Vita Chiesa
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BENEDETTO XVI, UDIENZA: LA SCELTA DI FONDO E' AMARE DIO

Parole chiave: benedetto xvi (2612)

Un invito ad “operare nella nostra vita la scelta di fondo,che dà senso e valore a tutte le altre scelte: amare Dio e, per amore suo, amare il nostro prossimo; solo così potremo incontrare la vera gioia, anticipo della beatitudine eterna”. A rivolgerlo ai fedeli è stato il Papa, durante la catechesi dell'udienza di oggi, interamente dedicata a Guglielmo di Saint-Thierry, biografo, “amico ed estimatore” di Bernardo di Chiaravalle, il “Dottore della dolcezza”, “grande protagonista” del secolo XII. “L'energia principale che muove l'animo umano è l'amore”, ha esclamato Benedetto XVI, per il quale “la natura umana, nella sua essenza più profonda, consiste nell'amare”. Ciò significa che “un solo compito è affidato a ogni essere umano: imparare a voler bene, ad amare, sinceramente, autenticamente, gratuitamente. Ma solo alla scuola di Dio questo compito viene assolto e l'uomo può raggiungere il fine per cui è stato creato”. “L'amore è una forza dell'anima – ha detto il Papa commentando il pensiero di Guglielmo - che la conduce come per un peso naturale al luogo e al fine che le è proprio”. “Diciamo anche noi al Signore che vogliamo vivere d'amore”, ha esortato il Santo Padre al termine della catechesi, citando una preghiera di santa Teresa di Gesù Bambino.
“Imparare ad amare – a proseguito il Papa - richiede un lungo e impegnativo cammino, che è articolato da Guglielmo in quattro tappe, corrispondenti alle età dell'uomo: l'infanzia, la giovinezza, la maturità e la vecchiaia”. In questo itinerario, “la persona deve imporsi un'ascesi efficace, un forte controllo di sé per eliminare ogni affetto disordinato, ogni cedimento all'egoismo, e unificare la propria vita in Dio, sorgente, mèta e forza dell'amore, fino a giungere al vertice della vita spirituale”, che Guglielmo definisce come “sapienza”. “A conclusione di questo itinerario ascetico – ha assicurato il Santo Padre - si sperimenta una grande serenità e dolcezza”, perché “tutte le facoltà dell'uomo - intelligenza, volontà, affetti - riposano in Dio, conosciuto e amato in Cristo”. Secondo Guglielmo di Saint-Thierry, questa “radicale vocazione all'amore per Dio” costituisce “il segreto di una vita riuscita e felice”, che lui descrive come “un desiderio incessante e crescente,ispirato da Dio stesso nel cuore dell'uomo”. In una delle sue meditazioni, ha ricordato il Papa, Guglielmo dice che “l'oggetto di questo amore è l'Amore con la A maiuscola, cioè Dio. È lui che si riversa nel cuore di chi ama, e lo rende atto a riceverlo. Questo slancio d'amore è il compimento dell'uomo”.
“Dio lo si conosce se lo si ama!”. Lo ha esclamato oggi il Papa in piazza S. Pietro, davanti a circa 10 mila fedeli. “Nella nostra vita”, ha sottolineato Benedetto XVI, “noi conosciamo realmente solo chi e ciò che amiamo”, e ciò “vale anzitutto nella conoscenza di Dio e dei suoi misteri, che superano la capacità di comprensione della nostra intelligenza”. Nel parlare dell'amore a Dio Guglielmo di Saint-Thierry attribuisce “una notevole importanza alla dimensione affettiva”. “Il nostro cuore – ha commentato il Santo Padre - è fatto di carne, e quando amiamo Dio, che è l'amore stesso”, in questa “relazione con il Signore” esprimiamo “anche i nostri umanissimi sentimenti, come la tenerezza, la sensibilità, la delicatezza”, visto che “il Signore stesso, facendosi uomo, ha voluto amarci con un cuore di carne”. Secondo Guglielmo, inoltre, “l'amore illumina l'intelligenza e permette di conoscere meglio e in modo profondo Dio e, in Dio, le persone e gli avvenimenti”. Questo perché “la conoscenza che procede dai sensi e dall'intelligenza riduce, ma non elimina, la distanza tra il soggetto e l'oggetto,tra l'io e il tu. L'amore invece produce attrazione e comunione, fino al punto che vi è una trasformazione e un'assimilazione tra il soggetto che ama e l'oggetto amato”. Una “reciprocità di affetto e di simpatia”, questa, che “permette una conoscenza molto più profonda di quella operata dalla sola ragione”.
“Si vive solo nell'amore e per amore”. Con queste parole il Papa ha attualizzato la figura di Guglielmo di Saint-Thierry, a partire dalla “sintesi” del suo pensiero contenuta nella “Epistola aurea”. In questo trattato Guglielmo propone un itinerario in tre tappe: occorre passare dall'uomo “animale” a quello “razionale”, per approdare a quello “spirituale”. “All'inizio – ha spiegato Benedetto XVI - una persona accetta la visione della vita ispirata dalla fede con un atto di obbedienza e di fiducia”. Poi, “con un processo di interiorizzazione” in cui “la ragione e la volontà giocano un grande ruolo”, la fede in Cristo “è accolta con profonda convinzione e si sperimenta un'armoniosa corrispondenza tra ciò che si crede e si spera e le aspirazioni più segrete dell'anima”. Si giunge così alla “perfezione della vita spirituale, quando le realtà della fede sono fonte di intima gioia e di comunione reale e appagante con Dio”. “La vocazione dell'uomo è diventare come Dio, che lo ha creato a sua immagine e somiglianza”, è uno dei capisaldi della “solida visione dell'uomo” di Guglielmo:a questa “perfezione”, che Guglielmo chiama “unità di spirito”, “si giunge – ha spiegato il Papa - non con lo sforzo personale, sia pure sincero e generoso, ma per l'azione dello Spirito Santo, che prende dimora nell'anima e purifica, assorbe e trasforma in carità ogni slancio e ogni desiderio d'amore presente nell'uomo”.
San Giovanni Maria Vianney, san Giuseppe Cafasso, san Leopoldo Mandic, san Pio da Pietrelcina. Sono alcune “figure straordinarie” di “apostoli del confessionali”, “instancabili dispensatori della misericordia divina”, ricordate oggi dal Papa al termine dell'udienza, durante il saluto rivolto ai fedeli italiani. Benedetto XVI ha ricordato che oggi ricorre il 25° anniversario di promulgazione dell'Esortazione apostolica “Reconciliatio et paenitentia”, che “richiamò l'attenzione sull'importanza del sacramento della penitenza nella vita dalla Chiesa”. “La loro testimonianza di fede e di carità –ha proseguito il Santo Padre – incoraggi voi, cari giovani, a fuggire il peccato e a progettare il vostro futuro come un generoso servizio a Dio e al prossimo. Aiuti voi, cari malati, a sperimentare nella sofferenza la misericordia di Cristo crocifisso. E solleciti voi, cari sposi novelli, a creare in famiglia un Clima costante di fede e di reciproca comprensione”. “L'esempio di questi Santi, assidui e fedeli ministri del perdono divino, sia infine per i sacerdoti –l'augurio papale – e per tutti i cristiani un invito a confidare sempre nella bontà di Dio,accostandosi e celebrando con fiducia il Sacramento della Riconciliazione”. Il Papa ha anche ringraziato la Federazione Italiana Panificatori e Pasticceri “per il generoso dono dei panettoni destinati alle opere di carità del Papa”.
Sir

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