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VERTICE DI TUNISI SULLA SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE, IL CONTROLLO DI INTERNET RIMANE AGLI USA

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Il Vertice mondiale Onu sulla società dell'informazione (Wsis) si è aperto oggi a Tunisi con un compromesso sull'annosa questione del controllo di Internet. La Rete, cresciuta a un miliardo di persone in 10 anni, rimarrà gestita dall'Icann (Internet corporation for assigned names and number), società privata no profit, sotto la sorveglianza del ministero del commercio di Washington. La compagnia californiana assegna i nomi ai domini, come .com, .org e .net; in teoria, ha il potere di bloccare l'accesso ai nomi di domini di interi Paesi, ad esempio .co.uk.

Il governo americano non intende dividere il controllo della Rete con il resto del mondo affermando che un mutamento del sistema attuale darebbe diritto a Paesi che reprimono la libertà d'espressione su Internet di acquisire potere sulla rete. A contestare la supremazia statunitense sono soprattutto nazioni come la Cina, l'Iran e la Siria, preoccupate che gli Usa sfruttino la situazione in chiave politica per chiudere le loro reti; per questo chiedono che la sovranità di Internet sia affidata all'Onu.

L'ipotesi è stata bocciata dal segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e da “Reporter Senza Frontiere”. Quest'ultima ritiene preferibile la situazione attuale piuttosto che rischiare "un trasferimento delle prerogative dell'Icann all'Onu dove i Paesi più repressivi del pianeta che mettono in carcere gli internauti hanno lo stesso peso degli Stati democratici".

Il fronte che premeva per istituire un governo internazionale di Internet, sotto l'egida dell'Onu, si accontenterà della creazione di un Forum che per 5 anni discuterà le questioni relative all'amministrazione della rete, allo spam, i diritti degli utenti, la sicurezza, la pornografia.

Julian Bein, dell'organizzazione “Reporter senza frontiere” sottolinea che “Internet non è solo una questione tecnica”, riferendosi all'urgenza di trattare ance le implicazioni politiche e di diritti umani che esso comporta. Nel summit di Tunisi, in corso da oggi fino al 18 novembre, non sono però previsti seminari o incontri sul tema della libertà d'espressione.

La crescita vertiginosa di Internet è stata accompagnata dalla resistenza di alcuni Paesi al libero accesso alla rete - e di conseguenza all'informazione - da parte dei loro cittadini. Negli ultimi 2 anni dal precedente summit su internet a Ginevra si è verificato un preoccupante aumento della tecnologia di filtraggio disposta dagli Stati per impedire o “guidare” la navigazione in internet.

In Uzbekistan le autorità copiano i siti controversi, ne cambiano i contenuti e li pubblicano nella nuova versione, senza che i visitatori ne siano consapevoli. Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti ammettono pubblicamente di censurare il web. In Iran, ufficialmente, i filtri mirano a proteggere il pubblico da siti “immorali e non islamici”; in realtà la preoccupazione riguarda il dibattito politico e al diffusione di idee contrarie al regime. È più facile accedere a un sito pornografico che a uno riformista. La Cina ha il sistema di censura su internet più sviluppato al mondo. Questo anche grazie a compagnie come Yahho!, che ha fornito dati personali dei suoi utenti al governo cinese o Microsoft che ha scelto di censurare parole come “libertà” e “democrazia” all'interno degli spazi virtuali in cinese, mentre Google è accusata di inibire il proprio motore di ricerca eliminando le pagine sgradite a Pechino.

La controversia diplomatica sul controllo di Internet è una delle questioni più spinose dell'incontro a Tunisi, anche se originariamente il Vertice mondiale era stato voluto per affrontare il problema del digital divide, il divario informatico trai Paesi ricchi del mondo e quelli in via di sviluppo. Secondo quanto ha annunciato il segretario generale dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni internazionale, Yoshio Utsumi, entro il 2015 dovrebbero essere connessi alla rete 800 mila città oggi prive di avanzate tecnologie della comunicazione.
Asianews

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