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CCEE-KEK, COMUNICATO FINALE: FAMIGLIA E BAMBINI, PRIME VITTIME DI NORME MIGRATORIE INIQUE

Parole chiave: ue (389), ccee (166), kek (64), immigrati (728), famiglia (461), minori (110)

“E' l'istituzione familiare a soffrire maggiormente di alcune norme inique che regolano il fenomeno migratorio”. E' quanto si legge nel comunicato finale che il Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa e la conferenza delle Chiese europee hanno diffuso questa mattina al termine dell'incontro annuale del Comitato Congiunto Ccee-Kek che si è svolto ad Istanbul dal 7 al 11 marzo 2010 su invito del Patriarca Ecumenico, Sua Santità Bartolomeo I. Quest'anno i membri del Comitato congiunto – guidati dal card. Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest per il Ccee e dal Metropolita Emmanuel di Francia (Patriarcato Ecumenico) per la Kek, hanno deciso di prendere in esame il fenomeno della migrazione. “Spesso – denunciano le Chiese europee nel comunicato finale - il nucleo familiare è costretto a separarsi per la mancata possibilità del ricongiungimento familiare”. Preoccupa soprattutto il fatto che “prime vittime di simili politiche sono i bambini che crescono in un contesto sociale privo degli affetti e dell'educazione congiunta di un padre e di una madre perché affidati a nonni se non addirittura parenti lontani o vicini di casa. Questo genera gravi forme di depressione tra i membri della famiglia dove, in alcuni casi, si sono registrati anche suicidi”.
“L'Europa – si legge ancora nel comunicato - forse non ha ancora chiaramente afferrato la portata devastante di questo fenomeno per il suo futuro. Deve essere invece chiaro che le nostre società non possono fare a meno della famiglia e dell'unità famigliare non soltanto per il bene della persona ma dell'intera società”. Nel comunicato finale, Ccee e Kek tornano dopo tre giorni di lavoro e discussione a ribadire che “la giustizia e la carità sono le linee direttrici di tutto il comportamento dei cristiani” di fronte al fenomeno migratorio: “la legalità e la giustizia da una parte, il riconoscimento doveroso e assoluto della dignità umana di tutti, e la misericordia verso i più bisognosi dall'altra, dovrebbero formare un insieme organico”.
“In Europa si stanno diffondendo alcuni correnti di pensiero che feriscono la dignità della persona e che preoccupano le Chiese per il modello antropologico che veicolano piuttosto lontano dalla cultura della vita e il modello naturale della famiglia”. A denunciarlo sono i partecipanti all'incontro annuale del Comitato Congiunto Ccee-Kek che si è svolto ad Istanbul dal 7 al 11 marzo 2010. Dedicato al tema dell'immigrazione, i partecipanti sono stati informati anche sui temi di attualità presso le istituzioni europee e sulle attività degli organismi ecclesiali preposti al rapporto con l'Ue che sono per la parte cattolica la Comece e per la Kek la Commissione “Chiesa e Società”. Riguardo alle questioni europee, nel comunicato si legge: “Vi sono gravi interrogativi su pretesi valori che finora alcuni rappresentanti dell'UE, tramite la legislazione europea, hanno cercato di diffondere nei singoli paesi, specie nell'ambito dell'educazione, del ruolo della religione, della vita e della famiglia tradizionale e della stessa identità delle persone”. In particolare le Chiese manifestano preoccupazione per “il progetto di legge sulla non-discriminazione” che “può avere grave ripercussione nella vita e nelle attività di realtà ecclesiali”.
Sir

CCEE-KEK, COMUNICATO FINALE: FAMIGLIA E BAMBINI, PRIME VITTIME DI NORME MIGRATORIE INIQUE
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