Vita Chiesa
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BENEDETTO XVI, UDIENZA: CHIAMATA UNIVERSALE ALLA SANTITÀ

Parole chiave: benedetto xvi (2612)

“Che cosa vuol dire essere santi? Chi è chiamato ad essere santo? Spesso si è portati ancora a pensare che la santità sia una meta riservata a pochi eletti”. Lo ha detto questa mattina Benedetto XVI, durante l'Udienza generale, concludendo il ciclo di catechesi dedicato a figure di santi. “In Cristo – ha affermato il Papa - il Dio vivente si è fatto vicino, visibile, ascoltabile, toccabile affinché ognuno possa attingere dalla sua pienezza di grazia e di verità”. Perciò, “tutta l'esistenza cristiana conosce un'unica suprema legge, quella che san Paolo esprime in una formula che ricorre in tutti i suoi scritti: in Christo Jesu, in Cristo Gesù”. “La santità, la pienezza della vita cristiana – ha chiarito il Santo Padre - non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell'unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti”. Per il Pontefice, “la misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. È l'essere conformi a Gesù”. Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Chiesa, “parla con chiarezza della chiamata universale alla santità, affermando che nessuno ne è escluso”.
“Una vita santa – ha avvertito Benedetto XVI - non è frutto principalmente del nostro sforzo, perché è Dio, il tre volte Santo, che ci rende santi, è l'azione del suo Spirito che ci anima dal di dentro, è la vita stessa di Cristo Risorto che ci è comunicata e che ci trasforma”. La santità ha dunque “la sua radice ultima nella grazia battesimale, nell'essere innestati nel Mistero pasquale di Cristo, con cui ci viene comunicato il suo Spirito, la sua vita di Risorto”. San Paolo, ha aggiunto il Papa, “sottolinea in modo molto forte la trasformazione che opera nell'uomo la grazia battesimale e arriva a coniare una terminologia nuova, forgiata con la preposizione ‘con': con-morti, con-sepolti, con-risucitati, con-vivificati con Cristo; il nostro destino è legato indissolubilmente al suo”. Dio, comunque, “rispetta sempre la nostra libertà e chiede che accettiamo questo dono e viviamo le esigenze che esso comporta, chiede che ci lasciamo trasformare dall'azione dello Spirito Santo, conformando la nostra volontà alla volontà di Dio”. Ma “come può avvenire che il nostro modo di pensare e le nostre azioni diventino il pensare e l'agire di Cristo? Qual è l'anima della santità?”. Ancora una volta, ha affermato il Pontefice, “il Concilio Vaticano II ci offre un'indicazione precisa; ci dice che la santità cristiana non è altro che la carità pienamente vissuta”.
“Dio ha largamente diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci fu dato; perciò il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Lui”, ha affermato Benedetto XVI durante l'Udienza generale di oggi. “Ma – ha aggiunto - perché la carità, come un buon seme, cresca nell'anima e vi fruttifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e, con l'aiuto della sua grazia, compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all'Eucaristia e alla santa liturgia; applicarsi costantemente alla preghiera, all'abnegazione di se stesso, al servizio attivo dei fratelli e all'esercizio di ogni virtù”. La carità, infatti, “dirige tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine”. Per il Santo Padre, “è essenziale non lasciare mai una domenica senza un incontro con Cristo Risorto nell'Eucaristia, che è luce per tutta la settimana, e non finire un giorno senza almeno un breve contatto con Dio. Nella strada della nostra vita seguire l'indicatore di strada che Dio ci ha dato con Cristo che è solo l'esplicitazione di cosa è la carità”. Perciò “il vero discepolo di Cristo si caratterizza per la carità sia verso Dio che verso il prossimo”.
Sant'Agostino, ha ricordato Benedetto XVI nell'Udienza generale di oggi, commentando il capitolo quarto della Prima Lettera di san Giovanni, dice una cosa coraggiosa: “Ama e fa' ciò che vuoi”. “Chi è guidato dall'amore, chi vive la carità pienamente è guidato da Dio, perché Dio è amore”, ha precisato il Papa. Ma, “possiamo noi con i nostri limiti tendere così in lato?”. La Chiesa, durante l'anno liturgico, “ci invita a fare memoria di una schiera di santi, di coloro, cioè, che hanno vissuto pienamente la carità, hanno saputo amare e seguire Cristo nella loro vita quotidiana. Essi ci dicono che è possibile per tutti percorrere questa strada”. “In ogni epoca della storia della Chiesa, ad ogni latitudine della geografia del mondo, i santi appartengono a tutte le età e ad ogni stato di vita, sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazione”, ha proseguito il Pontefice. “Devo dire anche per la mia fede personale molti santi, non tutti, sono vere stelle nel firmamento della storia. Per me non solo alcuni grandi santi che amo e conosco bene sono indicatori di strada – ha rivelato il Santo Padre –, ma anche i santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, che non saranno mai canonizzate, sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede”.
“Questa bontà alla quale sono maturati nella fede della Chiesa – ha sottolineato Benedetto XVI - è per me la più sicura apologia del cristianesimo e segno di dov'è la verità”. Nella comunione dei santi, “coltiviamo la ferma speranza di poter imitare il loro cammino e condividere un giorno” la “vita eterna”. “Come è grande, bella e semplice la vocazione cristiana vista in questa luce – ha esclamato il Papa -! Tutti siamo chiamati alla santità: è la misura stessa della vita cristiana”. Di qui l'invito “ad aprirsi all'azione dello Spirito Santo, che trasforma la nostra vita, per essere anche noi come tessere del grande mosaico di santità che Dio va creando nella storia, perché il volto di Cristo splenda nella pienezza del suo fulgore”. “Non abbiamo paura – ha concluso - di tendere verso l'alto, verso le altezze di Dio; non abbiamo paura che Dio ci chieda troppo, ma lasciamoci guidare in ogni azione quotidiana dalla sua Parola, anche se ci sentiamo poveri, inadeguati, peccatori: sarà Lui a trasformarci secondo il suo amore”.
“Un benvenuto in particolare ai membri dell'associazione Evangelizzo” è stato rivolto da Benedetto XVI, in francese, nei saluti in varie lingue dopo l'Udienza generale. “Diffondendo quotidianamente la Parola di Dio – ha aggiunto – offrite ai battezzati la possibilità di configurarsi a Cristo. Vi incoraggio in questa nobile missione”. In inglese, il Pontefice ha inviato il suo “cordiale saluto a tutti coloro che sono allo Xavier College di Melbourne (Australia) per la terza riunione nazionale della famiglia”. “Questo importante evento – ha affermato il Santo Padre – è un'occasione non solo per voi per testimoniare i legami di affetto all'interno delle singole famiglie, ma anche per approfondire il legame con la più ampia famiglia di Dio che è la Chiesa, in modo da diventare protagonisti di una nuova umanità, una rinnovata cultura di amore e unità, di vita e di stabilità, dando gloria a Dio, nostro Padre, in ogni momento”. In italiano ha rivolto un saluto particolare ai fedeli che ricordano il 150° anniversario di fondazione delle Suore mantellate, Serve di Maria di Pistoia, le religiose di diverse Congregazioni che partecipano al corso promosso dall'Usmi e le Pie Discepole del Divin Maestro riunite nel capitolo generale.
Sir

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