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Vaccinazioni, il racconto: una serata con i volontari della Misericordia al Mandela Forum

Una serata con i volontari della Misericordia al Mandela Forum: centinaia di persone che passano in poche ore, il sollievo dopo la puntura e qualche battuta scherzosa

Percorsi: coronavirus
Fratelli Misericordia Mandela Forum

La cronaca di una serata al Mandela Forum di Firenze, il centro vaccinale più grande della Toscana, è un racconto che parla di varia umanità: decine di operatori impegnati tra medici, infermieri e volontari e oltre mille persone che, nell’arco del turno serale, riceveranno quella puntura tanto attesa.

I protagonisti della storia sono medici e infermieri, sono loro a gestire fiale e siringhe. Sono loro a rispondere ai dubbi e alle domande: la signora anziana che chiede se dopo il vaccino, a cena è meglio una minestra leggera o può mangiare anche la pasta; la persona più giovane che vuol sapere se il giorno dopo potrà fare la sua sessione mattutina di corsa o è meglio stare a riposo. Il volontario della Misericordia ha solo il compito di dirigere il traffico: indirizzare le persone verso la fila giusta, indicare i tavoli per la registrazione dopo l’iniezione. Soprattutto, tenere d’occhio lo spazio dedicato al quarto d’ora di attesa post-vaccinazione, per controllare che nessuno si senta male e soccorrere chi ne avesse bisogno. Tra le tante confraternite fiorentine, è la Misericordia di Badia a Ripoli a gestire questo servizio, che si somma ai tanti già portati avanti dai fratelli e dalle sorelle in campo sociale e sanitario.

Il sistema è organizzato bene e le file scorrono veloci, anche se in qualche momento si crea un po’ di imbuto. «Oggi abbiamo un po’ di ritardo. Gestire tre vaccini insieme non è facile» dicono due medici, parlottando tra loro mentre controllano l’andamento delle vaccinazioni. Nello stesso giorno, tra le prenotazioni ci sono insegnanti e personale scolastico che stanno ricevendo il richiamo di Astrazeneca, le persone fragili e i loro «caregiver» (familiari o assistenti professionali che se ne prendono cura) per fare la prima dose di Moderna. I più numerosi però sono quelli della fascia 70-80 anni, per il Pfizer. Mentre arrivano col foglietto in mano che attesta la dose ricevuta, i volontari che devono indirizzarli verso i banchi della registrazione provano a capire dall’aspetto quale vaccino hanno appena fatto. Il clima generale è di sollievo, per essersi levati un pensiero: quel virus che ha cambiato la vita adesso fa un po’ meno paura. Così ci si permette anche qualche battuta scherzosa. «Lei signora ha fatto il Pfizer? Complimenti, la facevo più da Moderna». C’è anche l’anziana confusa: «Che vaccino ho fatto? Non mi ricordo, quello col nome strano, mi sembra Geyser». Poi c’è quello che ha voglia di parlare: come Mario, che nel 2009 ha avuto l’influenza suina. «Ho perso l’olfatto, mi è tornato dopo parecchi mesi. Anche quella, sa, era una pandemia anche se meno forte di questa. Però io lo so come ci si sente, per questo sono contento di vaccinarmi».
Alla fine della serata, gli interventi d’urgenza per assistere qualcuno saranno soltanto un paio e, ironia della sorte, riguarderanno due tra le persone più giovani presenti al Mandela. Due malori che in realtà non hanno nulla a che vedere con gli effetti collaterali del vaccino, quanto piuttosto con la paura dell’ago. Marco ha avuto un piccolo collasso, ha perso conoscenza: viene fatto stendere sulla barella, piedi in alto, attaccato al monitor che misura pressione e ossigenazione del sangue. Dopo pochi minuti è pronto a rialzarsi. Valentina, appena 23 anni, viene fatta sedere sulla sedia a rotelle, il volto è pallido ma anche a lei basta poco per riprendere colore. «Lo sapevo che mi impressionavo» dice, come a scusarsi, mentre le guance diventano rosse. Per tutti gli altri, nessun problema. «Mi hanno detto che poi durante la notte si indolenzisce il braccio» racconta uno. «Io di solito dormo sul fianco sinistro, vorrà dire che mi girerò» risponde una signora. Qualcuno, soprattutto tra gli anziani, per precauzione prolunga il quarto d’ora di attesa; qualcuno invece, più indisciplinato, vorrebbe andar via subito, è ora di cena. Franco è arrivato da Pontassieve, teme di perdere il treno.
Si avvicinano le 22,30, dovrebbe essere l’ora di chiusura ma c’è ancora qualcuno. La coda che si era formata intorno alle 20 comunque si sta pian piano smaltendo. «Almeno per una volta possiamo sforare il coprifuoco senza rischiare multe» scherzano marito e moglie, venuti insieme a vaccinarsi come caregiver del padre di lei, malato, che vive con loro.
Sono le 23, i medici passano a ringraziare operatori e volontari. «Abbiamo fatto un gran lavoro, dalle 18 a ora oltre 1200 vaccinazioni». La squadra della Misericordia di Badia a Ripoli ripone la barella e le apparecchiature nell’ambulanza e riprende la strada verso la sede. Domattina toccherà ad altri volontari. Nel gruppo whatsapp dove si comunicano turni e disponibilità intanto arriva dai responsabili un semplice messaggio: «Un grazie a tutti i fratelli e tutte le sorelle che nonostante i normali impegni nella confraternita, con grande sacrificio,si occupano anche dell'assistenza sanitaria presso in Mandela forum. Ai più "anziani" che con tenacia dopo un anno di emergenza sono sempre in prima linea, ai più giovani che durante l'emergenza hanno fatto un passo in avanti per gli altri. Che Dio ve ne renda merito».

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