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Arezzo: mons. Fontana, la pala di Lorenzetti esprime l'identità del nostro popolo

"L’opera, ancor prima dell’arte che esprime, manifesta chi siamo, come lo ha fatto per più di sette secoli e come seguiterà a raccontarlo ai visitatori della nostra Città che, pur non conoscendo la lingua e forse poco consci della nostra cultura, grazie all’ispirazione di Pietro Lorenzetti, riusciranno a capire chi è Arezzo e ad apprezzarne il sistema valoriale cristiano, che è ancora oggi punto di riferimento per molti", ha detto l'arcivescovo monsignor Riccardo Fontana nell'omelia per la ricollocazione del polittico nella Pieve di Santa Maria 

Arezzo: mons. Fontana, la pala di Lorenzetti esprime l'identità del nostro popolo

Fratelli e sorelle nel Signore, Iddio ci dia pace in questo giorno santo nel quale il popolo di Dio festeggia il ritorno dell’antica immagine di Maria nella Pieve a lei dedicata. 

La Chiesa aretina, fin dai suoi primordi, ha riservato un particolare culto alla Madre di Dio, con grande fiducia. Ogni Pieve, ogni Parrocchia, come tutte le Chiese del nostro territorio hanno conservato, nei secoli, preziose immagini della Madonna, a testimonianza della preghiera incessante del nostro popolo e dell’affezione per la Madre di Gesù nelle occasioni liete, nei momenti di difficoltà o di gioia delle famiglie, come pure nelle amare prove della vita. Il mio predecessore Vescovo Giovanni Volpi, in una sua Lettera Pastorale del 1913, insegnava “che non vi è una sola parrocchia ove non vi sia un’immagine della Madonna verso la quale i fedeli dimostrano una specialissima venerazione... Il popolo aretino – diceva allora il Vescovo – è il popolo di Maria”. Nel 25° di Episcopato del Vescovo Giovanni Telesforo Cioli, un gruppo di storici aretini, al termine di una complessa ricerca, asseriva che la devozione mariana è “in mano al popolo... secondo le espressioni della cultura del popolo. Altrimenti saremmo costretti a vedere le belle e venerate immagini di Maria nei musei e nelle pinacoteche o nei depositi e nelle soffitte... I protagonisti sono gente comune ... I santuari sono lungo le strade o presso i centri di raduno”. 

Nella Chiesa Cattedrale, al centro della splendida Arca trecentesca, coeva del Polittico della Pieve, Maria è iscritta con delicati tratti tra i Santi Donato e Gregorio, quasi a formare l’icona della nostra esperienza ecclesiale, come appunto si riafferma in Santa Maria della Pieve. Ancor prima delle iniziative medicee con cui fu devastato il nucleo antico della nostra Città, appena fuori dal pomerio altomedievale, come segno di speranza e di futuro, gli antenati eressero una Pieve e la dedicarono a Maria, talché, anche nel linguaggio popolare d’Arezzo, ancora oggi si dice Santa Maria della Pieve. Giovanni Volpi, Lettera Pastorale “Maria, nostra madre e nostro conforto”, 1913. L’edificio, nella sua prima realizzazione, è molto antico e, più volte, fu ampliato e restaurato. Alla facciata del XII secolo, che corrisponde alla fase della ristrutturazione dell’edificio a tre navate, con ampia abside e presbiterio fortemente rialzato, appartiene la grande lunetta – che sovrasta l’ingresso –, nella quale uno splendido basso rilievo raffigura la Madonna Coronata, in piedi per tre quarti della figura, orante, tra due angeli che, sostenendola all’altezza dei gomiti, la presentano alla venerazione del popolo. La dedicazione della Pieve a Santa Maria fu eseguita dallo scultore che Vasari poi chiamò Marchionne e finanziata da prete Matteo al tempo dell’arciprete Zanni. Il mio predecessore, il Vescovo Guido Tarlati, che fece edificare le salde mura urbiche che ancora impreziosiscono il centro storico della nostra amata Arezzo, fu il committente, per Pietro Lorenzetti, del grande Polittico che, grazie al sapiente restauro appena concluso, torna ora a risplendere sull’Altare antico della Pieve, che è appunto, per gli aretini, la Chiesa di Maria, senza altro titolo che il suo nome santissimo. Presso Piazza Grande, nel Medioevo luogo destinato all’arengo, segno della libertà e della dignità del popolo aretino, fu innalzata la Ecclesia plebana, quasi a tutela dell’intera comunità aretina. Ancora quest’oggi noi rinnoviamo, con il gesto della memoria, la decisione degli antichi Padri che, in questo luogo, vollero fissato nel tempo ciò che l’immagine di Santa Maria, circondata dai nostri Santi, fu ed è tuttora perché la Città di Arezzo sia coesa, libera e significativa. 

