Vita Chiesa

BENEDETTO XVI, UDIENZA: SAN FRANCESCO GIGANTE DELLA SANTITÀ

“Un autentico gigante della santità, che continua ad affascinare moltissime persone di ogni età e di ogni credo religioso”. Così il Papa ha definito san Francesco d’Assisi, al centro della catechesi dell’udienza generale di oggi. Ripercorrendo la biografia del santo, Benedetto XVI si è soffermato su una delle date fondamentali, il 1208, quando Francesco ”i sentì chiamato a vivere nella povertà e a dedicarsi alla predicazione” e nel 1209 si recò a Roma, “per sottoporre al Papa Innocenzo III il progetto di una nuova forma di vita cristiana”. “Ricevette un’accoglienza paterna da quel grande Pontefice, che intuì l’origine divina del movimento da lui suscitato”, ha ricordato il Papa, secondo cui “il poverello di Assisi aveva compreso che ogni carisma donato dallo Spirito Santo va posto a servizio del corpo mistico, che è la Chiesa”, e per questo “agì sempre in piena comunione con l’autorità ecclesiastica”. “Nella vita dei santi – ha commentato il Papa – non c’è contrasto tra carisma profetico e carisma di governo e, se qualche tensione viene a crearsi, essi sanno attendere con pazienza i tempi dello Spirito Santo”. “In un’epoca in cui era in atto uno scontro tra il cristianesimo e l’Islam, Francesco, armato solo della sua fede e della sua mitezza personale, percorse con efficacia le vie del dialogo”. Lo ha detto il Papa, citando – durante la catechesi dell’udienza generale di oggi – un episodio della vita di San Francesco, relativo al “singolare sviluppo dei primi frati minori, che andavano aprendo le loro missioni in diversi paesi dell’Europa, e persino in Marocco”, sostenuti dal successore di Innocenzo III, Onorio III. Nel 1219 Francesco ottenne il permesso di recarsi a parlare, in Egitto, con il sultano musulmano Melek-el-Kâmel, “per predicare anche lì il Vangelo di Gesù”. Secondo il Papa, san Francesco “è un modello al quale anche oggi dovrebbero ispirarsi i rapporti tra cristiani e musulmani: promuovere un dialogo nella verità, nel rispetto reciproco e nella mutua comprensione”, come recita il decreto conciliare “Nostra Aetate”. Sembra poi che nel 1220 Francesco abbia visitato la Terra Santa, ha aggiunto il Papa, “gettando così un seme, che avrebbe portato molto frutto: i suoi figli spirituali, infatti, fecero dei luoghi in cui visse Gesù un ambito privilegiato della loro missione”. Di qui la “gratitudine” di Benedetto XVI, che ha lodato i “grandi meriti della Custodia francescana di Terra Santa”.“La testimonianza di Francesco, che ha amato la povertà per seguire Cristo con dedizione e libertà totali, continua ad essere anche per noi un invito a coltivare la povertà interiore per crescere nella fiducia in Dio, unendo anche uno stile di vita sobrio e un distacco dai beni materiali”. E’ la raccomandazione rivolta dal Papa ai fedeli, durante la catechesi dell’udienza generale di oggi. Secondo Benedetto XVI, “i santi sono i migliori interpreti della Bibbia”, perché “incarnando nella loro vita la Parola di Dio, la rendono più che mai attraente”. In particolare, san Francesco “ha voluto dare un valore fondamentale alla povertà interiore ed esteriore, insegnandola anche ai suoi figli spirituali”. La prima beatitudine del Discorso della Montagna – Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli – ha trovato così “una luminosa realizzazione nella vita e nelle parole di san Francesco”, il cui “ideale” era “essere come Gesù”. San Francesco, inoltre, “mostrava sempre una grande deferenza verso i sacerdoti, e raccomandava di rispettarli sempre, anche nel caso in cui fossero personalmente poco degni”, poiché “hanno ricevuto il dono di consacrare l’Eucaristia”. Di qui l’invito del Papa ai sacerdoti: “la santità dell’Eucaristia ci chiede di essere puri, di vivere in modo coerente con il mistero che celebriamo”.“E’ sostenibile solo uno sviluppo che rispetti la creazione e che non danneggi l’ambiente”. A ribadirlo è stato il Papa, sulla scorta della “Caritas in veritate” e dell’insegnamento di san Francesco, in particolare quello contenuto nel Cantico delle creature, il cui “messaggio” resta “molto attuale”. “Dall’amore per Cristo nasce l’amore verso le persone e anche verso tutte le creature di Dio”, ha spietato Benedetto XVI soffermandosi sul “senso della fraternità universale” e sull’”amore per il creato”, tratti tipicamente francescani. Citando, poi, il suo recente Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace il Santo Padre ha sottolineato che “anche la costruzione di una pace solida è legata al rispetto dell’ambiente”. Francesco “ci ricorda che nella creazione si dispiega la sapienza e la benevolenza del Creatore”: per questo “la natura è da lui intesa proprio come un linguaggio che ci parla di Dio, e con il quale possiamo parlare di Dio”. In una parola, “Francesco è stato un grande santo e un uomo gioioso”, ha detto il Papa: “La sua semplicità, la sua umiltà, la sua fede, il suo amore per Cristo, la sua bontà verso ogni uomo e ogni donna l’hanno reso lieto in ogni situazione”. “Tra la santità e la gioia sussiste un intimo e indissolubile rapporto”, ha concluso il Papa, secondo il quale san Francesco ci insegna che “questo il segreto della vera felicità: diventare santi”.Sir