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AMAZZONIA, TREDICI VESCOVI CONTRO GRANDI OPERE GOVERNATIVE: ASCOLTATE IL NOSTRO GRIDO

Parole chiave: america latina (21), brasile (46)

Un appello da tredici vescovi dello Stato brasiliano del Parà perché il mondo “ascolti il grido dell'Amazzonia e dei popoli che ci vivono”, minacciati dai megaprogetti governativi per la costruzione di centrali idroelettriche che provocheranno “caos sociale” e una enorme “catastrofe ambientale”. E' stato lanciato questo pomeriggio, durante una conferenza stampa a Roma, nella sala Marconi di Radio Vaticana, dai vescovi della regione ecclesiastica Nord II dell'Amazzonia. Stamattina sono stati ricevuti in visita ad limina dal Papa. L'Amazzonia è minacciata da grandi dighe che verranno costruite per produrre energia elettrica, deviando il corso di fiumi come il Rio Tapajós e Río Xingú, sulle cui rive vivono migliaia di persone e popoli indigeni, che perderanno così la fonte primaria di sussistenza. “La cosa più grave è che la popolazione non è stata assolutamente consultata – ha affermato mons. Carlo Verzeletti, vescovo di Castanhal -. Noi vescovi non facciamo altro che denunciare, anche sui media locali, ma le nostre dichiarazioni cadono nel vuoto. Ci sentiamo un po' isolati e abbandonati”. “Abbiamo esposto i nostri problemi al Papa e ai vari dicasteri vaticani – ha aggiunto -. Ci siamo sentiti ascoltati e incoraggiati. Il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace ha promesso di creare una rete di collegamento mondiale per far risuonare la voce dell'Amazzonia”.
Il progetto “Belo Monte” che riguarda il fiume Xingú, ad esempio, è stato definito da mons. Erwin Kräutler, vescovo di Xingú e presidente del Consiglio indigenista missionario (Cimi) “un'aggressione senza precedenti”. “La Chiesa sta combattendo con tutti i mezzi legali per impedire l'insediamento della centrale idroelettrica – ha detto -. Una parte della città di Altamira sarà allagata e 20.000 persone saranno strappate dalle loro case. Ancora non sappiamo dove verranno trasferite. Questo provocherà il caos sociale e una enorme catastrofe ambientale”. “Siamo contrari a questa opera per ragioni sociali e ambientali – ha proseguito mons. Kräutler, già minacciato di morte da latifondisti e sfruttatori dell'Amazzonia -. Non possiamo accettare che il governo brasiliano ceda agli interessi del potere economico”. Nel caso in cui venisse costruita, Belo Monte diventerebbe la seconda centrale idroelettrica del Paese. Produrrà 11 mila megawatt di potenza. I vescovi contestano anche la decisione governativa di costruire altre 5 centrali idroelettriche sul Rio Tapajós. “L'Amazzonia già soffre per la deforestazione, gli incendi, le inondazioni, i saccheggi delle risorse naturali – ha aggiunto mons. Esmeraldo Barreto de Farias, vescovo di Santarem -, in questo modo riceverà il colpo di grazia”.
Mons. Edoardo Rianisparman, vescovo di Obidos, ha invece denunciato la presenza di due industrie minerarie per l'estrazione della bauxite (da cui trarre alluminio), “che non hanno portato benefici e sviluppo per la popolazione, ma hanno invece inquinato fiumi e laghi, costringendo la gente ad abbandonare le proprie terre. Così si sono deteriorati i rapporti tra comunità, con l'aumento della violenza, della criminalità, del traffico di droga e della prostituzione”. E contro lo sfruttamento sessuale delle minorenni si batte da anni mons. Josè Luis Aszona, vescovo di Marajò, che per le sue testimonianze in un'inchiesta parlamentare che coinvolge alte personalità (tra cui politici, imprenditori, ecc.) ha ricevuto numerose minacce di morte. E' in una lista nera insieme ad altre 211 persone nello Stato del Parà: “In cinque anni nel Parà abbiamo avuto 100.000 denunce di sfruttamento sessuale di minorenni. Pensiamo che i casi siano molti di più, circa 400.000. Molte ragazze vengono mandate nel Suriname, nella Guyana francese e poi in Europa. Come Chiesa stiamo facendo uno sforzo totale, fermo, per combattere questo fenomeno”.
Sir

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