La Pala del Lorenzetti è un’opera preziosa e celebrata espressione della maturità del pittore senese, ma, soprattutto, esprime l’identità del nostro popolo. In quella singolare, “sacra conversazione” ante litteram dove, accanto alla Madonna che mostra il suo Divin Figlio come punto di riferimento della spiritualità cristologica degli antichi aretini, c’è una rilevante rappresentanza dei nostri Santi. Il Polittico è la raffigurazione di come questo popolo vuole essere, un progetto dunque, de futuro, al di là delle vicende della storia. Siamo molto grati a quanti, con la loro cultura e con straordinaria manualità, hanno fatto riemergere i colori della nostra Madonna, la cui sede naturale è in Arezzo, nella Pieve, cioè la Chiesa del popolo, per la quale è stata dipinta. L’opera, ancor prima dell’arte che esprime, manifesta chi siamo, come lo ha fatto per più di sette secoli e come seguiterà a raccontarlo ai visitatori della nostra Città che, pur non conoscendo la lingua e forse poco consci della nostra cultura, grazie all’ispirazione di Pietro Lorenzetti, riusciranno a capire chi è Arezzo e ad apprezzarne il sistema valoriale cristiano, che è ancora oggi punto di riferimento per molti. La scelta del soggetto rappresentato nel Polittico connota una comunità, nella quale si afferma innanzitutto il rispetto per le diversità, nei Santi che circondano Maria. A lei è affidata, col suo Divin Figlio in braccio, il senso della trascendenza. È come dire che Dio non si disinteressa mai di noi. La Madonna che guarda e ascolta il popolo fedele che le si fa intorno rammenta la vicinanza e l’attenzione che Dio ha per tutti, ma anche per la nostra gente, la comunità aretina. Il pittore volle aggiungere il ricordo dell’Annunciazione e la memoria dell’Assunzione, ricordando il ruolo di Maria nella storia della salvezza e la destinazione finale della nostra Chiesa, che, al termine del cammino, ha come metà la Gerusalemme del Cielo, punto di convergenza di tutte le nostre diversità ideologiche e spirituali. La compagnia dei Santi rappresenta altrettanti modi di essere: come le sette vie che conducevano a Piazza Grande, ancora oggi è possibile far convergere in unità la ricchezza di tante diversità di cui l’Arezzo di oggi può godere. Abbiamo voluto che, pur nel giorno di domenica, si riproponessero a tutti i temi di questo antico progetto di vita insieme dal quale nessuno è escluso. La presenza del popolo, in questo giorno reso complesso dalla pandemia, vuole ripetere l’adesione di chi si è fatto presente alla dovizia di ideali, che sono la componente positiva di ciascun aretino. Santa Maria, fissata con arte nella indefessa dimensione dell’ascolto, torni a far spazio a ciascuno che a lei si rivolge e ad assicurare a tutti il suo materno aiuto.

Fonte: Comunicato stampa
Arezzo: mons. Fontana, la pala di Lorenzetti esprime l'identità del nostro popolo
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