Vita Chiesa
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BENEDETTO XVI, ANGELUS: L'ESSERE UMANO PORTA IN SÉ LA TRACCIA DELLA TRINITÀ

Parole chiave: benedetto xvi (2612)

“Quest'oggi contempliamo la Santissima Trinità così come ce l'ha fatta conoscere Gesù. Egli ci ha rivelato che Dio è amore non nell'unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza”: lo ha detto, ieri mattina, Benedetto XVI, prima di guidare la recita dell'Angelus da piazza San Pietro. Dio, ha aggiunto il Papa “è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso la piena ricapitolazione finale. Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore”. Dio, ha chiarito il Pontefice, “è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica”. Secondo il Santo Padre, ciò “lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari”.
In tutto ciò che esiste, infatti, ha precisato Benedetto XVI, “è in un certo senso impresso il 'nome' della Santissima Trinità, perché tutto l'essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l'Amore creatore”. Tutto, insomma, “proviene dall'amore, tende all'amore, e si muove spinto dall'amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà”. Per il Pontefice, l'amore è l'identità “più vera” di Dio, “che risplende su tutto il creato, dove ogni essere, per il fatto stesso di esserci e per il 'tessuto' di cui è fatto, fa riferimento ad un Principio trascendente, alla Vita eterna ed infinita che si dona, in una parola: all'Amore”. “La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità – ha evidenziato il Papa - è questa: solo l'amore ci rende felici, perché viviamo in relazione, e viviamo per amare e per essere amati. Usando un'analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l'essere umano porta nel proprio 'genoma' la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore”.
Il Santo Padre ha anche ricordato le due solennità del Signore che si succederanno dopo la Santissima Trinità: il Corpus Domini e la festa del Sacro Cuore di Gesù. Ciascuna di queste tre ricorrenze liturgiche, ha rilevato, “evidenzia una prospettiva dalla quale si abbraccia l'intero mistero della fede cristiana: e cioè rispettivamente la realtà di Dio Uno e Trino, il Sacramento dell'Eucaristia e il centro divino-umano della Persona di Cristo”. “Sono in verità aspetti dell'unico mistero della salvezza, che in un certo senso riassumono tutto l'itinerario della rivelazione di Gesù, dall'incarnazione alla morte e risurrezione fino all'ascensione e al dono dello Spirito Santo”, ha sottolineato Benedetto XVI. Poi un'invocazione a Maria, che “nella sua docile umiltà, si è fatta ancella dell'Amore divino: ha accolto la volontà del Padre e ha concepito il Figlio per opera dello Spirito Santo. In lei l'Onnipotente si è costruito un tempio degno di Lui, e ne ha fatto il modello e l'immagine della Chiesa, mistero e casa di comunione per tutti gli uomini”. “Ci aiuti Maria, specchio della Trinità Santissima, a crescere nella fede nel mistero trinitario”, ha concluso. Nei saluti in varie lingue, ai pellegrini francesi il Papa ha chiesto di pregare per i nuovi sacerdoti, per i seminaristi e i loro formatori.
Sir

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