Vita Chiesa
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BENEDETTO XVI, UDIENZA: LA RESPONSABILITÀ DI MOSTRARE AL MONDO L'UNITÀ TRA I CRISTIANI

Parole chiave: benedetto xvi (2612), ecumenismo (362)

“Rendere visibile al mondo il dono dell'unità, che rende credibile la nostra fede”. E' questa, per il Papa, la “nostra responsabilità” di credenti, in cammino verso quella “piena unità” che è “la vita e la missione stessa della Chiesa nel mondo”. Una consegna impegnativa, quella affidata ai fedeli dal Papa durante l'udienza generale di oggi, interamente dedicata alla Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che si concluderà domenica prossima, 25 gennaio, festa della conversione di san Paolo. “L'unità è anzitutto un dono del Signore”, ha ricordato Benedetto XVI, secondo il quale – ha aggiunto fuori testo – “solo uscendo da noi verso Cristo, solo nella relazione con Lui possiamo divenire realmente uniti”. Di qui “l'urgenza di operare in tutti i modi possibili per giungere a questo obiettivo grande”, realizzando così l'auspicio del profeta Ezechiele, tema della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani di quest'anno: “Che formino una cosa sola nella tua mano”. Una “parabola dell'unità”, l'ha definita il Santo Padre, esortando a “lavorare e fare tutto il possibile perché si compia l'unità tra tutti i discepoli di Cristo,perché la nostra mano diventi strumento della mano unificante di Dio”. Il “futuro” del movimento ecumenico, “verso il traguardo della piena unità”, richiede per il pontefice “pazienza e perseveranza”.
“La ragione del movimento dell'unità è la fedeltà alla vocazione di Dio”, ha spiegato il Papa ricordando gli insegnamenti del Concilio: “Non c'è ecumenismo vero – ha aggiunto – senza l'interiore conversione, perché il desiderio dell'unità nasce e matura nel rinnovamento della mente, nell'abnegazione di se stessi e nel pieno esercizio della carità”. Di qui “l'esigenza imprescindibile di un autentico rinnovamento interiore in tutte le componenti del popolo di Dio”, e l'auspicio che la Settimana per l'unità sia “uno stimolo alla conversione sincera e all'ascolto sempre più docile della Parola di Dio, per una fede sempre più profonda”. La Settimana è anche, per il Papa, “occasione propizia per ringraziare il Signore per quanto ha fatto per riavvicinare i cristiani” e per “proseguire con salda convinzione e reale speranza a intrattenere relazioni fraterne e rispettose con tutte le tradizioni delle chiese cristiani di Oriente e di Occidente”. La Chiesa cattolica, ha sottolineato il Papa ripercorrendo il cammino ecumenico compiuto nell'anno appena trascorso, “si è sforzata di non venire meno all'impegno di compiere ogni sforzo tendente a ricomporre la piena unità”, registrando “segni di convergenza spirituale incoraggianti”, come i tre incontri del Papa con Bartolomeo I, e l'“evento straordinario” della partecipazione di quest'ultimo al Sinodo dei vescovi.
“Perché tra le chiese e le comunità ecclesiali continui il dialogo per la verità, indispensabile per dirimere le divergenze, e il dialogo nella carità, che condiziona il dialogo teologico e aiuta a vivere insieme per una testimonianza comune”. Con queste parole il Papa ha concludo l'udienza generale di oggi, tutta dedicata alla Settimana di preghiera per l'unità tra i cristiani. “Che si affretti il giorno della piena comunione tra i cristiani – l'auspicio di Benedetto XVI – quando tutti i discepoli celebreranno insieme l'Eucaristia, sacrificio divino per la vita e la salvezza del mondo”. “Coltivare un più attento ascolto della Parla di Dio e una più intensa preghiera per l'unità”, l'esortazione del Papa per la Settimana, affinché “prosegua, e se possibile si intensifichi, l'impegno e il dialogo ecumenico”. “Ogni comunità – ha ammonito il Papa – cresca nel bene dell'unità, grazie alle attività pastorali e alle assemblee di preghiera comune, che vanno facendosi sempre più numerose, soprattutto in questo periodo”.
“Nel contesto dell'Anno Paolino – ha detto nella parte finale dell'udienza il Pontefice - non possiamo non rifarci a quanto ha scritto san Paolo a proposito dell'unità della Chiesa”, in particolare nella lettera agli Efesini. “Facciamo nostro” quanto scritto da san Paolo - l'invito del Papa – che “ha speso la sua vita interamente unito al Signore e per l'unità del suo mistico corpo che è la Chiesa, rendendo col martirio una testimonianza di fedeltà e di amore per Cristo”. Benedetto XVI ha inoltre reso “grazie” al Signore “per tutti gli incontri che, l'anno scorso, mi ha donato di avere e per quelli durante i miei viaggi apostolici, per i gesti di fraternità, per il dialogo teologico che si è sviluppato”. Oltre agli incontri personali con Bartolomeo I, il Papa ha citato quelli con i due “katholikoi” della chiesa apostolica armena, Karekin II e Aram I, e poi ha aggiunto: “Ho condiviso il dolore del Patriarcato di Mosca per la dipartita dell'amato fratello in Cristo, sua Santità il patriarca Alessio II, e continuo ad essere in comunione di preghiera con i nostri fratelli che si preparano ad eleggere il nuovo patriarca. “Con i cristiani d'Occidente –ha detto il Papa – prosegue il confronto”, nella comune “testimonianza che i cristiani offrono in un mondo sempre più diviso e posto di fronte a tante sfide di carattere sociale, culturale, economico ed etico”.
Sir

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