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A Firenze il corpo del «santo dei mutilatini»

Il corpo del Beato Carlo Gnocchi, eccezionale modello di dedizione al malato e alla sofferenza, per la prima volta ha lasciato la Lombardia per essere esposto a Firenze, in un luogo importante per la Fondazione che porta il suo nome.  Sabato 22 ottobre verrà infatti inaugurato nel capoluogo toscano il nuovo centro (Irccs, istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, con 186 posti letto) realizzato in località Torregalli, alla periferia della città.
DI JACOPO MASINI

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A Firenze il corpo del «santo dei mutilatini»

di Jacopo Masini

«La Chiesa fiorentina è lieta di accogliere l'urna che contiene le spoglie mortali del beato don Carlo Gnocchi, per un incontro da cui si attende il rinvigorimento della fede, della speranza e della carità dei suoi figli. È lieta che questa accoglienza si realizzi in questa Basilica di San Lorenzo, edificata sull'antica chiesa sempre dedicata al Santo diacono romano che fu consacrata dal grande arcivescovo milanese Sant'Ambrogio. Oggi sono le reliquie di un figlio altrettanto grande di quella Chiesa sorella che giungono tra noi, come una testimonianza di una vita santa che richiama tutti noi a percorsi di santità». Con queste parole l'Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha voluto esprimere tutta l'importanza di un evento davvero unico per la Diocesi, ossia l'arrivo e l'esposizione nella Basilica di San Lorenzo dell'urna contenente il corpo del Beato Carlo Gnocchi, eccezionale modello di dedizione al malato e alla sofferenza, che per la prima volta lascia la Lombardia per arrivare in un luogo importante per la Fondazione che porta il suo nome (nella foto mons. Betori benedice il corpo del Santo in San Lorenzo). Il 22 ottobre prossimo, infatti, verrà ufficialmente inaugurata la nuova struttura assistenziale che la «Fondazione Don Gnocchi» ha voluto a Torregalli, vicino all'Ospedale Nuovo San Giovanni di Dio, in sostituzione del centro di Pozzolatico che fu voluto e inagurato proprio da don Gnocchi nel 1951.

«Essere vicini alla sofferenza è ciò che anzitutto ci è chiesto e ciò che don Carlo Gnocchi ha fortemente testimoniato, fin dall'esperienza della ritirata degli alpini in Russia», ha ripetuto l'Arcivescovo, mettendo in luce così la totale dedizione del Beato alla causa di chi soffre. Betori ha citato l'introduzione che monsignor Del Monte ha scritto per uno dei libri più celebri tra i tanti scritti di don Gnocchi, Cristo con gli alpini: «Questo messaggio - scrive Del Monte - è come un grande albero cresciuto lungo il corso delle acque tempestose della vita, mezzo secolo fa. Ma ha le sue radici nel cuore di un personaggio insolito: un prete silenzioso, uomo di Dio, posto al servizio dei giovani. Li ama, li comprende; non esita a seguire la loro sorte, anche al di là del suo passo, quando improvvisamente scoppia la guerra, ed essi partono, prima per la Grecia, poi per la Russia, a "tentare di sopravvivere in agghiaccianti scenari di morte". Li segue dovunque, ma è soprattutto nel dolore della steppa russa, nella tragedia che si consuma nell'ansa del fiume Don, che don Carlo si fonde con la loro storia. E la loro storia, quella dei feriti, dei dispersi e dei caduti si fondono talmente con la sua storia, che, sopravvissuto come per miracolo, la sua vita sarà interamente consacrata alla vita dell'uomo e a sollievo e salvaguardia del dolore innocente».

«Don Gnocchi - ha proseguito Betori - ha capito che la sua fedeltà a Cristo passa attraverso la fedeltà dell'uomo sofferente. Perché è sul volto della sofferenza umana che si delineano i tratti di quella somiglianza a Dio e al suo Figlio che fa la grandezza e la dignità della persona umana. Non nella forza ma nella debolezza avviene la rivelazione di Dio e dell'uomo con lui, contrariamente alle logiche di questo mondo, legato ai parametri dell'apparenza e del successo. Solo nella povertà c'è spazio per Dio, perché solo dove si crea un'attesa, un'invocazione, si può manifestare il suo amore. E solo quando l'uomo è sfigurato brilla nelle sue fattezze l'impronta incancellabile della sua destinazione divina, non più sepolta sotto le mistificazioni dei canoni tutti umani della bellezza e del benessere».

