Vita Chiesa
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BENEDETTO XVI, REGINA CAELI: PREGATE PER ME CHE IL SIGNORE MI DIA LA FORZA

Parole chiave: benedetto xvi (2612)

«Ogni anno, celebrando la Pasqua, noi riviviamo l'esperienza dei primi discepoli di Gesù, l'esperienza dell'incontro con Lui risorto: racconta il Vangelo di Giovanni che essi lo videro apparire in mezzo a loro, nel cenacolo, la sera del giorno stesso della risurrezione, ‘il primo della settimana', e poi ‘otto giorni dopo'». Lo ha detto, oggi Benedetto XVI, prima di guidare la recita del Regina Cæli, con i fedeli convenuti a piazza San Pietro.

Incontro al di là del tempo e dello spazio. “Quel giorno, chiamato poi ‘domenica', giorno del Signore – ha precisato il Papa -, è il giorno dell'assemblea, della comunità cristiana che si riunisce per il suo culto proprio, cioè l'Eucaristia, culto nuovo e distinto fin dall'inizio da quello giudaico del sabato”. In effetti, “la celebrazione del Giorno del Signore è una prova molto forte della Risurrezione di Cristo, perché solo un avvenimento straordinario e sconvolgente poteva indurre i primi cristiani a iniziare un culto diverso rispetto al sabato ebraico”. “Allora come oggi – ha chiarito il Pontefice -, il culto cristiano non è solo una commemorazione di eventi passati, e nemmeno una particolare esperienza mistica, interiore, ma essenzialmente un incontro con il Signore risorto, che vive nella dimensione di Dio, al di là del tempo e dello spazio, e tuttavia si rende realmente presente in mezzo alla comunità, ci parla nelle Sacre Scritture e spezza per noi il Pane di vita eterna”. Attraverso questi segni, ha sostenuto il Santo Padre, “noi viviamo ciò che sperimentarono i discepoli, cioè il fatto di vedere Gesù e nello stesso tempo di non riconoscerlo; di toccare il suo corpo, un corpo vero, eppure libero dai legami terreni”.

La pace di Gesù. Per Benedetto XVI, “è molto importante quello che riferisce il Vangelo, e cioè che Gesù, nelle due apparizioni agli Apostoli riuniti nel cenacolo, ripeté più volte il saluto ‘Pace a voi!'. Il saluto tradizionale, con cui ci si augura lo shalom, la pace, diventa qui una cosa nuova: diventa il dono di quella pace che solo Gesù può dare, perché è il frutto della sua vittoria radicale sul male”. La “pace” che Gesù offre ai suoi amici, ha evidenziato il Papa, è “il frutto dell'amore di Dio che lo ha portato a morire sulla croce, a versare tutto il suo sangue, come Agnello mite e umile, ‘pieno di grazia e di verità'”. Ecco perché “il beato Giovanni Paolo II ha voluto intitolare questa Domenica dopo la Pasqua alla Divina Misericordia, con un'icona ben precisa: quella del costato trafitto di Cristo, da cui escono sangue ed acqua, secondo la testimonianza oculare dell'apostolo Giovanni. Ma ormai Gesù è risorto, e da Lui vivo scaturiscono i sacramenti pasquali del Battesimo e dell'Eucaristia: chi si accosta ad essi con fede riceve il dono della vita eterna”. Il Pontefice ha, quindi, esortato: “Accogliamo il dono della pace che ci offre Gesù risorto, lasciamoci riempire il cuore dalla sua misericordia! In questo modo, con la forza dello Spirito Santo, lo Spirito che ha risuscitato Cristo dai morti, anche noi possiamo portare agli altri questi doni pasquali. Ce lo ottenga Maria Santissima, Madre di Misericordia”.

Testimoni dell'amore misericordioso. Dopo la recita del Regina Cæli, il Santo Padre ha salutato e dato il benvenuto anzitutto ai “pellegrini che hanno partecipato alla Santa Messa presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, luogo privilegiato di culto della Divina Misericordia, dove si venerano in modo particolare anche santa Faustina Kowalska e il beato Giovanni Paolo II”. A tutti ha augurato “di essere testimoni dell'amore misericordioso di Cristo” e ringraziato per la “presenza”.

Preghiere per il Successore di Pietro. Nei saluti in varie lingue Benedetto XVI in francese ha dichiarato che “il tempo pasquale ci invita, sull'esempio della prima comunità cristiana, a esprimere la nostra fiducia e la nostra gioia di essere battezzati. Gesù ci invita a non essere increduli, come Tommaso, ma credenti. Non dobbiamo avere paura, ma avere il coraggio di mostrare la nostra fede!”. Poi il Papa ha chiesto che giovedì prossimo, in occasione del settimo anniversario della sua elezione alla Sede di Pietro, di “pregare” per lui affinché il Signore gli dia “la forza per compiere la missione” che gli ha affidato. “La pace è il dono meraviglioso della Pasqua – ha affermato il Pontefice in spagnolo -. Grazie ad essa la comunità si rafforza con un nuovo legame che la unisce al suo interno e con Cristo, preparandola alla missione. Così, colmi del suo Spirito possiamo testimoniare al mondo la vittoria del nostro Dio e Signore”. Salutando i pellegrini slovacchi, li ha ringraziati “per le preghiere” con le quali accompagnano il suo “servizio di Successore di San Pietro”. Si è rivolto, poi, ai polacchi e in modo particolare ai “partecipanti alle celebrazioni liturgiche della Domenica della Divina Misericordia nel santuario di Łagiewniki”. “Là, dieci anni fa – ha ricordato -, il beato Giovanni Paolo II disse: ‘Bisogna trasmettere al mondo questo fuoco della misericordia. Nella misericordia di Dio il mondo troverà la pace, e l'uomo la felicità! Affido questo compito… a tutti i devoti della Divina Misericordia'. Fedeli a questa esortazione annunciamo al mondo il messaggio di Gesù Misericordioso, siamo i suoi testimoni”. (Sir)

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