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Bartoletti: aperta a Lucca la causa di beatificazione

Gli scritti di mons. Enrico Bartoletti? Non saranno più studiati, e gli inediti non verranno mai pubblicati. Ormai questa era la convinzione comune. Troppo scomodo e faticoso ripercorrere gli anni del Concilio attraverso la vita di un vescovo come Bartoletti. Poi gli anni in cui fu Segretario Generale della Cei, sono gli anni del referendum sul divorzio, della crisi interna della Democrazia Cristiana. E invece la sorpresa è arrivata. Prima l'annuncio che nei prossimi anni tutti gli scritti di mons. Enrico Bartoletti verranno riuniti e pubblicati, poi la comunicazione dell'inizio della causa di beatificazione.
DI LORENZO MAFFEI

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Bartoletti: aperta a Lucca la causa di beatificazione

di Lorenzo Maffei

Gli scritti di mons. Enrico Bartoletti? Non saranno più studiati, e gli inediti non verranno mai pubblicati. Ormai questa era la convinzione comune. Troppo scomodo e faticoso ripercorrere gli anni del Concilio attraverso la storia pastorale ed umana di un vescovo come Bartoletti. Poi gli anni in cui fu Segretario Generale della Cei, sono gli anni del referendum sul divorzio, della crisi interna della Democrazia Cristiana. Anni difficili per il mondo cattolico italiano. L'inizio di un processo di canonizzazione rimaneva per alcuni una speranza, ormai divenuta retorica. E invece la sorpresa, dopo anni di attesa, è arrivata. Prima l'annuncio che nei prossimi anni tutti gli scritti di mons. Enrico Bartoletti (editi e inediti) verranno riuniti e pubblicati, poi la comunicazione dell'inizio della causa di beatificazione.

Domenica scorsa, 11 novembre, nella cattedrale di S. Martino a Lucca, dove riposano le spoglie di Enrico Bartoletti, si è svolta la sessione inaugurale del processo di canonizzazione (nella foto). Centinaia le persone presenti. Tra loro in prima fila il fratello Sandro e la sorella Maria Regina, e insieme a loro c'era il segretario personale del vescovo Bartoletti, mons. Pietro Gianneschi. Poi tanti amici: don Corso Guicciardini e don Carlo Zaccaro della Madonnina del Grappa di Firenze, Massimo Toschi, attuale assessore alla cooperazione internazionale della Regione Toscana. Ma c'era tanta gente comune, accorsa dalle parrocchie della diocesi di Lucca e non solo. Hanno partecipato alla cerimonia anche il vescovo di San Miniato mons. Fausto Tardelli, il vescovo di Pescia mons. Giovanni De Vivo, e mons. Bruno Tommasi arcivescovo emerito di Lucca. Era presente anche mons. Giuseppe Betori, attuale segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Durante i vespri l'apertura ufficiale del processo. Nell'intervento iniziale mons. Italo Castellani, arcivescovo di Lucca ha espresso «gratitudine ai numerosi vescovi, presbiteri e fedeli laici venuti oggi in questa Cattedrale. Mons. Bartoletti ha lasciato il segno nella nostra chiesa locale e in tutta la chiesa italiana, in un tempo di formidabili cambiamenti e suggestioni sull'onda di grazia del Concilio Vaticano II». Poi ha specificato alcuni elementi che, dopo l'assenso della Santa Sede lo hanno spinto a dare il via a questa canonizzazione «da parecchi anni le "virtù eroiche" del vescovo Enrico Bartoletti erano già segnalate da gruppi di fedeli o da singoli e all'unanimità l'ultimo Sinodo diocesano richiese di iniziare questa causa. Poi alla notizia del suo decesso nel 1976, vi è stato un grande accorrere di popolo: a Roma, a Firenze e a Lucca. Questo accorrere e partecipare di tanta gente, del popolo di Dio, ha significato che il vescovo Bartoletti aveva in qualche modo inciso nell'animo dei fedeli e dato un segno ed esempio ben comprensibile di fede e testimonianza evangelica». Dopo mons. Castellani è intervenuto don Marcello Brunini, vicario generale di Lucca, che ha ripercorso le tappe della vita di mons. Bartoletti dalla formazione, all'incarico di rettore del Seminario di Firenze per arrivare all'esperienza lucchese quando fu dal 1958 vescovo ausiliare, amministratore apostolico e infine vescovo titolare fino al 1973. Nel 1972 fu chiamato da Paolo VI a ricoprire l'incarico di Segretario Generale della Cei, che mantenne fino al 1976, anno della sua prematura scomparsa. Poi è intervenuto monsignor Giuseppe Betori, attuale segretario generale della Cei, che ha ricordato «l'amicizia di Bartoletti con gli intellettuali raccolti attorno alla rivista "Frontespizio", che vedevano tra le loro fila tra gli altri Giorgio La Pira, Giovanni Papini, Carlo Betocchi, Pietro Parigi» e poi ha sottolineato il ruolo di mons. Bartoletti «nella proposta delle linee pastorali su evangelizzazione e sacramenti e nell'organizzazione del primo Convegno Ecclesiale dedicato ai rapporti tra evangelizzazione e promozione umana» e conclude Betori «Bartoletti ha rappresentato la maturazione della fisionomia nazionale della Chiesa italiana». A seguire i giuramenti di rito del tribunale che raccoglierà le testimonianze e della commissione storica che lavorerà sugli scritti. La seconda sessione è stata convocata per il prossimo 14 dicembre.

