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BENEDETTO XVI, ANGELUS: MAI PIU' INCIDENTI SUL LAVORO COME QUELLO DI VIAREGGIO

Parole chiave: benedetto xvi (2612), viareggio (80), infortuni sul lavoro (140), filippine (30), terrorismo (193)

"Mai più incidenti sul lavoro", invoca Benedetto XVI dopo la strage alla stazione di Viareggio che ha causato 22 morti, 12 feriti molto gravi, un uomo disperso e 136 sfollati. E' necessario garantire "la sicurezza sul lavoro e nello svolgimento della vita quotidiana", è l'appello di Benedetto XVI a conclusione dell'Angelus domenicale affinché tragedie come questa non si ripetano più. "In questi giorni - ha detto Benedetto XVI rivolgendosi alla folla di fedeli dalla finestra del suo studio - siamo stati toccati dalla tragedia di Viareggio. Mi unisco al dolore di quanti hanno perduto persone care, sono rimasti feriti o hanno subito danni materiali anche gravi. Mentre elevo la mia accorata preghiera a Dio per tutte le persone coinvolte nella tragedia auspico - si è appellato - che simili incidenti non abbiano a ripetersi e sia garantita a tutti la sicurezza sul lavoro e nello svolgimento della vita quotidiana". Ratzinger ha rivolto poi una preghiera per i morti e i feriti dell'incidente di Viareggio. "Voglia Dio accogliere nella sua pace i defunti - ha pregato il papa -, concedere pronta guarigione ai feriti e infondere interiore conforto in quanti sono stati toccati nei loro affetti più cari".
il Papa ha anche esprisso “profonda deplorazione” per l'attentato compiuto stamani a Cotabato nelle Filippine, dove l'esplosione di una bomba davanti alla Cattedrale, durante la celebrazione della Messa domenicale, ha causato alcuni morti e numerosi feriti, tra cui donne e bambini. “Mentre prego Dio per le vittime dell'ignobile gesto, - ha detto il Papa - elevo la mia voce per condannare ancora una volta il ricorso alla violenza, che non costituisce mai una via degna alla soluzione dei problemi esistenti”.
L'episodio avvenuto nelle Filippine è una nuova drammatica pagina che ripropone storie di sofferenza. Proprio al senso del dolore Benedetto XVI ha dedicato l'Angelus ricordando i significati del sangue nella Sacra Scrittura. L'aspersione con il sangue degli animali – ha fatto notare - rappresentava e stabiliva nell'Antico Testamento l'alleanza tra Dio e il popolo, come si legge nel libro dell'Esodo. Nella Genesi – ha aggiunto il Papa - il sangue di Abele, ucciso dal fratello Caino, grida a Dio dalla terra. “E purtroppo, - ha proseguito - oggi come ieri, questo grido non cessa, perché continua a scorrere sangue umano a causa della violenza, dell'ingiustizia e dell'odio. Quando impareranno gli uomini che la vita è sacra e appartiene a Dio solo? Quando comprenderanno che siamo tutti fratelli?”. Queste domande – ha aggiunto – trovano risposte nell'amore di Dio: “Al grido per il sangue versato, che si eleva da tante parti della terra, Dio risponde con il sangue del suo Figlio, che ha donato la vita per noi. Cristo non ha risposto al male con il male, ma con il bene, con il suo amore infinito. Il sangue di Cristo è il pegno dell'amore fedele di Dio per l'umanità”.
A partire dalla flagellazione fino alla morte in Croce – ha ricordato il Papa – Cristo ha versato tutto il suo sangue, quale “vero Agnello immolato per la redenzione universale”. In quel sangue ogni uomo può trovare forza e speranza: “Fissando le piaghe del Crocifisso, ogni uomo, anche in condizioni di estrema miseria morale, può dire: Dio non mi ha abbandonato, mi ama, ha dato la vita per me; e così ritrovare speranza”.

BENEDETTO XVI, ANGELUS: MAI PIU' INCIDENTI SUL LAVORO COME QUELLO DI VIAREGGIO
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