giorni di vacanza.

Come si misura il bisogno
Povertà assoluta e povertà relativa, oggettiva e soggettiva. La povertà non è un concetto semplice ed univoco. La povertà può essere misurata in modo oggettivo o percepita in maniera soggettiva, esiste la povertà assoluta e quella relativa. Stando alle statistiche, sono povere in senso relativo tutte quelle famiglie che spendono per i consumi, in un mese, meno di una determinata soglia che corrisponde alla spesa media mensile procapite. Nel 2001 erano 814 euro per due persone. Sono invece povere in senso assoluto se la stima viene riferita al valore di un paniere di beni essenziali, aggiornato ogni anno tenendo conto della variazione dei prezzi al consumo: sempre nel 2001 significava avere a disposizione meno di 559 euro. In tutti e due i casi si tratta comunque di povertà oggetiva, ovvero calcolata sulla base dei consumi e del reddito. La povertà soggettiva, al contrario, è quella che misura il senso di appagamento: sono povere in questo caso tutte quelle famiglie che dichiarano di non aver risorse sufficienti rispetto ad un certo standard di vita che viene da loro considerato come minimo.

Gli italiani sotto la soglia
In Italia nel 2001 vivevano in condizione di povertà relativa circa 2 milioni e 663 mila famiglie (fonte Istat): il 13,6 per cento dell'intera popolazione, il 12 per cento di tutte le famiglie residenti ed esattamente quante erano nel 1997 (dopo che erano scese all'11,8 per cento nel 1998 e salite al 12,3 nel 2000). La povertà assoluta toccava invece il 4,2 per cento delle famiglie italiane (940 mila, oltre 3 milioni di persone), per il 75,1 per cento concentrate nel Mezzogiorno.

I toscani sotto la soglia
Nel 1996 la percentuale di famiglie toscane che subivano una povertà relativa era una delle più basse d'Italia: 3 per cento. Un risultato migliore poteva essere vantato solo dal Veneto (2,06%). Lontanissima la Regione più povera d'Italia, la Basilicata, con il 34,4% di poveri mentre la media italiana era del 10,4. Ma anche a povertà «soggettiva» la Toscana risulta quintultima, nel 1999, con il 2,3% di famiglie toscane che dichiara di avere risorse insufficienti. Se la domanda cambia e viene chiesto alle famiglie di collocarsi lungo una scala che va dall'estrema povertà all'estrema ricchezza, la percentuale però cresce: l'8,6% delle famiglie toscane si dichiara povera o molto povera, superando Piemonte, Lombardia e Lazio. In questo caso a fare la differenza è la distanza percepita da uno standard di benessere che è ritenuto «il minimo indispensabile». I toscani vivono mediamente bene: hanno meno difficoltà di altri nel comprare i vestiti «di cui c'è bisogno», nel pagare l'affitto o le spese per la malattie (considerato anche il gran numero di anziani). Forse, però, si aspetterebbero di più o magari c'è meno ritrosia a dichiararsi poveri.

A rischio le aree rurali
In Toscana la povertà continua ad essere caratteristica, oltre che delle periferie urbane (che non sono particolarmente estese e degradate), delle aree escluse dallo sviluppo. Le disuguagianze sociali assumono l'aspetto di disuguaglianze tra territori. Le aree montuose e rurali ai margini dei distretti manifatturieri e dei centri urbani e le aree della Toscana costiera meridionale son quelle che mostrano i livelli di reddito meno elevati.
Senza fissa dimora, gli «invisibili»
Ci sono anche poveri non compresi in alcuna statistica. Sono i senza fissa dimora, concentrati soprattutto nelle grandi città, spesso non censiti e difficile da aiutare: la stima è di 17 mila persone in tutta Italia. Quello che colpisce è il loro livello di istruzione: secondo una ricerca realizzata dalla Commissione parlamentare contro l'esclusione e la povertà il 17,7% ha un diploma di scuola media superiore e quasi il 4%. Il 17,8% di loro è in strada da oltre 10 anni, con difficili possibilità di recupero.

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