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Giovangualberto Ceri 13/08/2011 00:00
LA STORIA DE ‘I DUE CANARINI DEL SINDACO DI FIRENZE PROFESSOR GIORGIO LA PIRA’.

La stampa li fece diventare famosi. Nella causa per la sua beatificazione non se ne parla. Glieli aveva dati però, a Lucca, un altro futuro santo: Monsignor Enrico Bartoletti. Perché?
Una delle molte volte che sono andato a trovare a Lucca, all’arcivescovado, Mons. Bartoletti, e cioè dopo il 1958, entrato nella sua stanza, che ha una finestra che guarda il dietro della Cattedrale di san Martino, lui mi fece notare di avere due canarini in gabbia: quasi mi volesse indicare un nostro simbolo autobiografico. Mi venne da rimanerne sorpreso è dissi, più o meno: “Ma come si fa a tenere degli uccellini in gabbia. Io non vorrei starci. Liberiamoli!!! Lui, della mia meraviglia, quasi se ne offese e mi rispose: “Se gli liberassi morirebbero, non saprebbero dove andare a dormire, e anche per procurarsi il cibo. Ma come puoi pensare che una persona come me, tanto amante della LIBERTÀ, possa, non so per quale motivo, tenere due animali prigionieri?” Capii che aveva respinto indignato l’osservazione al mittente, ma non si dimostrò adirato. Quando la volta dopo ritornai i due canarini però non c’erano più. Li aveva regalati al professor La Pira in quale credo li tenesse a Palazzo Vecchio. Anche i giornali ne parlarono.
La volta prima dell’incidente dei due canarini Mons. Bartoletti mi aveva fatto notare che io e Giorgio La Pira arrivavamo sempre senza prima avvertire, ed eravamo gli unici. Ma, per lui, disse che tutto ciò andava bene lo stesso, ovviamente trattandosi di noi. Anzi, riempiendomi di orgoglio trovò il modo di dirmi anche che, fra me e Giorgio La Pira, preferiva me, mentre fra me e Giuseppe Dossetti preferiva Dossetti. Dopo dettolo, notò che io ero rimasto male, che avevo fatto il broncio, e perciò aggiunse: “Questo lo penso io, ma non è detto che universalmente, oggettivamente, debba essere così.” E poi cambiò discorso.
Cosa ne fece il Sindaco La Pira, poi, dei due canarini? Dove andarono a finire? Forse una risposta potrebbero darcela il fratelli GIOVANNONI, O GIANNI, O GIORGIO, che, di La Pira, conoscevano tutti i particolari mentre io l’avevo visto sempre da lontano, o di sfuggita, anche perché non era effettivamente il mio tipo, né io il suo, pur essendomi io stesso rovinata l’esistenza per aver seguito la sua delibera. E si tratta della delibera dell’Amministrazione La Pira contro gli APPALTI del DAZIO, o Imposte di Consumo. E si tratta della Deliberazione Consiliare 5 ottobre 1964, n. 5555/710/C e del coraggiosissimo ricorso di La Pira, in data 16 Gennaio 1965, contro il Prefetto di Firenze che l’aveva bocciata, all’uopo ovviamente autorizzato con deliberazione d’urgenza della Giunta Comunale in data 15 Gennaio 1965, n.383. Gran parte di questa storia, che sta all’origine dell’approvazione in ITALIA dell’ IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) non appaltabile, al posto dell’ I.C.O. appaltabile, ovviamente il tutto per l’intervento del Bartoletti, è stata pubblicata sulla rivista ‘SOTTO IL VELAME’, dell’Associazione Studi Danteschi e Tradizionali, di Torino diretta da RENZO GUERCI ( Il leone Verde Edizioni – Torino, Settembre 2005, n. VI, pp. 147 – 163). Questo numero VI della rivista potrà ancor oggi essere ricevuto da tutti telefonando a Torino, a RENZO GURCI, al n. 011 22.64.721. Email: dantesca@tin.it. Sarebbe però interessante infine sapere anche chi, a Lucca, regalò i due canarini a Mons. Enrico Bartoletti, se, chi lo fece, è ancora vivo, o qualcuno ne sa qualcosa. Siamo di fronte a due futuri santi uniti anche dalla storia di questi due canarini in gabbia. F.to GIOVANGUALBERTO CERI 

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