Vita Chiesa

Architettura e teologia per le chiese del futuro

di Emanuele PicciniCome saranno le nostre chiese fra qualche anno e soprattutto quali criteri architettonici dovranno seguire? A rispondere in modo sistematico e preciso a tale domanda è don Severino Dianich, docente presso la Facoltà Teologica dell’Italia centrale e direttore del Master in Teologia e Architettura di chiese che inizierà in autunno a Firenze.

Il master, il primo di questo genere ad essere attivato presso una Facoltà teologica italiana, – come tiene a precisare Dianich – prende le mosse da due motivazioni: una di carattere generale che partendo dagli elementi teologici s’intreccia inevitabilmente con la tradizione artistica ed umanistica fiorentina. Non a caso su questa linea è sorta anche un’equipe che sta curando lo studio della Trinità del Masaccio, lo splendido dipinto conservato nella basilica di Santa Maria Novella. L’altra, invece parte dalla convinzione che in campo di rinnovamento e restauro delle chiese non ci si può affidare a chi non abbia delle competenze biblico-teologiche. In poche parole oggi non basta essere un ottimo architetto o solo un buon credente per costruire una chiesa. Da qui il «messaggio politico» di Dianich, ovvero che le Diocesi curino la formazione dei progettisti ed affidino incarichi solamente a chi abbia davvero fede in Gesù Cristo e possieda quelle competenze specifiche richieste dalla teologia.

«È arrivato – prosegue Dianich – il momento di favorire l’avvento di un nuovo modo di operare nell’ambito architettonico delle chiese anche perché è importante per la stessa comunità cristiana, che usufruisce dell’edificio per il culto, e per la stessa Chiesa che così entra in dialogo con il mondo». Per fare una chiesa non basta un luogo sacro, cioè uno spazio che porta alla suggestione ed alla contemplazione. Due quindi i criteri fondamentali ai quali s’ispireranno le nuove chiese per garantire la loro peculiare specificità, ovvero l’articolazione liturgica e il tipo di rapporto che si istaura con la comunità cristiana perché è proprio mediante la comunità cristiana che la Chiesa si introduce nella città o nella comunità civile. A proposito di ciò l’architetto Christian Norberg Schulz sostiene che l’essenza dell’architettura sta nella soglia ovvero nel rapporto fra ciò che avviene all’interno dell’edificio e lo spazio esterno ad esso dove appunto questo è inserito.

Molte chiese costruite dopo il Concilio Vaticano II, per don Severino Dianich purtroppo mancano di «direttive processionali» che rinviano il credente alla meta finale, alla Resurrezione. Le vie da privilegiate pertanto sono offerte dal passato ovvero la basilica paleocristiana con la sua navata (dal latino «navis», la nave che conduce il fedele) e la cupola bizantina che costringe ciascuno a guardare in alto. Alla luce degli orientamenti conciliari inoltre sarà dato soprattutto risalto all’ambone (l’ascolto della parola di Dio che accompagna il fedele alla celebrazione del sacramento) e l’altare (presenza dell’oblazione di Cristo).

Sulla scia dell’esperienza tedesca dove la collaborazione fra Rudolph Swartz e Romano Guardini e di quella francese tra Matis, Le Corbusier e padre Couturier ha prodotto eccellenti capolavori, Dianich auspica in questa direzione per l’Italia proficui risultati, come del resto la collaborazione fra Renzo Piano ed il teologo Crispino Valenziano sta portando nella realizzazione del Santuario di Padre Pio.

Ulteriori informazioni inerenti al master si possono avere rivolgendosi presso la segreteria: tel. 055/428221; sito internet www.ftic.it.