Vita Chiesa
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Azione cattolica: mons. Galantino, «formare cristiani adulti e maturi»

«Alla scuola del cuore di Cristo Gesù s’impara la pienezza della vita. S’impara a vivere in maniera riuscita», «non da gente incapace di metterci la faccia». Lo ha ricordato il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, nell’omelia della Messa con cui ha aperto oggi la seconda giornata di lavori della XVI Assemblea nazionale, in corso alla Domus Pacis di Roma.

La Messa celebrata da mons. Galantino per l'assemblea dell'Ac (Foto Sir)

«Imparando a compiere gesti poco o per niente convenzionali perché orientati solo a cercare il bene dell’altro, soprattutto se l’altro è lo scartato, se è fragile», inizia «il discepolato del cuore» per tutti, «bambini e anziani, donne e uomini, preti e religiosi. Per noi che ci sentiamo intelligenti, ma che corriamo il rischio di restare degli analfabeti del cuore e freddi funzionari di regole piuttosto che discepoli impegnati a dire che il Vangelo è vero ed è possibile». «Solo percorrendo la strada di questo discepolato – ha aggiunto – le nostre comunità saranno in grado di generare credenti adulti nella fede, in grado di non sprofondare nell’ansia o di rifugiarsi in sterili risentimenti». Viceversa, «se i nostri cammini formativi non portano a comunità che sono luoghi stabili di questa maturità, non iniziano a niente» perché «il Vangelo è una cosa per grandi di cuore. È cosa per uomini e donne pieni di passione».

«L’Azione Cattolica - ha proseguito il Segretario della Cei - è chiamata a formare cristiani adulti e maturi, la cui compiuta coscienza sia anche il frutto di una visione teologica credibile, non semplificata, capace di affrontare il compito delle sfide dell’oggi, fuori dal guscio della convenzione devota o del racconto dogmatico, fuori dal loro ambiguo tepore e dalla loro soffocante prudenza».  L’Ac, ha chiesto Galantino, formi «credenti laici, sottratti alla condizione di minorità, equipaggiati di una solida coscienza religiosa, perché nel vivo della loro esistenza secolare possano dare al Vangelo una figura pratica e reale, che non sia quella del distacco ipocritamente ‘religioso’ dalle cose del mondo».

«Oggi c’è tanto bisogno di luoghi in cui s’intessono trame di vita associativa forte, significativa, bella. C’è bisogno di case accoglienti, luoghi di rigenerazione, anticipazione di futuro», ha aggiunto mons. Galantino, spiegando che assumere su di sé il «giogo» di Gesù significa caricare «la vostra vita e le vostre relazioni di amore». «Solo se radicate in questo amore – ha precisato – le nostre comunità saranno capaci di fare nuove tutte le cose; attraverso la bellezza di legami autentici, di relazioni umanamente significative in una società segnata da particolarismi, da lobby di potere, da un’economia che ogni giorno di più produce scarti». «Apritevi agli altri, costruite alleanze educative, sappiate costruire amicizie forti che sfidano il tempo»: questo l’invito del segretario generale Cei all’Ac. «La vostra testimonianza abbia il sapore e l’odore delle quotidiane sfide dell’esistenza; quelle che riguardano l’amore dell’uomo e della donna, la generazione dei figli, la cura dell’educazione dei giovani e della dignità dei vecchi, la coltivazione della saggezza e il discernimento della bellezza, la verità dei sentimenti, la giustizia delle emozioni, la protezione delle fragilità, il senso del lavoro, la capacità di morire, la misura delle parole, la difesa quotidiana della speranza. In ognuna di queste comuni e quotidiane sfide umane – ha concluso – la vostra testimonianza può certamente portare la sua luce».

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