Vita Chiesa

AZIONE CATTOLICA: BIGNARDI, «DARE RAGIONI DI VITA E DI SPERANZA ALLE DONNE E AGLI UOMINI DI OGGI»

“Questa dodicesima Assemblea di Azione cattolica è unica, con il suo collocarsi tra due pontificati, al termine di quello straordinario di Giovanni Paolo II, all’inizio di quello carico di attese e di promesse di Benedetto XVI”. Paola Bignardi, presidente nazionale di Ac, ha aperto questo pomeriggio i lavori assembleari della maggiore associazione laicale italiana, ricordando i due pontefici, la figura di Vittorio Bachelet e il cammino percorso dall’Ac nell’ultimo triennio.

La Bignardi ha quindi spiegato il titolo dell’assemblea: “Dare ragioni di vita e di speranza”. “Nei confronti delle persone con cui viviamo, ci sentiamo debitori di una speranza che abbiamo ricevuto senza merito e che dilata gli orizzonti della nostra esistenza dandole un senso pieno. Questa speranza, che è una Persona, ci dà ragioni di vita, di bene, di impegno”. In questa direzione occorre, secondo Bignardi, “mostrare segni di speranza”. È dunque “segno di speranza chi vive un’attesa da pellegrino in terra straniera”. Lo è chi “vive un’attesa vigile” così come “le donne e gli uomini […] che si danno da fare”. Genera dunque speranza “una fede che ama”, incarnata nella storia, essenziale. E “genera speranza una Chiesa che ama”, “veramente cattolica, cioè aperta. Niente e nessuno le è estraneo; in essa si rende visibile la possibilità, la bellezza, di una vita nella quale i muri di separazione che insidiano la convivenza umana vengono abbattuti in nome di Cristo”. Una Chiesa che ama “è maestra di spiritualità, prima che insegnante di dottrina o precettrice di comportamenti. Perché le persone di oggi incontrino Cristo, via, verità e vita, occorre infatti allargare gli spazi dell’anima, imparare o reimparare la cura per la propria interiorità… e per tutto questo occorre qualcuno che insegni a pregare, a guardare con occhi di fede la storia e le persone”. E, ancora, “una Chiesa che ama è coraggiosa e fedele, lieta e libera. Nel suo modo di essere, di scegliere, di apparire, l’Unico necessario non risulta mai offuscato da logiche troppo mondane, da cedimenti a tentazioni di potere e di forza, di visibilità effimera o di autoprotezione, che ne svuotano il mistero riducendola a fenomeno sociologico o psicologico. Che incontrando la Chiesa, gli uomini e le donne di oggi possano dire: ‘Abbiamo visto il Signore’”.

Dopo una serrata analisi della situazione della parrocchia oggi in Italia, “ponte concreto e occasione dell’incontro più misterioso ed efficace tra Gesù, fondamento della speranza, e un gran numero di uomini e donne di oggi”, nonché ambito primo di impegno ecclesiale dell’Ac, Paola Bignardi ha tracciato un bilancio dell’attività svolta dall’associazione negli ultimi anni, per poi passare alle sfide che attendono l’Ac. “In questi tre anni abbiamo proceduto all’aggiornamento dello Statuto e del Regolamento nazionale, con un percorso di ampio coinvolgimento e di maturo confronto; il nostro rapporto con i pastori e con le nostre Chiese è ulteriormente cresciuto; attraverso l’Assemblea straordinaria e il pellegrinaggio a Loreto, abbiamo ritessuto i fili di una comunione con le altre aggregazioni ecclesiali: non scambi di cortesie, ma una volontà di sempre maggiore convergenza nel servizio all’unico progetto pastorale della nostra Chiesa”.

La presidente uscente ha quindi ricordato il nuovo Progetto formativo, steso “dopo uno sforzo di lettura dell’oggi e facendo tesoro delle esperienze e acquisizioni del recente passato”, ma anche i progetti concretizzati per la formazione spirituale, in campo missionario, culturale e comunicativo, il tutto “rafforzando la dimensione unitaria” e valorizzando “la pluralità interna all’associazione”. Senza negare i ritardi e i problemi interni all’Ac, la Bignardi ha quindi delineato gli scenari, i “sogni”, gli obiettivi attorno ai quali coinvolgere i 400mila iscritti di Ac. Al primo punto i giovani: “Testimonia la speranza un’Azione cattolica consapevole che mettere al centro i giovani e le nuove generazioni” e “sollecitare il loro protagonismo” è “un modo per scommettere sul futuro: quello del mondo, della Chiesa, dell’Ac stessa”. Quindi pace e poveri: “L’accoglienza del dono della pace, che viene da Dio, e l’impegno per costruirla dentro di noi e attorno a noi caratterizza la nostra preghiera, l’azione educativa e la testimonianza che portiamo nei luoghi della vita. Forse oggi ci è chiesto qualcosa di più. In termini di disciplina personale, di elaborazione culturale, di condivisione dei beni materiali e spirituali. In una parola, ci è chiesta profezia”. Vita, bioetica, famiglia sono altri temi indicati dalla Bignardi, che ha infine ricordato le parole che Giovanni Paolo II aveva inviato all’associazione in occasione della precedente assemblea: “Duc in altum, Azione cattolica” e “Ac, abbi il coraggio del futuro”. (Sir)