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Toscana, i numeri della crisi

Anche commercianti, albergatori e agricoltori soffrono i contraccolpi negativi della crisi che ha influito sui risultati economici del 2008. Scarseggiano la fiducia e i soldi, la gente rinuncia a qualche acquisto e si orienta verso cibi meno costosi. Il fatturato è diminuito del 62,7% nel commercio e del 55,2% nel turismo; per l'agricoltura, la contrazione è stata nettamente più contenuta, con il 47% di diminuzioni. Sono i dati dell'indagine di Unioncamere Toscana su un campione di 1800 imprese.
DI ENNIO CICALI

Parole chiave: crisi economica (372), economia (250), povertà (68), lavoro (615), cassa integrazione (116), regione toscana (1598)
Toscana, i numeri della crisi

di Ennio Cicali

Commercianti, albergatori e, in misura minore, agricoltori soffrono i contraccolpi negativi della crisi che ha influito sui risultati economici del 2008. Scarseggiano la fiducia e i soldi, la gente rinuncia a qualche indumento, alle scarpe, alla borsa, si orienta verso cibi meno costosi. Le conseguenze sono disastrose per le aziende: il fatturato è diminuito del 62,7% nel commercio e del 55,2% nel turismo; per l'agricoltura, la contrazione è stata nettamente più contenuta, con il 47% di diminuzioni. Sono i dati dell'indagine di Unioncamere Toscana sugli effetti reali della crisi su commercio, turismo e agricoltura su un campione di 1800 imprese.

La situazione è in netto peggioramento rispetto al 2007: il 20% di commercianti e albergatori ha diminuito il fatturato nel 2008.

Nel commercio pesa particolarmente il 66,3% di esercizi non alimentari che ha ridotto il fatturato 2008 contro un esiguo 7,2% che ha registrato un incremento, cali molto forti per abbigliamento e moda (in diminuzione per il 68,9% delle imprese) e mobili ed elettrodomestici (67,9%).

Non soddisfano le vendite nel periodo natalizio, scarse per il 40,2% dei commercianti a fronte del 38,6% che invece le ritiene soddisfacenti e del 21,2% per il quale sono state positive. Particolarmente male sono andate le vendite negli esercizi non specializzati (scarso 52,3%) e quelle di autoveicoli (scarso 56,3%). Uniche note positive per gli specializzati alimentari, un esercente su tre ha giudicato le vendite del periodo natalizio molto soddisfacenti (32,6%).

Discorso a parte per il comparto abbigliamento-moda: nel periodo natalizio le vendite sono state  scarse per il 43,3% dei commercianti, giudicate buone e molto buone dal 23% circa degli esercenti, sufficienti dal rimanente 33,7%. I saldi invernali non sembrano aver rilanciato gli umori degli imprenditori: rispetto al periodo natalizio è calata la quota degli ottimisti (19,0%) e si è infoltita la schiera dei sufficienti (35,8%) e degli scarsi (45,1).

Negative le festività natalizie anche per il turismo, con un 53,4% degli imprenditori che ha considerato scarse le presenze e solo un 11,4% che le ha giudicate positive.

Un pessimismo di fondo contraddistingue per le previsioni per il futuro. Nell'agricoltura prevale largamente la quota di quanti prevedono una diminuzione (50,4%) che nei due settori dei servizi appare più contenuta (commercio 44,2%; turismo 42,9%).

Dall' indagine emerge che in Toscana il rapporto banche-imprese non sia peggiorato in questo rapido accelerare del critico quadro nazionale ed internazionale. Tuttavia, circa un imprenditore su cinque ha lamentato maggiori difficoltà nell'accesso al credito, con un sostanziale equilibrio delle risposte tra agricoltura, commercio e turismo.

«I risultati dell'indagine evidenziano uno stato di malessere che rispecchia l'onda lunga della crisi del sistema finanziario internazionale – commenta Pierfrancesco Pacini, presidente di Unioncamere Toscana – Comuni ai tre settori di indagine sono le soluzioni richieste dalle imprese per cercare di contrastare gli effetti della crisi: pensiamo, innanzitutto, al sostegno dei redditi delle famiglie per rilanciare i consumi, nello specifico, al miglioramento dei rapporti tra banca ed impresa per facilitare l'accesso al credito ed a strumenti finanziari di crescita. Mi preme sottolineare quanto sia costante il nostro impegno per fornire un supporto reale alla disponibilità di credito delle imprese. Inoltre ben consapevole delle criticità incontrate dalle imprese in materia di credito, il Sistema camerale ha stanziato circa 5 milioni di euro tra contributi a fondi garanzia dei Consorzi Fidi e contributi in conto interessi per la diminuzione dei costo del denaro».

