Vita Chiesa
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BENEDETTO XVI: «LA VITA ETERNA INIZIA GIÀ IN QUESTO MONDO»

Parole chiave: benedetto xvi (2612)

“Il mondo reputa fortunato chi vive a lungo, ma Dio, più che all'età, guarda alla rettitudine del cuore. Il mondo dà credito ai ‘sapienti' e ai ‘dotti', mentre Dio predilige i ‘piccoli'”: lo ha detto questa mattina in Vaticano il Papa Benedetto XVI nell'omelia della celebrazione in suffragio dei cardinali e vescovi morti durante l'ultimo anno. Sottolineando che si tratta di “una bella tradizione” e che “la nostra preghiera è animata e confortata dal mistero della comunione dei santi”, il Papa ha aggiunto che dalla commemorazione dei defunti deriva un “insegnamento generale (..)che vi sono due dimensioni del reale: una più profonda, vera ed eterna, l'altra segnata dalla finitezza, dalla provvisorietà e dall'apparenza”. Per il pontefice “è importante sottolineare che queste due dimensioni non sono poste in semplice successione temporale, come se la vita vera cominciasse solo dopo la morte. In realtà, la vita vera, la vita eterna – ha affermato - inizia già in questo mondo, pur entro la precarietà delle vicende della storia; la vita eterna inizia nella misura in cui noi ci apriamo al mistero di Dio e lo accogliamo in mezzo a noi. E' Dio il Signore della vita e in Lui ‘viviamo, ci muoviamo ed esistiamo' (At 17,28), come ebbe a dire san Paolo all'Areopago di Atene”.
Proseguendo nell'omelia della celebrazione in suffragio di cardinali e vescovi defunti nell'ultimo anno, Benedetto XVI ha affermato che “Dio è la vera sapienza che non invecchia, è la ricchezza autentica che non marcisce, è la felicità a cui aspira in profondità il cuore di ogni uomo. Questa verità, che attraversa i Libri sapienziali e riemerge nel Nuovo Testamento, trova compimento nell'esistenza e nell'insegnamento di Gesù”. Il Papa ha sottolineato che “nella prospettiva della sapienza evangelica, la stessa morte è portatrice di un salutare ammaestramento, perché costringe a guardare in faccia la realtà; spinge a riconoscere la caducità di ciò che appare grande e forte agli occhi del mondo. Di fronte alla morte perde d'interesse ogni motivo di orgoglio umano e risalta invece ciò che vale sul serio. Mi riferisco qui a quell'aspetto, per così dire, positivo della morte che è sempre stato riconosciuto da filosofi e scrittori, cioè al fatto che essa, pur nella sua dolorosa ineluttabilità, dice comunque una cosa vera e molto importante: che tutto finisce, tutti in questo mondo siamo di passaggio, perché tutti siamo creature. In una parola, nessuno di noi è Dio”.
Sir

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