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A Firenze 50 studiosi «rileggono» la Riforma di Lutero

Giornata particolarmente intensa, oggi, al Convegno internazionale «Rileggere la Riforma», che riunisce da ieri a Firenze una cinquantina di studiosi tra teologi e storici di varie parti del mondo. Il card. Betori: «Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide».

L'intervento del vescovo luterano Munib Younan

Numerosi gli interventi oggi al Convegno internazionale «Rileggere la Riforma», tra cui quello di padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio comitato di scienze storiche, all’interno delle sessioni dedicate a «raccontare» e «ascoltare», due dei quattro verbi sui quali è impostata la riflessione generale. Gli altri due sono «vedere», a cui è stato dedicato il pomeriggio di lunedì, e «ripensare», su cui si concentrerà domani mattina la sessione conclusiva sulle «Letture ecumeniche della Riforma».

Nel ricco programma del convegno, un posto particolare è stato riservato al ricordo dello storico valdese Giorgio Spini, che ha rappresentato per molti anni un punto di riferimento in Italia per la conoscenza della Riforma.

Stefano Gagliano, dell’Associazione Piero Guicciardini, ha sottolineato come Spini abbia maturato fin da giovanissimo la vocazione agli studi storici e in particolare «all’Età moderna, che riteneva iniziasse proprio con la Riforma in quanto capace di affermare le idee di tolleranza e di libertà di coscienza, di religione e di autonomia della politica».

I temi della Riforma sono stati riletti anche alla luce dei rapporti con il mondo ortodosso, con l’ebraismo e con l’islam. Mentre sul fronte cattolico si è ricordato, come ha fatto Matteo Al Kalak dell’Università di Modena, che molto spesso, al posto di Controriforma «si è parlato di Riforma cattolica cercando di conferire a questo termine un valore speculare rispetto alla Riforma protestante e, anzi, cercando con esso di stabilire che la cristianità fedele a Roma iniziasse già prima di Lutero un processo di autoriforma, preesistente e indipendente dalla protesta dell’agostiniano di Wittenberg. La realtà è tuttavia più articolata e non vi è dubbio che la Riforma protestante stabilì un prima e un dopo».

Durante la «tre giorni» fiorentina, alla quale oggi ha portato il suo saluto anche il preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale, don Stefano Tarocchi, è giunta la notizia che al vescovo luterano Munib Younan, uno dei protagonisti del convegno, è stato assegnato il Premio Niwano per la pace come riconoscimento per quanto fatto per la promozione dei rapporti ecumenici e interreligiosi nel Medio Oriente come irrinunciabile passo per la costruzione di una cultura della pace.

Il vescovo presidente della Federazione mondiale luterana era intervenuto ieri ribadendo come «l’anniversario della Riforma non sia un’occasione per i luterani per guardare indietro alla loro storia, alla storia dei rapporti con gli altri cristiani, ma sia soprattutto un tempo per riflettere su cosa la Riforma dice ai cristiani di oggi impegnati nello sviluppo della testimonianza comune». «La Riforma – ha spiegato il vescovo luterano – ha una dimensione globale, perenne ed ecumenica. Quest’anno deve ricordare a tutti i cristiani che c’è una Chiesa, un Cristo, un Battesimo, una Mensa e per vivere questa unità si deve pregare insieme».

Per Munib Younan è stata importante la redazione del documento «Dal conflitto alla comunione», che ha aiutato luterani e cattolici a prepararsi insieme a questo anniversario, indicando gli imperativi ecumenici che poi sono stati vissuti a Lund, dove è iniziata una nuova stagione del dialogo a cui hanno portato il loro contributo anche gli altri intervenuti alla prima sessione del convegno tra cui padre Ibrahim Faltas della Custodia di Terra Santa, padre Bernard Ardura, presidente del pontificio Comitato di scienze storiche, il pastore Italo Pons, della Tavola valdese, e monsignor Piero Coda, preside dell’Istituto universitario Sophia.

Ad aprire i lavori portando il saluto dell’Arcidiocesi di Firenze era stato il cardinale Giuseppe Betori citando la parte iniziale della dichiarazione congiunta tra cattolici e luterani sottoscritta a Lund, in Svezia, nell’ottobre scorso da papa Francesco e dal vescovo Munib Younan: «Cinquant’anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi. Al tempo stesso, ci siamo riavvicinati gli uni agli altri tramite il comune servizio al prossimo, spesso in situazioni di sofferenza e di persecuzione. Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide».

Da qui, a giudizio di Betori, la possibilità di indicare nel «comune servizio al prossimo l’obiettivo di un ritrovarsi insieme». Oltre, ovviamente, a una necessaria «comprensione nella fede». Del resto lo stesso Lutero rimase ammirato dal servizio che i cattolici svolgevano per i poveri e gli ammalati proprio a Firenze, una città che ancora oggi, a giudizio di Renato Burigana, della Fondazione Giovanni Paolo II, organizzatore del convegno, assieme al fratello Riccardo, «può favorire uno sguardo verso il futuro per una testimonianza cristiana comune».

Il convegno, che ha per sottotitolo «Riletture teologiche, storiche, giuridiche, artistiche e letterarie della Riforma del XVI secolo», si inserisce in un Progetto internazionale di ricerca storico religiosa promosso dal Centro studi per l’ecumenismo in Italia e dalla Università cattolica del Pernambuco di Resife con lo scopo di far diventare il cinquecentesimo anniversario della Riforma «un’occasione per comprendere quanti e quali passi siano stati compiuti dal dialogo ecumenico sulla strada – come spiega Riccardo Burigana del Centro studi per l’ecumenismo – di una sempre più visibile comunione dei cristiani».

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A Firenze 50 studiosi «rileggono» la Riforma di Lutero
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