Vita Chiesa
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BENEDETTO XVI: «LA CHIESA DELL'AMORE È ANCHE LA CHIESA DELLA VERITÀ»

“La Chiesa dell'amore è anche la Chiesa della verità”, e quando c'è “il pericolo di perdere la fede” esiste “un preciso dovere di chi crede la Chiesa dell'amore, e vuol vivere in essa, interrompere la comunione con chi si è allontanato dalla dottrina che salva”. Lo ha detto il Papa, che nella tradizionale udienza generale si è soffermato sul “dovere dell'amore fraterno fra i cristiani” e sul “dono della comunione” che “è custodito e promosso in particolare dal ministero apostolico, che a sua volta è dono per tutta ala comunità”. “Gli apostoli e loro successori – ha detto Benedetto XVI - sono i custodi e i testimoni autorevoli del deposito della verità consegnato alla Chiesa, come sono anche i ministri della carità rivelata e donata dal Signore Gesù. Il loro è, in tal senso, anzitutto un servizio di amore: e la carità che essi vivono e promuovono è inseparabile dalla verità che custodiscono e trasmettono”. “La verità e l'amore – ha sottolineato il Papa sono due volti dello stesso dono che viene da Dio e che grazie al ministero apostolico è custodito nella Chiesa e ci raggiunge fino al nostro presente! Anche attraverso il servizio degli Apostoli e dei loro successori l'amore di Dio Trinità ci raggiunge per comunicarci la verità che ci fa liberi”.

“Non c'è voce nel Nuovo Testamento – è una delle affermazioni salienti della catechesi papale odierna - che si levi con più forza per evidenziare la realtà e il dovere dell'amore fraterno fra i cristiani; ma la stessa voce si indirizza con drastica severità agli avversari che sono stati membri della comunità e ora non lo sono più”. Riferendosi alla vita delle prime comunità cristiane, Benedetto XVI ha ricordato che “la Chiesa dell'amore è anche la Chiesa della verità, intesa anzitutto come fedeltà al Vangelo affidato dal Signore Gesù ai suoi”.

“La comunità dei discepoli ben conosce la prova, costituita soprattutto dai contrasti circa le verità di fede, con le conseguenti lacerazioni della comunione”, ha proseguito il Pontefice, ricordando che tra i primi cristiani “sin dall'inizio subentra la divisione”. “La fraternità cristiana nasce dall'essere costituiti figli dello stesso Padre dallo Spirito di verità”, ha ammonito il Santo Padre, “ma la famiglia dei figli di Dio, per vivere nell'unità e nella pace, ha bisogno di chi la custodisca nella verità e la guidi con discernimento sapiente e autorevole: è ciò che fa il ministero degli Apostoli”.

“La Chiesa è tutta dello Spirito, ma ha una struttura, la successione apostolica”, la chi “responsabilità” consiste nel far “stare nella Chiesa nella verità”. È una delle aggiunte fatte a braccio dal Papa all'udienza generale odierna in piazza S. Pietro, a cui hanno partecipato circa 30mila persone. Benedetto XVI ha concluso la catechesi con una speciale preghiera, ancora a braccio: “Tutto questo che accade nella Chiesa nascente – ha detto – ci fa pregare per i successori degli apostoli, per tutti i vescovi e per il successore di Pietro, affinché siano veramente apostoli di Cristo, perché la Sua luce, di verità e di carità, non si spenga mai nella Chiesa e nel mondo”.

Quanto alla parte centrale della catechesi, dedicata alla vita delle prime comunità cristiane, il Papa ha commentato a braccio: “Non dobbiamo meravigliarci” che la divisione tra i cristiani “esista anche oggi”. “Come la comunione dell'amore esiste sin dall'inizio, così sin dall'inizio subentra la divisione”, ha detto Benedetto XVI riferendosi alle vicissitudini del cristianesimo delle origini. Poi fuori testo ha aggiunto: “Dagli inizi la comunità cristiana ha sperimentato non solo la gioia, che viene dallo Spirito, ma anche la prova, e così sarà fin alla fine. Non dobbiamo meravigliarci che esista anche oggi”. I primi discepoli, ha detto inoltre il Santo Padre sempre a braccio, hanno corso il “pericolo di perdere la fede, così come di perdere l‘amore della Chiesa”: proprio “riconoscendo questo pericolo, accettandolo”, ha puntualizzato il Papa, bisogna “interrompere la comunione con chi si è allontanato dalla dottrina che salva”.

Un grazie rinnovato per il pontificato di Papa Wojtyla, a pochi giorni dalla commemorazione del primo anniversario della sua scomparsa, il 2 aprile del 2005. A pronunciarlo è stato oggi Benedetto XVI, che salutando i fedeli polacchi al termine dell'udienza ha detto loro: “Insieme a voi ringrazio Dio per il pontificato del mio grande Predecessore Giovanni Paolo II. La sua spirituale presenza e il patrimonio del suo insegnamento – è l'auspicio del Santo Padre - ci fortifichino nella fede e ci aiutino nel cammino verso l'incontro con Cristo”.
Sir

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