Don Carlo Gnocchi e la sua fede come punto di riferimento dell'azione: «da quello sguardo di fede trae origine la sua Opera». L'Arcivescovo di Firenze ha citato, a questo proposito, la lettera con cui don Gnocchi annunciava le sue intenzioni: «Sogno, dopo la guerra, di potermi dedicare per sempre ad un'opera di Carità, quale che sia, o meglio quale Dio me la vorrà indicare. Desidero e prego dal Signore una sola cosa: servire per tutta la vita i suoi poveri. Ecco la mia “carriera”. Purtroppo non so se di questa grande grazia sono degno; perché si tratta di un privilegio». E il senso profondo di questa Opera è ancora nelle sue parole: «È questo che ti rende e renderà sempre più vicino a Dio, perché Dio è tutto qui: nel fare del bene a quelli che soffrono ed hanno bisogno di un aiuto materiale o morale. Il cristianesimo, e il Vangelo, a quelli che lo capiscono veramente non comanda altro. Tutto il resto viene dopo e viene da sé», ha continuato mons. Betori rifacendosi sempre alle Lettere del beato don Gnocchi.

Una testimonianza grande di amore e anche di capacità organizzativa se, ad oggi, la Fondazione don Carlo Gnocchi è un vero e proprio punto di riferimento per chi necessita di cure e di assistenza. Segno tangibile di un impegno che si rende anche concreto e capace di incarnarsi nella vita di chi soffre, come l'Arcivescovo ha sintetizzato.

Un punto di vista condiviso dai numerosi alpini che hanno affollato la Basilica di San Lorenzo non solo durante la Celebrazione Eucaristica ma anche nei momenti di preghiera silenziosa che hanno dedicato, vegliando il corpo del Beato come un amico deceduto da poco, ma incredibilmente presente nella memoria e nell'orazione. «Un esempio, un modo unico eppure così emulabile di vicinanza al dolore», racconta un alpino: «pensare a lui vuol dire guardare ad un cristianesimo umano, concreto, anche semplice, che però ha come punto di riferimento chi ha bisogno. Per noi alpini questo è fondamentale. Dove c'è il dolore noi arriviamo. E il beato don Carlo ci ha insegnato a farlo con grande passione e col sorriso». Una commozione e una partecipazione emotiva che nasce da una grande appartenenza. Una devozione che stimola e che porta a Dio. Un esempio concreto di santità nel mondo di oggi.

Sabato 22 ottobre sarà inaugurato il nuovo centro
di riabilitazione a Torregalli
La presenza a Firenze, dal 29 settembre al 2 ottobre, dell'urna con il corpo del Beato Don Gnocchi ha «preparato il terreno» all'inaugurazione ufficiale, fissata per sabato 22 ottobre, del nuovo centro (Irccs, istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, con 186 posti letto) realizzato in località Torregalli, alla periferia della città.

Sessant'anni dopo l'arrivo a Firenze di don Gnocchi con l'accoglienza delle prime mutilatine nella storica villa di Pozzolatico, sulle colline, il nuovo Centro - opera all'avanguardia nel panorama della riabilitazione ospedaliera toscana e nazionale - prosegue idealmente l'identico impegno, avvicinandosi ancora di più al cuore della città, secondo uno stile costantemente proteso a ricercare quella meravigliosa sintesi tra scienza e prossimità, ingegno e carità capace di generare risposte eccellenti a bisogni autentici.

Realizzato in soli tre anni dalla Fondazione Don Gnocchi, il nuovo centro ha avviato a fine agosto l'attività.