Artigiani & commercianti insieme per sopravvivere
Sparite 7000 imprese nel 2008, altrettante potrebbero chiudere quest'anno. Sono gli effetti della crisi denunciati dai presidenti regionali di Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti della Toscana. «Basta con le parole e gli annunci», affermano i rappresentanti delle quattro associazioni, che chiedono azioni concrete per uscire dalla crisi. Le imprese sono poco interessate ad analisi e commenti, ribadiscono, ma interessate a soluzioni immediate.

«Il peggio deve ancora arrivare – avverte Marco Baldi, presidente di Cna –  cerchiamo di attrezzarci». Alla Regione chiedono un intervento straordinario e l'aggregazione dei consorzi Fidi, il mantenimento degli impegni sugli interventi infrastrutturali cantierabili, il rifinanziamento dei fondi di rotazione e l'impegno a privilegiare le gare di appalto sotto i 500 mila euro, per consentire anche alle piccole imprese di partecipare.«Per troppo tempo  si sono attuate  politiche economiche per la grande impresa – osserva Fabio Banti, presidente di Confartigianato – col risultato che è stato fatto del danno solo alle piccole».  

Necessario anche l'incremento dei fondi per i centri storici e quelli urbani minori. «Le nostre imprese sono parte integrante dei centri storici – aggiunge Massimo Vivoli, presidente di Confesercenti – aiutarle a sopravvivere significa anche rendere più sicure le città».

«Il credito non deve abbandonare le piccole imprese – chiede Franco Scortecci, presidente della Confcommercio – Per fronteggiare il momento di crisi, dobbiamo pensare a migliorare la qualità del prodotto e del servizio, a espandere i mercati, a diversificare l'offerta. Per è necessario rafforzare il sistema dei consorzi Fidi e del loro ruolo di sostegno  alle piccole e medie imprese».

Al Governo le quattro associazioni chiedono la riduzione della ritenuta d'acconto per le imposte 2009, una maggiore deducibilità dell'Irap e di tutti gli interessi passivi relativi alle attività delle imprese, l'applicazione degli studi di settore solo come strumento di controllo.

«Proposte semplici e facilmente percorribili –  affermano i presidenti – Cosa rispondono i governi regionale e nazionale? Una prima risposta è venuta dall'assessore regionale al Bilancio, Giuseppe Bertolucci, che ha assicurato che la Regione vigilerà attraverso l'osservatorio regionale del credito.

Manifatturiero, crollata la produzione industriale
Crollo verticale per il settore manifatturiero toscano: nell'ultimo trimestre 2008 la produzione è calata del 9,2%, secondo l'indagine di Confindustria e Unioncamere Toscana. È il dato peggiore dal 1997 e il futuro non si presenta migliore: «Da imprenditori – rileva la presidente di Confindustria Toscana Antonella Mansi – sappiamo che gennaio e febbraio 2009 sono stati mesi molto difficili".

Colpite le imprese di tutte le dimensioni e settori. Si salvano solo alimentare (+0,3% nel quarto trimestre) e farmaceutico (+2,1%), situazione ancora critica del tessile abbigliamento (-10,4%, con ben otto trimestri consecutivi di flessione). Reggono, nonostante tutto, gli investimenti, che nel 2008 hanno fatto segnare un +3,7%. «Un dato – sottolinea Pierfrancesco Pacini, presidente di Unioncamere Toscana – che riflette il tentativo degli imprenditori di guardare oltre la crisi contingente e porre le basi che consentano di farsi trovare pronti quando la domanda tornerà a mettersi in moto».

Preoccupa soprattutto il calo degli ordini: -8,8% sul mercato nazionale e -7,4% su quelli esteri. In pesante flessione nell'ultimo trimestre del 2008 anche il fatturato (-8,8%, e -2,9% nel complesso del 2008). Cala anche l'occupazione: nel quarto trimestre gli addetti sono calati dell'1,4% con un balzo della Cassa integrazione al 27,8%.

«Non stiamo diffondendo pessimismo – assicura Antonella Mansi – al contrario l'industria è in prima fila nel combattere il clima di sfiducia. Ma le aziende si stanno assumendo forti rischi di impresa e chiediamo che ognuno faccia altrettanto: la politica e soprattutto il sistema del credito».

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