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Card. Betori: vicini a chi ha perso il lavoro; no all’apertura natalizia dei negozi

Nell'omelia del giorno di Natale il card. Betori ha invitato alla speranza in questa situazione di ciri economica ma ha chiesto anche di preservare la sacralità del giorno di festa.

Parole chiave: consumismo (2), Natale (113)

Particolare attenzione e vicinanza a chi ha perso il lavoro, e un nuovo modello di sviluppo più attento alla persona: sono queste le richieste che il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, ha avanzato durante la Messa nella notte di Natale nella cattedrale di Santa Maria del Fiore. Betori ha parlato dell’annuncio di gioia legato al Natale: un annuncio di cui “sentiamo particolare bisogno in questi giorni, turbati dalle difficoltà economiche in cui si dibatte la nostra società; difficoltà che peseranno in modo doloroso sulle persone e le famiglie più fragili tra noi, in particolare su quelle per le quali la perdita del lavoro apre scenari di dura precarietà”. “Per costoro – ha proseguito il Cardinale - chiedo a ciascuno di noi, alle nostre comunità ecclesiali, alle realtà sociali e alle istituzioni pubbliche particolare attenzione e vicinanza. Chiedo una presenza concreta, che non faccia mancare il necessario e il segno della festa, ma chiedo anche l’impegno a ripensare un modello di sviluppo, oggi dominante, in cui la persona e il lavoro, che è parte integrante della sua dignità, non sono sufficientemente riconosciuti come il centro dell’attività economica e delle politiche che la devono sostenere”.

Betori ha anche parlato della “crisi della speranza, che ci rende impotenti di fronte alle nostre molteplici schiavitù”. Alle forme di oppressione di cui parla la Bibbia, ha proseguito, oggi “sono succedute forme più sottili ma non meno pesanti di sopraffazione. Si manifestano in un pensiero, ampiamente divulgato, dominato dai criteri di utilità e funzionalità, un pensiero che giunge a dubitare che ogni vita meriti di essere vissuta e che non se ne debba piuttosto invocare la fine quando non raggiunge più livelli di produzione e di consumi funzionali al sistema. È lo stesso pensare diffuso che crea modelli sociali sempre più escludenti, che penalizzano i più deboli: piccoli e anziani, poveri e malati, quanti restano marginali rispetto ai modelli del raggiungimento a ogni costo di ciò che piace e soddisfa”.  Betori ha anche citato le recenti parole del Papa sulla famiglia: “Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso”.

Nella Messa del giorno di Natale, Betori ha invece toccato il tema delle aperture dei negozi anche il 25 dicembre. “Meraviglia – ha affermato - come non ci si accorga che l’ulteriore libertà che avremmo così conquistato, quella di poter acquistare beni anche il 25 dicembre – non essendo a quanto pare sufficienti gli altri 364 giorni dell’anno –, questa conclamata libertà abbia come prezzo un peso imposto a qualcun altro: la libertà dell’altro offesa e impedita, donne e uomini privati di un tempo del tutto singolare da dedicare agli affetti familiari”.

L’Arcivescovo ha commentato l’enfasi con cui alcuni giornali hanno annunciato questa notizia:  “Dai titoli, tutti uguali – espressione di un pensiero omologato e omologante –, traspariva la soddisfazione per vedere alfine infranta l’intangibilità di questo giorno, finora tra i più sacri, ridotto a un qualsiasi giorno dell’anno”.  “Assistiamo – ha proseguito - all’ennesima variante della religione intesa come nemica delle possibilità dell’uomo, percepita come un sistema di proibizioni che impedirebbe la piena espressione di noi stessi, un ostacolo posto verso la realizzazione dei nostri desideri. Solo Dio, invece, può salvarci da noi stessi, svelando quella verità della comune radice di creature che ci fa riconoscere fratelli e spinge alla comunione e alla pace”.

“Il Natale – ha concluso - è invito a superare il miraggio di una impossibile autonomia e riconoscerci debitori della vita agli altri: a un Dio che ci ha creato, a una catena di generazioni che sono lo strumento della permanenza di questo dono di vita nel tempo. Accettarsi come dono e riconoscersi debitori della vita è al centro del mistero del Natale ed è ciò che impedisce di ridurci a cosa tra le cose, schiavi di meccanismi spersonalizzanti, pronti all’uso per i poteri di questo mondo, inclusi quelli economici”.

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