Chi è il «padre dei mutilatini»
Nato a San Colombano al Lambro (Milano) il 25 ottobre 1902, Carlo Gnocchi viene ordinato sacerdote nel 1925. Assistente d'oratorio per alcuni anni, poi direttore spirituale dell'Istituto Gonzaga di Milano, allo scoppiare della guerra parte come cappellano, prima per il fronte greco-albanese, e poi - con gli alpini della Tridentina - per la campagna di Russia. È in quei giorni che, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, matura in lui l'idea di realizzare una grande opera di carità, che troverà compimento, a guerra finita, nella Fondazione Pro Juventute. Nei collegi aperti in tutta Italia (tra i quali la villa di Pozzolatico), accoglie orfani di guerra, «mutilatini» e poi poliomielitici,  assicurando loro - grazie al prezioso coinvolgimento delle istituzioni civili ed ecclesiali e alla mobilitazione dell'opinione pubblica con iniziative fantasiose e clamorose - assistenza, cure mediche, scuole e formazione professionale, in un progetto di recupero e integrazione sociale straordinario e innovativo in anni nei quali le discipline riabilitative stavano muovendo i primi passi. Muore il 28 febbraio 1956. L'ultimo suo gesto profetico è la donazione delle cornee a due ragazzi non vedenti quando ancora in Italia il trapianto d'organi non era regolato da apposite leggi.

Nel testamento, chiese di poter essere sepolto accanto ai suoi ragazzi, nella cappella del centro pilota di Milano che non riuscì a vedere completato e dove è rimasto fino al giorno della solenne beatificazione, il 25 ottobre 2009, quando oltre 50 mila fedeli gli resero omaggio in una piazza Duomo trasformata in autentica cattedrale a cielo aperto. Lo scorso anno, l'urna con i resti mortali di don Carlo è stata definitivamente traslata nel santuario che la Fondazione ha realizzato accanto al Centro «S. Maria Nascente» di Milano ed è da allora meta di visite e pellegrinaggi continui.

La Fondazione
Istituita da don Carlo Gnocchi, oggi beato, per assicurare cura, riabilitazione e integrazione sociale ai mutilatini, vittime della barbarie della guerra, la Fondazione ha progressivamente ampliato nel tempo il proprio raggio d'azione. Oggi continua ad occuparsi di ragazzi portatori di handicap, affetti da complesse patologie acquisite e congenite; di pazienti di ogni età che necessitano di interventi riabilitativi neurologici, ortopedici, cardiologici e respiratori, persone con esiti di traumi, colpite da ictus, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, morbo di Parkinson, malattia di Alzheimer o altre patologie invalidanti; di assistenza ad anziani non autosufficienti, malati oncologici terminali e pazienti con gravi cerebrolesioni o in stato vegetativo persistente. Intensa, oltre a quella sanitario-riabilitativa, socio-assistenziale e socio-educativa, è l'attività di ricerca scientifica e di formazione ai più diversi livelli. Oggi la Fondazione Don Gnocchi conta oltre 5400 operatori. Le prestazioni sono erogate in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale in 28 Centri e alcune decine di ambulatori, raggruppati in otto Poli territoriali, in nove Regioni, con 3648 posti letto di degenza piena e day hospital.

Per saperne di più
E' possibile seguire le attività della Fondazione Don Gnocchi attraverso il sito internet www.dongnocchi.it .

Per ricevere gratuitamente a casa la rivista «Missione Uomo» o il notiziario «Amis» è sufficiente rivolgersi al Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne di Milano (02 40308.938, email: ufficiostampa@dongnocchi.it).

Allo stesso servizio è possibile richiedere il cofanetto con doppio dvd che contiene filmati sulla vita di don Gnocchi e sulle attività della Fondazione, il riassunto delle celebrazioni della beatificazione di don Carlo, documentari storici inediti (1950) firmati da Vittorio De Sica e Cesare Zavattini e un'intervista esclusiva al cardinale Carlo Maria Martini.

Per sostenere le attività
Lasciti testamentari. Per informazioni, contattare il Servizio Fund-Raising (tel. 02/40308.907)
Donazioni. Conto Corrente Postale N. 737205
Intestato a Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus
Piazzale Morandi, 6 - 20121 MILANO
Bonifico bancario
Intestato a Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus
Banca PROSSIMA (Gruppo Intesa Sanpaolo)
Codice IBAN: IT60E0335901600100000006843
On line con carta di credito
Istruzioni: www.dongnocchi.it
Cinque per mille. Occorre firmare nel riquadro dedicato al sostegno delle Onlus e inserire il codice fiscale della Fondazione: 04793650583

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