Toscana

UGANDA, LEADER RELIGIOSI DENUNCIANO DISINTERESSE COMUNITA’ INTERNAZIONALE

Non capita tutti i giorni di assistere ad una conferenza stampa nel bel mezzo di una affollata stazione delle corriere. Eppure è accaduto ieri sera a Gulu, capoluogo del Nord Uganda, circa 400 chilometri a nord della capitale, Kampala. A prendere la parola, poco prima del tramonto, sono stati i leader religiosi cattolici, anglicani, ortodossi e musulmani che, a detta degli stessi giornalisti, sembrano essere gli unici, in quella remota regione africana, capaci di cogliere fino in fondo le istanze di pace della stremata popolazione civile.L’arcivescovo cattolico, monsignor John Baptist Odama, a nome dell’Arlpi (Acholi Religious Leaders’ Peace Initiative), ha spiegato le ragioni che hanno spinto i capi delle religioni monoteistiche presenti nell’insanguinata regione a mobilitarsi in favore dei minori, accettando, dall’inizio della settimana, di trascorrere le notti con loro all’addiaccio in segno di solidarietà. Sono oltre 20mila i bambini che, soprattutto dal luglio scorso, si riversano al tramonto nel centro città, nelle parrocchie, o nell’ospedale missionario di Lachor per trovare riparo dalle scorribande degli ‘olum’ (‘erba’ in lingua acholi), i feroci ribelli del sedicente Esercito di resistenza del signore (Lra). Il presule, in un accorato appello, si è rivolto alla Comunità internazionale. “Perché il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non ha inserito la questione nordugandese nella propria agenda?” ha domandato ai presenti, denunciando anche la latitanza dell’Unione africana (Ua). Il vescovo anglicano del Nord Uganda, Nelson Onono-Onweng, ha poi ricordato che l’esercito ugandese fa poco o niente per difendere la popolazione ed in particolare i bambini, vittime principali del conflitto. Il vescovo emerito anglicano di Kitgum, Baker Ochola, ha chiesto ai ribelli di fermare le armi, ma ha anche denunciato “l’arroganza del governo di Kampala che deve avere il coraggio di chiedere aiuto all’estero se vuole garantire l’incolumità dei civili”. Lo sceicco Musa Khalil, a nome della comunità islamica, ha infine ricordato che l’etnia acholi, duramente provata dalla guerra esplosa alla fine degli anni ’80, non ha alcun legame con il movimento di Joseph Kony, fondatore dello Lra, che, come ha ribadito di recente l’Arlpi, al soldo, è al soldo del governo sudanese.Misna