Vita Chiesa
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BENEDETTO XVI: MESSA CRISMALE, IL SACERDOZIO È ESSERE IMMERSI NELLA VERITÀ

Parole chiave: benedetto xvi (2612), sacerdoti (125)

“Ordinazione sacerdotale significa: essere immersi in Lui, nella verità”. Con queste parole il Papa ha riassunto il senso del sacerdozio, nella messa crismale celebrata nella Basilica di S. Pietro, momento con cui iniziano i riti del triduo pasquale e durante il quale si rinnovano le promesse sacerdotali. E proprio alla sua ordinazione, avvenuta 58 anni fa, Benedetto XVI è tornato col pensiero alla fine dell'omelia, quando ha rivelato: “Alla vigilia della mia Ordinazione sacerdotale, 58 anni fa, ho aperto la Sacra Scrittura, perché volevo ricevere ancora una parola del Signore per quel giorno e per il mio futuro cammino da sacerdote. Il mio sguardo cadde su questo brano: ‘Consacrali nella verità; la tua parola è verità'. Allora seppi: il Signore sta parlando di me, e sta parlando a me. Precisamente la stessa cosa avverrà domani in me”. E poi, rivolgendosi ai sacerdoti: “Non veniamo consacrati mediante riti, anche se c'è bisogno di riti. Il lavacro, in cui il Signore ci immerge, è Lui stesso – la Verità in persona. Ordinazione sacerdotale significa: essere immersi in Lui, nella Verità. Appartengo in un modo nuovo a Lui e così agli altri, “affinché venga il suo Regno”. Di qui l'impegno, per i preti, di “diventare uomini di verità, uomini di amore, uomini di Dio”.
Il sacerdozio, ha spiegato il Papa nella messa crismale, è “un passaggio di proprietà, un essere tolto d al mondo e donato a Dio”, ma “non è una segregazione”, perché “il sacerdote viene sottratto alle connessioni mondane e donato a Dio, e proprio così è disponibile per gli altri, per tutti”. “Consacrali nella verità”: è questa, ha detto Benedetto XVI, la “vera preghiera di consacrazione per gli apostoli”, fatta da Gesù. Altro imperativo, “l'essere immersi nella parola di Dio”. A questo proposito, il Papa ha chiesto ai sacerdoti un esame di coscienza: “Ci occupiamo interiormente di questa parola al punto che essa realmente dà un'impronta alla nostra vita e forma il nostro pensiero? Non sono forse assai spesso le opinioni predominanti i criteri secondo cui ci misuriamo? Non rimaniamo forse, in fin dei conti, nella superficialità di tutto ciò che, di solito, s'impone all'uomo di oggi?”. Friedrich Nietzsche, ha ricordato il Papa, “ha dileggiato l'umiltà e l'obbedienza come virtù servili, ha messo al loro posto la fierezza e la libertà assoluta dell'uomo”. “Esistono caricature di un'umiltà sbagliata e di una sottomissione sbagliata, che non vogliamo imitare - ha ammesso il Papa - ma esiste anche la superbia distruttiva e la presunzione, che disgrègano ogni comunità e finiscono nella violenza”. Di qui la necessità di “imparare da Cristo la retta umiltà” e l'obbedienza.
“Esiste un unico sacerdote della Nuova Alleanza, Gesù Cristo” ed “essere sacerdoti non è altro che un nuovo modo di unificazione con Cristo”: un “sigillo” che “può diventare per noi un giudizio di condanna, se la nostra vita non si sviluppa entrando nella verità del sacramento”. E' l'ammonimento lanciato oggi dal Papa ai sacerdoti nella messa crismale. “L'unirsi a Cristo – ha spiegato Benedetto XVI - suppone la rinuncia. Comporta che non vogliamo imporre la nostra strada e la nostra volontà; che non desideriamo diventare questo o quest'altro, ma ci abbandoniamo a Lui, ovunque e in qualunque modo Egli voglia servirsi di noi”. “Nel ‘sì' dell'ordinazione sacerdotale – ha ricordato il Santo Padre - abbiamo fatto questa rinuncia fondamentale al voler essere autonomi, alla ‘autorealizzazione'. Ma bisogna giorno per giorno adempiere questo grande ‘sì' nei molti piccoli ‘sì' e nelle piccole rinunce”. “Questo ‘sì' dei piccoli passi, che insieme costituiscono il grande ‘sì' – ha detto il Papa - potrà realizzarsi senza amarezza e senza autocommiserazione soltanto se Cristo è veramente il centro della nostra vita. Se entriamo in una vera familiarità con Lui. Allora, infatti, sperimentiamo in mezzo alle rinunce, che in un primo tempo possono causare dolore, la gioia crescente dell'amicizia con Lui. Se osiamo perdere noi stessi per il Signore, sperimentiamo quanto sia vera la sua parola”.
“L'amore vero non è a buon mercato, può anche essere molto esigente”, perché “oppone resistenza al male, per portare all'uomo il vero bene”. A ricordarlo è stato il Papa, che rivolgendosi ai sacerdoti durante la messa crismale ha detto: “Se diventiamo una cosa sola con Cristo, impariamo a riconoscerlo proprio nei sofferenti, nei poveri, nei piccoli di questo mondo; allora diventiamo persone che servono”. “Essere immersi nella verità e così nella santità di Dio – ha spiegato infatti il Papa - significa per noi anche accettare il carattere esigente della verità; contrapporsi nelle cose grandi come in quelle piccole alla menzogna, che in modo così svariato è presente nel mondo; accettare la fatica della verità, perché la sua gioia più profonda è presente in noi”. “Essere immersi nella verità, in Cristo”, ha proseguito il Pontefice, significa anche imparare “continuamente a pregare pregando con la Chiesa”. “Celebrare l'Eucaristia vuol dire pregare”, ha esclamato Benedetto XVI, secondo il quale “celebriamo l'Eucaristia in modo giusto, se col nostro pensiero e col nostro essere entriamo nelle parole, che la Chiesa ci propone. In esse è presente la preghiera di tutte le generazioni, le quali ci prendono con sé sulla via verso il Signore. E come sacerdoti siamo nella celebrazione eucaristica coloro che, con la loro preghiera, fanno strada alla preghiera dei fedeli di oggi”.
Sir

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